Don Alessandro, parroco di Acquasparta

di Chia.Fa.

«Chi era Giovanni Irrera? Non era nessuno e come tale è morto. Quando è morto? Non lo sappiamo». Inizia così la lettera di don Alessandro Rossi, il parroco di Acquasparta, che di fronte a una vittima della solitudine e dell’indifferenza, morta a due passi dalla sua sagrestia e pure dal municipio, ha preso carta e penna per chiedere scusa a Giovanni a nome di tutta la comunità, che oggi gli ha intitolato la Caritas parrocchiale.

Muore da solo e lo trovano dopo un mese Giovanni si era trasferito da meno di un anno ad Acquasparta, era sempre in cerca di un lavoretto e viveva con appena 300 euro mensili di pensione, tanto che spesso è stato costretto a bussare proprio alla porta di quella Caritas che oggi porta il suo nome: «Andava su e giù per il corso – scrive don Alessandro – con quel suo giacchettone di pile e il berretto di lana, la barba non curata, il passo stanco e lo sguardo di chi non ha grandi motivi per vivere. Aveva detto che si sarebbe trasferito altrove per cercare un lavoretto che gli permettesse di arrotondare e i pochi che lo conoscevano pensavano che effettivamente si fosse trasferito».

«Giovanni scusaci». E gli intitola la Caritas Ma Giovanni in realtà era morto in casa propria, secondo don Alessandro il giorno di Natale, ma nessuno può dirlo con precisione, mentre è certo che il suo corpo senza vita è stato trovato soltanto il 26 gennaio: «Nessuno si è preoccupato di lui. Era in vita solo per il fatto di essere nato. La sua storia muore con lui». Anche perché nessuno altro sembra conoscerla, almeno ad Acquasparta «ma per quanto pessima possa essere stata la sua vita – avverte il parroco – non meritava una morte così, lui come nessun altro uomo: nessuno gli era vicino quando si è sentito male, nessuno ha pianto per lui, nessuno ha pregato». Per questo don Alessandro «chiede perdono a Giovanni a nome di tutti, di quelli che non lo hanno mai salutato o che hanno pensato male di lui, ma anche a nome di chi non gli ha dato opportunità. Vorrei che la comunità conoscesse la sua non storia e vorrei che tutti fossimo più attenti al nostro prossimo».

@chilodice

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