di Ivano Porfiri e Daniele Bovi
Da una parte il governo, dall’altra la Regione. Dopo la pausa agostana uno dei primi dossier sui tavoli di palazzo Donini sarà quello della realizzazione di un nuovo inceneritore in Umbria. Secondo quanto riportato martedì dal Fatto quotidiano, alla fine di luglio è stata spedita alle Regioni una prima bozza del decreto legislativo che attua una delle previsioni del cosiddetto Sblocca Italia, ovvero la realizzazione di dodici nuovi inceneritori in Italia, uno dei quali in Umbria. Il testo arriva un po’ in ritardo rispetto ai tempi previsti dallo Sblocca Italia ed è accompagnato da un invito a fare presto del ministro Galletti, che sottolinea «la necessità che su tale documento la Conferenza esprima il proprio parere nella prima seduta utile». Conferenza che è la Stato-Regioni la quale, secondo il calendario approvato nelle scorse ore, dovrebbe tornare a riunirsi a settembre.
No della Regione A complicare la partita con le Regioni il fatto che con il decreto si stabilisce la strategicità di questo tipo di impianti; il che comporta autorizzazioni più rapide e meno potere delle regioni. Al tavolo palazzo Donini arriverà con un no secco: «Quella di cui si parla – dice a Umbria24 l’assessore regionale all’Ambiente Fernanda Cecchini – è una bozza di proposta da parte del governo, che andrà in sede tecnica ai primi di settembre ma poi dovrà passare per la Conferenza Stato-Regioni. Lì noi faremo valere la nostra posizione, che è quella scritta nel Piano regionale dei rifiuti». Un Piano aggiornato nei mesi scorsi prevedendo il no all’inceneritore e la produzione di Css da bruciare fuori regione.
RACCOLTA DIFFERENZIATA, I DATI COMUNE PER COMUNE
Riduzione «Abbiamo gli argomenti – assicura Cecchini – per ribadire la nostra scelta ovvero di continuare nella riduzione della produzione di rifiuti. A tal proposito auspichiamo una norma nazionale per il contenimento degli imballaggi, che noi comunque cercheremo di ridurre incentivando i distributori di prodotti sfusi. Accanto a questo c’è l’aumento di una raccolta differenziata non fine a se stessa ma che recuperi e rimetta in circolo i materiali riciclabili. Infine, ciò che resta andrà in impianti per produrre Css». Ma l’idea del governo parrebbe delineare una sorta di nuovo centralismo decisionale sulla materia. «La Regione – sottolinea l’assessore – ha potere normativo sulla raccolta dei rifiuti urbani, non su quelli speciali. E infatti gli inceneritori di Terni rientrano in questo ambito. Qualsiasi cambiamento di linea su un argomento così delicato, perché tocca l’ambiente e la salute dei cittadini, deve passare attraverso il confronto e noi useremo tutte le nostre forze per ribadire una decisione già presa. L’Umbria, a differenza di altre regioni, ha ottenuto risultati importanti e li farà valere al tavolo con il governo, non faremo certo i passacarte».
Differenziata Quello dei rifiuti in Umbria resta un ambito tuttora frammentato e, in diversi casi, poco efficiente, come dimostrano i dati comunali sulla differenziata. «Paghiamo la frammentazione dei gestori, anche in seno ai singoli ambiti. È per questo – conclude Cecchini – che la strada intrapresa è quella dell’unico ambito e, possibilmente, dell’unico gestore. Si stanno facendo le gare per armonizzare almeno i diversi ambiti, speriamo di arrivare presto alla semplificazione necessaria».
Ricci e il Prc Un no secco all’ipotesi prospettata dal governo arriva anche dal centrodestra attraverso il portavoce Claudio Ricci: «Faremo – promette – una opposizione molto incisiva, in ogni sede e modo consentito. La nostra linea politica è quella compatibile con l’idea di Umbria verde, smart e che sviluppa la nuova economica della comunione fra persone e ambiente con più differenziata, meno produzione di rifiuti, più risparmio energetico, più energie rinnovabili puntuali, nuove tecnologie micro o non impattanti». «Ora – dice invece il segretario regionale del Prc Enrico Flamini – capiamo meglio il silenzio assordante della presidente Marini su questo tema durante la campagna elettorale. Dopo i tagli alla sanità, ai trasporti e agli Enti Locali, dopo la privazione di strutture strategiche come poste, banche, telecomunicazioni e uffici dello Stato, arriva pure l’indicazione di mettere in funzione un inceneritore».
