di Marta Rosati
Raffica di ecografie da Terni a Foligno, passando per Narni, nella settimana della tiroide e si scopre che di 387 persone sottoposte al test, solo 106 sono nella norma. Il dato equivale a dire che in più di due cittadini su tre è stata riscontrata qualche anomalia, trattasi di alterazioni strutturali (il 26,1% del totale) o presenza di gozzo nodulare (46,6% del totale).
Tiroide Lo screening è stato effettuato in forma volontaria e gratuita dall’Associazione umbra malati tiroidei (Aumat) nella settimana mondiale dedicata, lo scorso maggio, in collaborazione con l’Associazione nazionale finanzieri d’Italia e Croce rossa italiana. «I numeri – sottolinea Camillo Giammartino, direttore della struttura complessa di endocrinologia dell’azienda ospedaliera di Terni – sono in linea con quelli registrati nelle edizioni passate dell’iniziativa, questa era la quinta e tutto sommato, anche se il campione di pazienti presi a riferimento non è significativo, non emerge nulla di nuovo rispetto a quanto è già scritto nella letteratura scientifica sull’argomento».
Aumat Lo screening si è limitato come da prassi alla valutazione ecografica ma per una diagnosi è necessario effettuare le analisi del sangue. Di certo, quello che emerge da questa prima visita è un segnale importante e poi quello che l’associazione ogni anno fa aderendo alla settimana mondiale della tiroide è sensibilizzare la popolazione ai rischi connessi con le patologie della ghiandola e ad adottare stili di vita corretti. L’Aumat, presieduta dal dottor Elio Proietti sta a tal proposito studiando anche un opuscolo informativo nelle farmacie e presso i medici di base. Intanto due sono le raccomandazioni ricorrenti: «Non fumate e utilizzate poco sale ma iodato».
Screening tiroideo Se questa è la parte legata alla prevenzione, esiste poi quella della cura e «dal Santa Maria all’Aumat, passando per il tribunale dei diritti del malato – è stato detto nel corso di una conferenza stampa venerdì mattina presso la facoltà di Medicina a Terni – si sta cercando di migliorare i tempi e le modalità di risposta ai pazienti». «Le Asl – ha detto il direttore generale dell’ospedale Maurizio Dal Maso – hanno il compito di fare rete e insieme abbiamo l’obbligo di rispettare i protocolli clinici per la presa in carico dei malati, soprattutto quelli cronici». Nell’aula A dell’università presente un malato tiroideo esponente del Tribunale del malato di cui anche il presidente Daniele Giocondi. Dal confronto tra le parti è emersa «la necessità di potenziare l’endocrinologia, razionalizzando le risorse umane per evitare il pendolarismo ospedaliero talvolta necessario».
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