di Iv. Por.
«Non c’è posto per Gesù nelle stanze del potere finanziario ed economico, perché la maggior parte di coloro che le occupano servono se stessi e non la gente, giocandosi i destini economici del mondo». Puntano il dito contro e guerre e gli egoismi di chi crea povertà i vescovi umbri per questo difficile Natale. Le parole sono dell’arcivescovo di Perigia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti. E il presule di Spoleto Norcia Renato Boccardo gli fa eco: «In questo periodo segnato dal rumore di combattimenti sempre rinascenti, dal crepitio delle armi, dal gemito dei prigionieri e di quanti sono senza lavoro, ammalati e soli, Gesù viene a ridare una speranza alle nostre disperazioni, offrire una luce alla nostra ricerca e un senso alle nostre sofferenze, a portare un conforto al nostro smarrimento».
L’egoismo della finanza Durante l’omelia della notte di Natale, Bassetti si è chiesto dove nascerebbe Gesù nel mondo di oggi. «Purtroppo – ha detto – non c’è posto per Lui nelle stanze del potere finanziario ed economico, perché la maggior parte di coloro che le occupano servono se stessi e non la gente, giocandosi i destini economici del mondo. Anziché ripartire i beni della terra con giustizia, c’è chi accaparra tutto e chi resta senza niente».
Armi e guerra Secondo Bassetti, «non c’è posto per Lui neppure in tante nostre case, o nel cuore di tante famiglie perché Dio resta un inquilino esigente per cui riceve continuamente avvisi di sfratto. Non c’è posto per Lui neppure dove si fabbricano le armi, dove si accendono uno dopo l’altro focolai di guerra, perché Lui è il principe della pace. Siamo rimasti inorriditi dinanzi a tutto quel sangue provocato dall’ultima strage compiuta in Siria, che ha colpito della povera gente intenta ad acquistare il pane in un forno».
Tra i poveri e i senza lavoro Se tornasse Gesù, per l’arcivescovo nascerebbe, invece, «nella piccola stanza o nel grande ospedale, dove c’è un ammalato che soffre, nelle carceri, che appaiono abbandonate a se stesse; continuerai a nascere negli spazi di solitudine di tanti anziani, abbandonati in nome di una libertà povera d’amore; nascerai tra le file di tutti coloro che hanno perso il lavoro, il cui numero ogni giorno si moltiplica; nascerai nelle carovane di tanti nostri ragazzi sfasciati e distrutti dalla droga; nascerai tra quelli e sono una moltitudine immensa, che non contano niente e stanno sempre all’ultimo posto nella società; nascerai dove c’è disponibilità ad accorgersi e a sentirsi una sola cosa con i fratelli; nascerai in una coppia di sposi disposti ad accogliere la vita nascente, che sanno essere pienezza l’uno per l’altro; nascerai in tutti coloro che hanno il coraggio di restare onesti, con le mani pulite, rinunciando ai facili guadagni disonesti; nascerai nella casa di chi sa essere pacifico e misericordioso, pur camminando in mezzo a prepotenti; nascerai tra tutti coloro che sono disponibili a costruire la pace; nascerai tra quei giovani e sono ancora tanti, che non si vendono all’astuzia, alla sporcizia, al disimpegno e alle mode effimere ed illusorie; nascerai tra coloro che fanno dell’amore, non il gioco del sabato sera, ma la sostanza della propria vita».
La verità Monsignor Boccardo, nella cattedrale di Spoleto e nell’Hospice ha sottolineato invece che «il primo dono del Natale, dunque, è la verità, oggi ridotta alla semplice sincerità: ciò che è vero per sé è percepito come vero in sé. Ed ecco allora che scetticismo, nichilismo, esistenzialismo, relativismo diventano altrettante “religioni”». «Il Natale, invece, – ha affermato mons. Boccardo – ci dice che la verità è Dio stesso che illumina, conduce e governa il mondo. Solo il creatore dell’uomo può dire all’uomo tutta la verità circa la sua vita».
La libertà e l’amore Il secondo dono del Natale è la libertà. Si è chiesto il Presule: «A che cosa serve vivere, se poi bisogna morire? A cosa serve essere liberati da una folla di alienazioni, se è per rimanere, nel più profondo di noi stessi, prigionieri del nostro mondo, del nostro peccato? A cosa serve essere autonomi, realizzati, ricchi, ammirati, se poi rimaniamo schiavi di noi stessi o alla mercé di un rovesciamento di carriera o di un problema di salute?». Il terzo dono del Natale, infine, è l’amore. «Davanti alla tenerezza manifestata dall’Onnipotente che si fa “piccolo bambino” – ha concluso il vescovo – come non sentirci chiamati ad amarlo e a lasciarci amare? Un desiderio immenso di comunione discende dal cielo e coinvolge tutta la terra: Dio è nell’uomo e l’uomo abita in Dio».
