Il sindaco dj per una sera al Caffè Morlacchi

di Ivano Porfiri

«Stavolta hanno davvero passato il segno!!!! di questo passo chiuderanno tutti i locali del centro… forse lo vogliono lasciare agli spacciatori???». Lo dice Fabio, uno dei tanti clienti solidali, sulla pagina Facebook del Caffè Morlacchi, all’annuncio della protesta programmata per mercoledì alle 19 davanti allo storico locale della Perugia universitaria. Protesta poi rimandata a lunedì 14.

Uno sgarbo insopportabile Il tam tam cresce, soprattutto sulla rete, ora dopo ora, andando anche oltre le attese e spaventando i titolari del troppo clamore che si rischia di suscitare. E infatti alla fine la protesta viene rimandata. Ma stavolta, davvero, qualcosa pare essersi rotto tra l’Amministrazione di Perugia e quei ragazzi e ragazze che la città vogliono viverla, non solo calpestarla tra casa e il posto di lavoro, tra casa e la facoltà. Chiudere il Caffè Morlacchi per cinque giorni, dunque, a molti è sembrato uno sgarbo insopportabile.

I fatti Ma cosa è successo? Lo spiega Stefano Giaffreda, uno dei cinque soci del locale. «Il nostro locale nel tempo ha accumulato alcune “ammonizioni”. Sì, insomma, sono accaduti piccoli episodi che il Comune individua come violazioni di norme. Ad esempio due palme davanti al locale sono state segnalate come occupazione abusiva di suolo pubblico, oppure è stato sforato l’orario durante l’Umbria Jazz». L’ultimo di questi episodi risale ad ottobre: alcune persone ballavano nel locale che, non essendo una discoteca autorizzata, ha violato così un regio decreto degli anni ’30. Ballo proibito. Come Footloose.

Caciara in piazza «In verità – spiega Stefano – diverse lamentele ci sono giunte per il fatto che i nostri clienti alzano la voce fuori dal locale, ma cosa possiamo farci in estate se la gente vuole stare fuori oltre che chiedere di abbassare i toni?». Il gestore sottolinea come il Morlacchi non sia un locale notturno. «Chiudiamo tutti i giorni alle 23, tranne nel weekend quando ci spingiamo a mezzanotte».

Trattativa, poi doccia fredda Comunque, riconosciute le violazioni, i titolari vengono convocati dagli uffici dell’assessorato al Commercio del Comune e si presentano con tanto di avvocato. «Stavamo raggiungendo un accordo – spiega Stefano – avremmo chiuso uno o due giorni, poi all’improvviso è giunta come una doccia fredda l’ordinanza di chiusura per cinque giorni, una mazzata che ci mette in ginocchio». In effetti il Morlacchi è chiuso da domenica scorsa e lo resterà fino a giovedì 10 febbraio poiché tutti i ricorsi presentati sono andati a vuoto. «Siamo cinque soci e abbiamo sei dipendenti con sei figli in tutto – afferma Stefano – questa decisione ci pone dubbi sul nostro futuro».

Stavolta non sto zitto Da qui è nata spontaneamente l’idea di una protesta eclatante ma simbolica. Un annuncio su Facebook recitava: «Questa volta non sto zitto! Appuntamento mercoledì alle 19 nella “nostra” piazza Morlacchi!». Come spiega Giuffrida, «volevamo mettere in scena una protesta incatenandoci davanti al locale per far vedere all’Amministrazione l’ingiustizia che ci viene fatta». Poi però il tam tam cresce. «Dico la verità: non ci aspettavamo tante adesioni. Per questo siamo andati in questura ad annunciare il nostro intento pacifico, perché il nostro vuole essere un gesto simbolico, non una rivoluzione». Ebbene, la manifestazione non autorizzata potrebbe creare problemi anziché risolverne. «Stiamo riflettendo – dice Stefano – cercheremo di trovare una soluzione che non crei danno a nessuno». E infatti alla fine si decide di rimandare tutto. Anche questo annuncio viene da Facebook.

Politici vs burocrati Tra gli attestati di solidarietà, non sono mancati quelli di politici. «Chi ama Perugia, quella che si diverte in modo sano vuole bene al Morlacchi che è un po’ un simbolo. Anche dal Comune c’è chi sta con noi solo che i direttori hanno una loro autonomia perfino rispetto alla giunta». Poco tempo fa lo stesso sindaco Boccali era stato dj per una sera al Caffè Morlacchi. «Stavolta la battaglia è di principio – conclude Stefano – devono dirci una volta per tutte se vogliono che il centro di Perugia resti una realtà viva o che muoia per sempre, restando in mano solo a borghesi snob e spacciatori».

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