di Ivano Porfiri
«Buon giorno e buon Natale». Ha aperto così, nel modo più semplice, Papa Francesco il messaggio Urbi et Orbi nel giorno di Natale. Poi ha lanciato un forte grido di pace per la Siria, ma anche della Nigeria e di altre nazioni dilaniate da conflitti: «Signore, converti il cuore dei violenti perché ritornino nel bene e mettano fine ad ogni violenza». Il Pontefice ha anche auspicato che il processo di pace tra israeliani e palestinesi vada a buon fine.
Webdoc: Papa Francesco ad Assisi
Basta tratta di esseri umani Il Papa ha chiesto a Dio che vengano convertiti i cuori di di fa «tratta di esseri umani, perché si rendano conto della gravità di un crimine centro l’umanità». «Dona speranza e conforto – ha aggiunto – ai profughi e ai rifugiati, tragedie come quelle di quest’anno, con i numerosi morti a Lampedusa, non accadano mai più». Il Papa ha chiesto poi di «proteggere i bambini». «Signore guarda al nostro pianeta pieno della cupidigia e avidità degli uomini». «Non abbiamo paura – ha ripetuto più volte -che il nostro cuore si commuova davanti al bambino di Betlemme, le carezze di Dio non lasciano ferite»
Boccardo: «La crisi mina lo stare insieme» Accogliere il messaggio del Natale, cioè accogliere il Salvatore, salva l’umanità da tre tipi di tenebre: i peccati personali, le aberrazioni sociali, la perdita della speranza di un futuro eterno. Lo ha detto l’Arcivescovo di Spoleto Renato Boccardo nell’omelia natalizia: «Crisi occupazionale, crisi economica, corruzione diffusa, crisi politica – ha aggiunto -in cui si perdono il senso e le ragioni dello stare insieme, discordie, conflitti e guerre guastano la società e la disgregano, la rendono malata e sofferente».
Tre tenebre «Nella storia umana e nella nostra esperienza personale – ha affermato Boccardo – possiamo distinguere tre tipi di tenebre. Quelle, per esempio, costituite dai singoli crimini che oscurano e abbruttiscono l’umanità: violenze, rapine, furti, tradimenti, disonestà, infedeltà; esse offuscano l’anima di chi commette questi reati e sono le tenebre dei nostri peccati personali. In secondo luogo, ci sono tenebre che potremmo chiamare aberrazioni sociali, forme di disordine che guastano la società e la disgregano, la rendono malata e sofferente: crisi occupazionale, crisi economica, corruzione diffusa, crisi politica in cui si perdono il senso e le ragioni dello stare insieme, discordie, conflitti, guerre. Sono le frammentazioni e le lacerazioni del tessuto civile, che non sono dovute semplicemente all’uno o all’altro gesto criminoso, ma costituiscono l’indice di un malessere comune, di una patologia contagiosa, che intacca e distrugge il corpo di un popolo. Questi fenomeni terribili sono chiamati tenebre in quanto frutto di orientamenti sbagliati, di atti di non intelligenza, di non chiarezza, di errata comprensione del processo sociale e civile, del misconoscimento delle condizioni di autentico sviluppo di una comunità di persone; sono peccati della volontà e dell’intelligenza comune, conseguenze di aberrazioni collettive del sentire e di pigrizia diffusa morale e mentale».
La peggiore tenebra «Tuttavia – ha proseguito l’Arcivescovo -, peggiori di questi peccati sociali sono le tenebre costituite da una cultura, da una mentalità che, avendo perso il senso dei valori più alti, non trova più in sé neppure la forza per ri-orientarsi e per smascherare, per superare e contrastare le aberrazioni sociali. È la tenebra che riguarda i giudizi ultimi sulla vita e sulla morte, sul significato dell’esistenza umana, sul perché siamo sulla terra; è insomma la perdita della speranza di un futuro eterno, la tenebra più spessa e impenetrabile, di cui l’evangelista Giovanni dice: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”». A queste tenebre il Vangelo di Natale oppone l’accoglienza al Verbo di Dio: “A quanti l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”. La salvezza dalle tenebre viene dall’accoglienza del messaggio natalizio, dall’accoglienza del Salvatore che è nato per noi. «È da essa – ha detto ancora l’Arcivescovo – che siamo anzitutto illuminati e rinnovati nella percezione dei valori eterni, di quei beni perenni che fanno della vita umana un’esistenza degna, anzi un’esistenza da figli di Dio; sono i valori della fede e della speranza, i valori che ricostituiscono l’orizzonte di senso in cui collocare le vicende umane, anche le più disperanti e le più disgraziate, per avere la forza di uscirne con amore».
