di Daniele Bovi
Sì è dimezzato negli ultimi dodici anni il numero di matrimoni celebrati in Umbria. Il dato lo si ricava dalle serie storiche dell’Istat che testimoniano come dal 2004 al 2015 il numero di riti religiosi e civili sia passato, nel complesso, dai 2.603 del 2004 ai 1.338 del 2015. Una regione che l’anno scorso è stata l’unica, insieme a Puglia e Molise, ad accusare un calo delle celebrazioni mentre nel resto d’Italia l’Istituto ha registrato un aumento come non si vedeva dal 2008.
I numeri Guardando ai numeri degli ultimi 12 anni contenuti nelle nostre infografiche, le percentuali raccontano di una proporzione sempre più alta di coppie che optano per la sala del Comune (dal 31 al 49 per cento), anche se a ben guardare in termini assoluti il livello di queste ultime è rimasto sostanzialmente stabile nel corso del periodo considerato: l’oscillazione va infatti da 1.121 a 1.381 «sì» di fronte al sindaco o a un suo delegato. Insomma, non c’è stato un boom nei municipi della regione quanto una sempre minor volontà di sposarsi di fronte a un parroco.
I due capoluoghi Andamenti nettamente differenti si notano, attraverso l’infografica, per quanto riguarda i due comuni capoluogo di provincia: a Perugia il numero di riti religiosi (371 nel 2004 e 236 nel 2015) si mantiene stabile fino al 2007, poi crolla nel 2008 e negli anni seguenti ha un andamento oscillante, con una leggera ripresa nell’ultimo triennio. I civili invece calano nel 2007, hanno un picco nel 2008 e poi, a partire dal 2011, hanno un passo simile a quelli religiosi. Nel capoluogo umbro dunque la forbice si restringe e nel 2015 le due opzioni sostanzialmente si equivalgono (236 i religiosi e 215 i civili). A Terni invece negli ultimi dodici anni la forbice si è aperta in modo netto: nel 2004 infatti 109 coppie si sposarono in chiesa e 149 in Comune, mentre nel 2015 queste ultime sono salite fino a quota 164 mentre le prime sono state appena 68.
