di M.T.

Protesta destinata a essere ricordata, quella andata in scena alla sala dei Notari, mercoledì sera, durante una iniziativa organizzata da Encuentro. Fuoco dell’appuntamento i mondiali del 78 in Argentina, quel calcio. Ma anche quel paese, quella dittatura militare. Quei collegamenti tra il regime e la Massoneria. Anche quella italiana.

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Due finali in quel 25 giugno. Una, in campo che vide l’Argentina di Passarella, Ardiles e Kempes contro l’Olanda di Krol, Neeskens e Rensenbrink. L’altra, sugli spalti, celebrazione in mondovisione della dittatura del generale Jorge Videla e dei suoi complici, Leopoldo Galtieri, Eduardo Massera e Ramon Agosti. Quel giorno, seduto qualche fila più in alto, a pochi metri dal dittatore, al Monumental c’era anche Licio Gelli, capo della P2. Qualche centinaio di metri più in là, nei centri di tortura del regime, le urla strazianti dei prigionieri per qualche ora vennero coperte dai festeggiamenti del trionfo dell’Albiceleste. Così è stato presentato l’appuntamento dagli organizzatori. Così sarà stato presentato anche ai due giocatori che invece sono apparsi sorpresi dal tema della serata.

Ardiles e Villa, due protagonisti di quella nazionale, invitati a Perugia, dopo poche battute dall’inizio del dibattito, hanno lasciato clamorosamente la sala. «Sono venuto qui esclusivamente per parlare di calcio e non di politica», ha detto l’ex centrocampista dell’Argentina, che evidentemente voleva soltanto ricordare le imprese sportive, magari soffermandosi non soltanto sul valore della formazione bianco celeste, ma anche di quella azzurra, che aveva lanciato giovani che quattro anni dopo avrebbero vinto il mondiale, Paolo Rossi, Antonio Cabrini e Marco Tardelli.

Giovanni Dozzini, organizzatore dell’appuntamento che parla lo spagnolo, ha provato a fermare i due ex calciatori, ma non c’è stato nulla da fare. Brusio nella sala dei Notari, affollatissima, e il dibattito è proseguito con gli altri protagonisti, Walter Sabatini, da sempre impegnato ad affrontare i problemi socio culturali di un paese (era legatissimo a Paol Sollier con il quale giocò nel Perugia della prima promozione in serie A, Solier che è stato un simbolo della protesta sociale, attraverso il calcio, lui che era un esponente di Lotta Continua), con Luciano Spalletti e con Matteo Marani.

Proprio quest’ultimo, giornalista di Sky, esperienze anche nella carta stampata, a dirigere il Guerin sportivo, ha innescato la protesta dei due argentini. Marani infatti, conoscitore di storia, ha nell’introduzione, raccontato che «Licio Gelli frequentava i rappresentanti del Governo argentino ed era presente ai mondiali del 1978». Marani ha sostenuto la tesi di un grande rapporto tra la Massoneria italiana, o meglio di quella Massoneria rappresentata dal Gran maestro Licio Gelli, e il regime argentino. A quel punto è scattata la protesta con Ardiles che ha sollecitato anche l’ex ompagno di squadra Villa ad abbandonare la Sala dei Notari.

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