Sono passati tre anni dalla sera in cui Meredith Kercher venne uccisa con tre coltellate alla gola nella stanza che aveva preso in affitto per passare il suo periodo da studentessa Erasmus a Perugia. La famiglia della 21enne inglese,l’ha ricordata in maniera privata con una celebrazione religiosa. La famiglia Kercher aveva ricevuto degli inviti da alcuni programmi televisivi italiani per ricordare insieme a loro questo terzo anniversario, ma Arline e John hanno declinato l’invito. Hanno commemorato la loro Mez con la riservata dignita’ che li ha contraddistinti sin dal primo momento. “Senza nessuna ridondanza”, ha sottolineato il loro legale Francesco Maresca.
Libri e film L’avvocato fiorentino che ha rappresentato i Kercher come parte civile nel processo di primo grado ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ha riferito di aver parlato recentemente con i genitori di Meredith Kercher e di aver raccolto le loro impressioni su quanto sta accadendo ultimamente, soprattutto intorno alla figura di Amanda Knox: “Il libro del parlamentare, il film americano, il film inglese, in generale – ha dichiarato Maresca – sono tutte iniziative che lasciano interdetti. Il processo è in pieno corso e tra poco inizierà quello d’appello che è tutto da definire”. Sembra che il film per la tv americana, le cui riprese sono iniziate recentemente a Poggio Nativo, Rieti, avrà un taglio pro-Amanda, mentre il film inglese annunciato dall’attore Colin Firth sarebbe più “neutrale”, per dirla con l’avvocato dei Kercher.
“Nessuno racconta vittima” Secondo la famiglia di Meredith comunque “è tutto troppo incentrato sulla Knox. Si fa di un’assassina la protagonista di un film. Nessuno ha mai pensato invece ad un film o ad un documentario che possa mettere in luce la purtroppo vera protagonista della vicenda. Nessuno ha pensato a raccontare la vittima, la sua vita, la sua famiglia, i suoi interessi”. Del libro “Io vengo con te – Colloqui in carcere con Amanda Knox” del parlamentare Pdl Rocco Girlanda, totalmente incentrato su Amanda, i Kercher e il loro legali si dicono “perplessi sull’opportunità di scrivere un libro del genere sui colloqui intrattenuti in carcere con un detenuto” e rincarano la dose affermando che il messaggio che sembra si vuol far passare, è “come è possibile che una ragazza del genere possa aver fatto una cosa così grave? Non sembra proprio”. In questo modo “non si rispettano i giudici italiani, e , alla fine, un’assassina diventa eroina quando c’è il processo ancora in corso”.
A processo per calunnia Amanda Knox dal canto suo, è “molto preoccupata per i suoi appuntamenti giudiziari”, sostiene Luciano Ghirga, il penalista perugino che la difende. Già perché Amanda, è stata rinviata a giudizio per calunnia dal gup Claudia Matteini e il 24 novembre prossimo comparirà davanti alla Corte d’assise d’Appello di Perugia a cui chiede di ribaltare la sentenza di condanna inflittale in primo grado. Il rinvio a giudizio per calunnia ha amareggiato non poco Amanda che è apparsa dimagrita e preoccupata. Secondo i pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi, la Knox avrebbe calunniato degli agenti della questura di Perugia per aver riferito, durante il suo esame nel processo di primo grado, che la notte trascorsa in questura in cui poi è stata arrestata, era stata “maltrattata”, “picchiata” (le sarebbero state date delle botte in testa per esortarla a parlare) e costretta dagli agenti ad incolpare dell’omicidio Patrick Lumumba, il musicista congolese poi risultato completamente estraneo al delitto. Per queste sue affermazioni, al termine del processo di primo grado in cui è stata condannata a 26 anni di carcere, uno in più di Raffaele proprio per la calunnia nei confronti di Lumumba, la pubblica accusa ha ritenuto di procedere per un’altra imputazione. Sette agenti a un’interprete si sono costituiti parte civile contro di lei, l’appuntamento è per il 17 maggio 2011.
