Continua la disputa tra il Comune di Narni e la società agricola Le Mole srl in merito all’utilizzo e la proprietà di alcune particelle dell’area naturalista de Le Mole di Narni. Il sito, situato nel parco delle Gole del Nera, è diventato famoso negli ultimi anni per le sue acque cristalline e la sua natura incontaminata. A farsi carico della polemica – nata a fine del 2025 – è l’opposizione, nello specifico Sergio Bruschini, Rebecca Poggiani, Barbara Chiaramonti, Gianni Daniele e Cecilia Cari. Giovedì mattina, proprio Bruschini, ha illustrato un’interrogazione in consiglio comunale: «Vogliamo che rimanga di pubblico interesse quelle che saranno le vicende che contraddistingueranno questa realtà. Riteniamo che questo contenzioso dovrà svolgersi attraverso un confronto e una posizione condivisa, dove possono trovare risposte sia il pubblico che il privato».
Visto l’avvicinarsi della stagione estiva, l’opposizione in consiglio comunale ha chiesto aggiornamenti sulla vicenda. Bruschini specifica come «vista l’importanza e la redditività dell’attività», l’opposizione ritiene necessario «conoscere le intenzioni dell’amministrazione che ha in mano la gestione esecutiva de Le Mole». La scorsa estate, la giunta aveva affidato in via sperimentale la gestione del bene a una cooperativa di comunità, la quale aveva prodotto risultati positivi. In linea con questa scelta, il sindaco Lucarelli, nel corso del consiglio comunale, ha affermato che fino al totale completamento dei lavori dell’Enel – eliminazione del pericolo di fuoriuscita d’acqua dalla centrale idroelettrica di Nera Montoro -, l’amministrazione «non è disponibile a compromessi o a ipotizzare tempistiche di apertura del sito. Nelle prossime settimane – ha aggiunto – valuteremo soluzioni per garantire una continuità del servizio per la gestione estiva, anche in forma transitoria». «L’amministrazione – continua Lucarelli – procederà a predisporre una procedura pubblica, trasparente e comparativa per l’affidamento dell’intero borgo di Stifone», aggiungendo che si valuterà se optare per una gara pubblica oppure per una coprogettazione.
In merito al contenzioso con la famiglia Caponi, il sindaco Lucarelli ha riaffermato che il contenzioso riguarda alcune porzioni di area prossime alla pedana e all’accesso, sulle quali la proprietà privata ha avanzato pretese di uso esclusivo. «Tali pretese – ha spiegato – non possono essere valutate solo sulla base del dato catastale» poiché gli approfondimenti giuridici evidenziano che «l’area interessata si colloca in prossimità del piede e all’interno dell’argine del fiume Nera, intersecando la fascia di rispetto demaniale del corso d’acqua». Su quella porzione, ha aggiunto, operano norme che impediscono «pretese di uso esclusivo, in quanto incompatibili con il deflusso dell’acqua e con la presenza di titoli pubblici», spiegando che si tratta di una questione legata al regime giuridico del sito. Infine, Lucarelli ha sottolineato che l’amministrazione non intende proseguire su posizioni che possano compromettere l’interesse pubblico, bensì «procederà a una formale costituzione di una servitù attiva, così da consolidare la posizione dell’ente, eliminando ogni margine di incertezza sulla fruizione pubblica dell’opera».
La società Le Mole srl, in rappresentanza della famiglia Caponi – tramite un comunicato stampa -, esprime rammarico per la decisione del Comune «a non voler collaborare con la proprietà al fine di individuare una gestione condivisa del sito». Critica anche l’assenza di motivazione da parte dell’amministrazione, contestando l’atto del 4 dicembre 2013, sottoscritto da Alvaro Caponi insieme al Comune – al quale Lucarelli fa riferimento – sostenendo che il documento «presenta evidenti criticità sotto il profilo amministrativo e legale», aggiungendo che «l’intero impianto argomentativo del Comune si fonda su un atto che non presenta i requisiti minimi di regolarità amministrativa e, in più, risulta incompleto». Nella nota si sottolinea anche che «le autorizzazioni riguardano esclusivamente una porzione specifica della proprietà», ed eventuali varianti progettuali sarebbero dovute «essere concordate con il proprietario, cosa che non è mai avvenuta». Infine, un riferimento al «solarium» che, secondo la società, il sindaco attribuirebbe alla passerella quando invece sarebbe vietato l’accesso: «La targa installata definisce con chiarezza la natura e la funzione dell’opera, escludendo qualsiasi utilizzo pubblico legato alla balneazione. Tale struttura non può essere utilizzata per finalità pubbliche».
