Anastasia Clafferty con Giuseppe Fortunati

di Sebastiano Pasero

Secondo piano dell’ascensore del Suffragio. E poi diritto fino a Piazza a Garibaldi. Poi la strada la trovi da te. Porta all’isola che c’è. L’utopia, il mondo fantastico, che si concretizza. Per quasi trecento persone di lingua inglese la realtà sempre desiderata è Narni e i suoi dintorni. Influenzati dai racconti delle Cronache di Narnia di C.S. Lewis, attratti dal verde che circonda il centro abitato ricco di storia, architettura, pittura, hanno lasciato l’Inghilterra, l’Irlanda, gli Stati Uniti, il Canada, ma c’è anche chi viene dalla Danimarca, e si sono trasferiti a Narni. Qui vivono, con le loro famiglie, qui sono contenti di vivere, di quella contentezza di chi sa di aver inseguito e soprattutto raggiunto il sogno di una vita. Trecento persone richiamate dal senso di ospitalità, dal mercatino settimanale con i prodotti delle campagne limitrofe, dal pane caldo di forno, dal prosciutto tagliato a mano. Cose che a Londra, Dublino, New York, sono rarissime, che fanno parte più che dei racconti dei nonni dei racconti fantastici.

Chi sono I trecento sono liberi professionisti, pendolari con Roma, sono laureati, creativi, sono agricoltori. Sono persone che non si sono rinchiuse nel loro mondo: vivono Narni, hanno amici italiani, sono desiderosi di essere parte integrante della comunità.

Appuntamenti fissi Non sono dichiarazioni di intenti, non hanno portato solo sentimenti e passione. Hanno portato metodo: si incontrano l’ultimo mercoledì del mese per bere tutti insieme il ciliegiolo; il 2° martedì del mese mangiano, di nuovo tutti insieme, in trattoria; il mercoledì, di ogni settimana, vanno al cinema a vedere film in lingua originale. Incontri tutti rigorosamente aperti a tutti coloro che vogliono partecipare. Pochissime regole: si mangia e beve umbro, si utilizza l‘inglese per parlare di arte, storia, poesia, nuove tecnologie. E non sono pochi gli italiani che partecipano per esercitare il loro inglese e per capire come funziona il Mondo nel resto d’Europa. I trecento hanno portato investimenti: hanno acquistato e ristrutturato casali o case nel centro storico, hanno impiantato orti biologici e pannelli solari.

Dall’Irlanda a Narni Anastasia Clafferty ha 50 anni, un marito e un figlio di 9, ha lasciato l’Irlanda per trovare la sua terra ideale: «Sono passata per Narni, in vespa, durante il viaggio di nozze, sono rimasta estasiata. Ci sono tornata a vivere anni dopo». I suoi perché sono una miscela di passione e razionalità: «Narni è bellissima, magica, carica di opere d’arte, a Narni è stato possibile acquistare un casale a prezzi contenuti, a un’ora di treno da Roma e dall’aeroporto». Mentre parla sulle panchine del belvedere che dà sul Nera, indica il castello di Tiburzi, a pochissima distanza dalla sua abitazione. Anastasia è una grafica che viaggia per tutto il Mondo ma ha trovato il tempo per diventare il punto di riferimento per i suoi connazionali. A Narni sono attive tre associazioni che raccolgono gli expatriates, come si chiamano tra di loro. Espatriati volontari, arrivati a Narni, seguendo le proprie favole, ma anche la catena dell’amicizia: «Ogni anno c’è un amico, un parente, che ti viene a trovare e che magari si innamora di Narni. Ogni anno ci sono nuovi arrivi».

Aperitivo in English Il gruppo Aperitivo in English, fondato dall’irlandese Paul Staunton e dalla newyorkese Emma Parkins, si incontra, sotto la regia di Anastasia, alla Bottega del Giullare di Rodolfo per l’Apertivo in English. Poi ci sono gli Ex-Pats Umbria e Lazio, organizzati da Hermelyn Meinardi, Stefania Pace Shanklin, Elia Fallgreen. Loro non si fermano all’aperitivo, il pranzo alla trattoria da Sara, lunga la Flaminia del Gran Tour, è qualcosa di più robusto. Solo popcorn invece per Original Language Movies Narni, nato grazie alla disponibilità di Ruggero Ruggeri, il gestore del cinema Mario Monacelli di Narni, che sta cercando di coinvolgere anche gli studenti italiani.

Poche critiche In questi gruppi tante storie, alcune che possono anche sembrare stravaganti, ma che trovano la spiegazione nella ricerca di un mondo che per tanti umbri è pane quotidiano ma che per questi viaggiatori è qualcosa di unico: c’è la coppia di danesi che ha comprato casa a Narni tramite un sito online, c’è il musicista di successo, c’è l’artista ancora alla ricerca di un proprio percorso, il pensionato che è desideroso di tepore. E’ quasi impossibile tirare fuori dalle loro bocche una critica, un problema: «La connessione internet – dice Anastasia Clafferty – ora è migliorata molto, prima era uno ostacolo, ora consente di lavorare tranquillamente. I collegamenti? Tra una corsa di autobus in più e la fibra veloce, preferisco la seconda. I servizi ci sono. La scuola è soddisfacente. Un collegamento diretto tra l’aeroporto di Perugia e l’Irlanda mi avrebbe fatto comodo, ma non si può avere tutto». Positivi, ottimisti, desiderosi di fare.

Attività ad hoc I punti di riferimento degli expatriates non sono solo loro connazionali. Giuseppe Fortunati, narnese, 67 anni, ingegnere in pensione, è parte integrante di questi gruppi di lingua inglese. Lui l’inglese lo conosce bene in quanto la sua vita lavorativa è stata costituita da una serie di progetti internazionale, ma è mosso dal piacere di far conoscere Narni: «Organizziamo escursioni, visite alle cantine o ai frantoi, ma anche una semplice passeggiata nel centro storico, il soffermarsi su una pietra con incisa una data romana o un simbolo religioso per loro è qualcosa di meraviglioso e anche noi che ci siamo cresciuti ora capiamo meglio l’importanza di certe cose».

Voglia di cultura Gli inglesi, gli americani, i canadesi, non sono solo un viaggio continuo nel pittoresco. Sono molto di più: «Sono persone di cultura molto elevata, che vengono da contesti avanzati, dall’Europa più innovativa, hanno molto da dire sulle tematiche dell’ambiente, delle tecnologie, dell’organizzazione sociale. Hanno un grande senso civico. Sono tutti elementi che a noi potrebbero fare comodo. L’interscambio c’è e funziona, ma finora è stata lasciato esclusivamente allo spontaneismo, ci dovrebbe essere una azione istituzionale. Ad iniziare dall’università presente a Narni, potrebbe essere molto interessante e produttivo». Riprendendo l’ascensore del Suffragio, in effetti, la Narni degli expatriates e dei narnesi desiderosi di costruire un’Umbria migliore sembra davvero fantastica.

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