In primo piano, Bassetti alla cerimonia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Impiegati, operai e liberi professionisti. Sono queste le persone che più si sono rivolte nel 2013 al Tribunale ecclesiastico regionale che, giovedì, ha celebrato l’avvio dell’anno giudiziario. Un Tribunale dove anche nel 2013 le domande di annullamento sono cresciute. La cerimonia si è tenuta con oltre un mese di ritardo vista la nomina dell’arcivescovo Gualtiero Bassetti a cardinale e poi il concistoro di fine febbraio. E proprio Bassetti nella sala del Dottorato ha letto parole sul matrimonio di Giovanni Paolo II e di Papa Francesco: «La vita matrimoniale – ha detto Bassetti – è un valore irrinunciabile non solo per la Chiesa ma per tutta la società civile. Se non c’è stabilità e progresso nella famiglia è tutta la società che traballa». Il neo-cardinale ha poi chiesto alla politica di fare di più per la famiglia: «Politiche serie e approfondite in questo campo – ha detto – non le abbiamo viste attuare».

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La famiglia E in questo contesto nel discorso di Bassetti fa capolino anche «l’ideologia del gender» e i libri come quelli distribuiti nelle scuole e che hanno l’obiettivo di «educare alla diversità». «Libri che instillano nei bambini – dice il neo-cardinale leggendo quella che è la posizione della Cei sul tema – preconcetti contro la famiglia, la genitorialità e la differenza che c’è tra padre e madre». Nella sala insieme a Bassetti ci sono il cardinale Velasio De Paolis, presidente emerito della Prefettura degli affari economici della Santa sede, e padre Krzysztof Pawlik, vicario giudiziale del Tribunale che nella sua relazione ha illustrato i numeri che hanno caratterizzato l’attività del 2013: 113 le sentenze emesse (88 affermative e 25 negative), mentre le «cause introdotte», ovvero le richieste di annullamento, sono state 104 contro le 96 del 2012 e le 85 del 2011.

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I numeri In totale sono state trattate 207 cause di nullità, mentre quelle espletate sono state 79 (74 le affermative e 4 le negative). Quelle pendenti sono invece 128, un numero in crescita: «Ciò – ha detto Pawlik – è dovuto alla complessità di certe cause che hanno richiesto più tempo, ma anche allo scarso numero dei giudici». Motivo per cui Pawlik ha chiesto e, quanto pare, ottenuto, più personale. Un Pawlik che nel sottolineare come le sentenze per incapacità sono state 94 sulle 113 totali, ha parlato di un «dato statistico-numerico preoccupante». Escluso il caso di «coloro che mancano di sufficiente uso della ragione», i 94 pronunciamenti si basano sugli altri due commi del canone 1095, che trattano i casi di «coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente, e di «coloro che per cause di natura psichica, non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio».

Le crisi Pawlik al proposito parla della maturazione che avviene nell’uomo nel corso degli anni, e «alle crisi che costringono l’uomo ad una evoluzione. Crisi, purtroppo, che spesso coincide con la crisi matrimoniale e, solo allora, l’interessato comincia a crescere e comprendere i veri contenuti e oneri della vita coniugale». E una volta compresi questi contenuti, spesso si capisce che il matrimonio era una situazione non voluta e così si desidera uscirne, magari «per rifarsi una vita, questa volta seriamente». Come accennato in apertura, i casi più frequenti sono quelli di impiegati, operai e liberi professionisti e con un’età media tra i 31 e i 50 anni. Perlopiù si tratta di uomini (55 quelli che hanno deciso di rivolgersi al Tribunale, 24 le donne), mentre la longevità del matrimonio che si chiede di annullare è assai bassa: in 24 casi il «sì» è stato detto da meno di tre anni e in 27 tra i cinque e i dieci.

Twitter @DanieleBovi