Appuntamento il 24 novembre L’altro appuntamento che la vedrà di nuovo protagonista insieme a Raffaele Sollecito è per il 24 novembre, giorno della prima udienza del loro processo d’appello. “Amanda è preoccupata e ha perso molta allegria”, avevano sostenuto poco tempo fa i suoi avvocati Luciano Ghirga e Maria Del Grosso. Chi la vede in carcere parla di un’Amanda che scrive molto, che possiede, a differenza di tutte le altre detenute, un computer tutto suo con cui può scrivere per studio e per diletto. Partecipa sempre alla catechesi di don Saulo Scarabattoli, il cappellano della sezione femminile che gli è stato accanto sin dal primo giorno di carcere. Continua a cantare, da sola, con la sua chitarra, o nel coro del carcere, come soprano. Sarebbe anche particolarmente brava. Nel penitenziario di Capanne, tra le detenute, c’è chi bisbiglia che lei il carcere vero non lo conosce. Per lei infatti ci sarebbero tanti piccoli privilegi che alle altre non vengono concessi. Lei, incurante dell’attenzione morbosa che le viene costantemente riservata, sembrerebbe concentrata solo sui suoi processi. E con lei i suoi legali Ghirga e Dalla Vedova, che non commentano film e libro su di lei, esortando a “pensare al processo”.
Raffaele studia e pensa ad Amanda Di tutt’altro avviso, invece, uno dei legali di Raffaele Sollecito: Luca Maori sostiene infatti che “non è stato dato nessun consenso” per girare il film americano in cui un attore italiano impersona il suo assistito. “Chiederemo il sequestro della pellicola”, ha ribadito l’avvocato confermando quanto già affermato alla notizia del film. Intanto Raffaele, recluso nel carcere di Terni, si augura che con il processo d’appello “venga fatta piena luce” su quanto accaduto la notte del 1° novembre di tre anni fa, quando Meredith Kercher venne uccisa. Anche Raffaele Sollecito studia in carcere come Amanda, è iscritto a una laurea specialistica a Verona, ma lui, forse più di lei, non si è mai tolto dalla testa la loro storia d’amore iniziata un paio di settimane prima che la loro vita cambiasse per sempre: è di pochi giorni fa infatti la decisione di un magistrato di sorveglianza che ha acconsentito alla richiesta di Sollecito di poter telefonare ad Amanda.
Almeno 10 udienze Nelle scorse settimane tutti i legali implicati nel processo d’appello agli ex fidanzatini si sono incontrati con il presidente della Corte d’assise d’Appello. Tutti concordi nel dire che ci vorranno almeno una decina di udienze prima di una nuova sentenza. Le difese dei giovani punteranno sulla richiesta di una super perizia scientifica che analizzi nuovamente la presunta arma del delitto e l’orario della morte di Meredith Kercher, insieme alle tracce di dna che inguaiano Amanda e Raffaele. Le difese chiedono l’assoluzione dei due giovani. L’accusa invece, che non ha gradito la concessione delle attenuanti generiche in primo grado, per loro chiede l’ergastolo.
Rudy aspetta la Cassazione Rudy Guede, che dall’inizio ha scelto una strada diversa rispetto agli ex fidanzatini, sta scontando la sua pena di 16 anni, dimezzata dopo la concessione delle attenuanti generiche in secondo grado, con il rito abbreviato era infatti stato condannato a 30 anni di reclusione. Per lui il prossimo appuntamento con la giustizia è per il 16 dicembre quando la Cassazione esaminerà il ricorso contro la condanna di secondo grado presentato dai suoi legali Nicodemo Gentile e Walter Biscotti. Per Guede, che più o meno direttamente ha sempre accusato Amanda e Raffaele dell’omicidio di Meredith, arriva una parola buona dal legale dei Kercher: “è l’unico – ha detto Francesco Maresca – che ha chiesto scusa alla famiglia Kercher. In modo più o meno falso, ma al di là delle responsabilità, è stato solo lui a farlo”. La villetta di via della Pergola dove si è consumato il cruento omicidio di Meredith è stata dissequestrata, nuovamente affittata ad alcuni studenti, ed ora sfitta in attesa di nuovi inquilini.
