di Daniele Bovi
Meno stranieri e più italiani; o meglio, nuovi italiani. Giovedì a palazzo Donini Eleonora Bigi e Francesco Francescaglia della Regione Umbria, insieme all’assessore al welfare Luca Barberini hanno presentato i dati del Dossier statistico 2015 sull’immigrazione, realizzato da Idos, Unar e Tavola Valdese, e tra quelli che colpiscono di più c’è quello che parla della crescita, nel 2014, del numero di nuovi cittadini italiani. Se infatti, nel complesso, l’anno scorso è lievemente calato il dato assoluto (-1.304 stranieri regolarmente residenti sul territorio regionale, pari all’1,3 per cento in meno), questo non significa che ci sono meno stranieri nelle città e nei paesi della regione, ma che questi sono diventati italiani. Nell’ultimo anno 2.265 persone, con un +49,2 per cento rispetto a un +29 per cento della media nazionale; un valore più marcato nella provincia di Perugia (+57,84 per cento) rispetto a quella di Terni (+19,77 per cento).
I numeri In una regione che è più attrattiva per gli stranieri (+2.195) che per gli italiani (-1.924) l’immigrazione si caratterizza quindi come un fenomeno strutturale. Nel complesso sono 98.618 gli stranieri regolarmente residenti, ovvero l’11 per cento del totale che conferma l’Umbria al vertice della classifica nazionale per incidenza percentuale dietro a Emilia e Lombardia. A fare da controprova ai numeri sulle acquisizioni della cittadinanza, in provincia di Perugia in termini assoluti gli stranieri sono in calo del 2 per cento mentre in quella di Terni crescono dello 0,5 per cento. Numeri superiori alla media nazionale si notano poi relativamente agli alunni delle scuole (14 per cento del totale).
Nazionalità Quanto ai nuovi nati, nel 2014 sono stati 1.273, il 18,14 per cento del totale dei nati vivi (7.015), in diminuzione (-13,43 per cento) rispetto all’anno precedente, con un calo maggiore nella provincia di Perugia (-16,18 per cento) rispetto a quella di Terni (-3,60 per cento). Sono dati comunque molto elevati e confermano l’aumento del numero delle «seconde generazioni» nella nostra regione. Scendendo più nel dettaglio, se si guarda a quanto successo nelle due città capoluogo, si nota che a Perugia, dove risiede un quinto di tutti gli stranieri (20.459), c’è una diminuzione del 6,2 per cento che riguarda essenzialmente cinesi, ecuadoriani e marocchini, ma anche romeni e albanesi pure se in maniera ridotta; a Terni invece ci sono 12.806 stranieri, un numero in leggero aumento (meno dell’un per cento). Nella provincia di Perugia poi risiede il 92 per cento dei marocchini (la percentuale più alta, 6,2 per cento, in un piccolo comune come Lisciano), mentre in quella di Terni si sono concentrati indiani (67 per cento) e pakistani (66 per cento).
Paesi e religioni Guardando ai paesi di provenienza, non ci sono sorprese rispetto al 2013: in prevalenza in Umbria ci sono romeni (26 mila), albanesi (16 mila=, marocchini (10 mila), ucraini (5 mila), macedoni (4.400) ed ecuadoriani (3.300); in calo invece cinesi, peruviani e filippini. Ma che religione praticano i quasi 100 mila immigrati della regione? Sei su dieci sono cristiani (tra questi un terzo sono ortodossi) e un terzo mussulmani. Importante anche il numero di studenti (iscritti all’Università di Perugia, non alla Stranieri), in tutto quasi mille (+1,3 per cento) dei quali un terzo albanesi, seguiti da camerunensi, ecuadoriani, iraniani per un totale di 70 paesi di provenienza.
Lavoro Dai dati del Dossier emerge poi una forte differenza se si parla di mercato del lavoro: tra gli stranieri infatti il tasso di disoccupazione è più ampio (nel 2014 il 17 per cento contro l’11 per cento). «Gli immigrati – si sottolinea nel documento – sono più precari, percepiscono salari più bassi e sono più esposti alla disoccupazione». Quanto ai dati sui permessi di soggiorno: 22.824 quelli rilasciati dalle questure di Perugia e Terni, dei quali 9.500 per motivi di lavoro, 7.500 per ricongiungimenti famigliari e 1.700 per protezione internazionale. E proprio riguardo a quest’ultimo aspetto, nella regione sono ospitati circa 1.900 profughi in 118 diverse strutture (è il cosiddetto ‘modello Umbria’, che prevede piccoli insediamenti sparsi su tutto il territorio per favorire l’integrazione). Persone che in molti casi (il 50 per cento) decidono di abbandonare in tempi brevi il sistema di accoglienza per andare in altri paesi.
Barberini «Bisogna creare una comunità – ha detto l’assessore al Welfare Luca Barberini – che punta su accoglienza e integrazione. Vogliamo lanciare un messaggio positivo: per noi l’immigrazione non è un problema da nascondere bensì da affrontare perché il fenomeno per noi rappresenta un’opportunità di crescita».
Twitter @DanieleBovi

E questi DATI sarebbero una VITTORIA per l’ITALIA? QUELLI DIVENTATI ITALIANI, NON PARLANO BENE L’ITALIANO, NON HANNO STORIA E CULTURA DELL’ITALIA!!!!!!!!!!!!!!!! SONO SOLO STRANIERI E STRANIERI RIMARRANNO!!!!!!!!!!!!!! MA DI CHE PARLATE?????????????????????????? CI SFRUTTANO E BASTA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! NOI E I NOSTRI FIGLI E NIPOTI PENALIZZATI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! GIORNALISTI STATE DALLA PARTE BUONA!!!!! E POLITICI VERGOGNATEVI!!!!!!!!!!!
La “parte buona” sarebbe la tua?