di Daniele Bovi
La battaglia dei genitori riuniti nei comitati mensa va avanti. Come promesso settimane fa infatti, è stato notificato a Comune di Perugia e azienda il ricorso al Tar contro la decisione di palazzo dei Priori di bandire una gara, vinta da un raggruppamento temporaneo di imprese guidato da All Foods, attraverso la quale è stato appaltato il servizio mensa che riguarda molte scuole perugine. Con l’avvio del nuovo anno scolastico è il Rti a occuparsi di tutto, anche dell’acquisto del cibo, compito che prima veniva svolto dai comitati dei genitori. Il ricorso, dopo le notifiche, verrà depositato al Tar e quindi nelle prossime settimane saranno chiamati a pronunciarsi i giudici amministrativi ai quali viene chiesta una sospensione e l’adozione di misure cautelari.
Motivi del ricorso Il Tar potrebbe affrontare la questione già nella camera di consiglio del 21 ottobre prossimo. I principali motivi di ricorso sono la ritenuta violazione degli articoli 42 e 48 del testo unico degli enti locali per incompetenza della giunta che non può deliberare, nemmeno in via d’urgenza, in materia di organizzazione dei pubblici servizi, costituzione di istituzioni e aziende speciali, concessione dei pubblici servizi, partecipazione dell’ente locale a società di capitali, affidamento di attività o servizi. «Nei provvedimenti che dispongono l’esternalizzazione – spiegano i genitori – non c’è traccia di una delibera del Consiglio Comunale che detti l’organizzazione del servizio, visto il mutamento radicale predisposto dopo oltre 25 anni».
Altri motivi indicati nel ricorso sono la violazione dei principi di trasparenza e di partecipazione, violazione del principio di sussidiarietà e del diritto allo studio, in quanto «i genitori sono stati completamente esclusi dalla decisione ed è stata completamente eliminata ogni forma di contributo da parte delle Associazioni a tutela del diritto allo studio (e che da oltre 25 anni veniva erogato alle associazioni)». Nel ricorso si lamenta anche la «manifesta irrazionalità per antieconomicità e peggioramento della qualità, in quanto si spende di più per le derrate e la qualità è peggiorata». Ancora, «violazione del parere anac e della trasparenza, in quanto il gestore decide liberamente a quali fornitori distribuire oltre 1 milione di euro per le derrate alimentari», infine, la illegittimità della disciplina di gara sotto vari profili e la violazione delle linee guida regionali».
Il caso lische Sul fronte del cibo che viene servito ogni giorno ai bambini invece, dopo singoli casi di yogurt e pane con muffa, in queste ore a tenere banco è il caso lische. In alcune scuole cittadine infatti, come spiegano le mamme che attraverso mail hanno informato i dirigenti del Comune di quanto successo chiedendo al contempo spiegazioni e l’apertura, in casi simili, di una procedura di non conformità del prodotto, è stato servito del pesce contenente delle lische. Rispondendo a una mamma uno dei dirigenti di palazzo dei Priori ha scritto che sul caso è stato avviato «un procedimento di verifica» – anche se sembrrebbe che sarebbe stato avviato solo in una scuola mentre le lische sarebbero state trovate almeno in tre – e lo stesso viene fatto riguardo all’acqua. Da quest’anno ai bambini viene servita quella del rubinetto filtrata attraverso apposite brocche e i genitori, come fatto anche durante l’incontro con il Comune e le imprese, hanno chiesto che siano fatte verifiche puntuali sullo stato delle condutture.
Consiglio comunale Il dirigente rassicura che sul punto è stato avviato «un piano di analisi a tappeto dell’acqua di cucine e termali», mentre per quanto riguarda il pesce, in un’altra mail viene specificato che ai bambini vengono servite code di rospo surgelate, filetti di merluzzo e di platessa surgelati e palombo. Dell’appalto mense si potrebbe tornare a parlare a breve anche in consiglio comunale, dato che i consiglieri del Pd stanno pensando ad avanzare la richiesta, in conferenza dei capigruppo, di un consiglio ad hoc dedicati ai servizi per l’infanzia dove i genitori potranno prendere la parola.
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