Il professor Brunangelo Falini

di Iv. Por.

Una telefonata tra il ragazzo che ha ricevuto un rene dalla madre e i medici che, a Perugia, lo operarono trapiantandogli il midollo osseo, sempre dalla madre, perugina di 55 anni. E’ stata espressa così la gioia all’indomani dell’intervento arrivato alla ribalta per il secondo gesto di una madre che salva ancora una volta il figlio.

La telefonata I medici e il personale infermieristico della clinica di Ematologia con trapianto di midollo osseo del Santa Maria della Misericordia di Perugia hanno voluto esprimere la loro grande felicità per la buona riuscita della operazione al giovane perugino che giovedì all’’ospedale «Le Molinette» di Torino è stato sottoposto a trapianto di rene, donatogli dalla madre. Al telefono la dottoressa Alessandra Carotti ha parlato direttamente con Matteo, il ragazzo che nel settembre del 2003 era stato sottoposto nella clinica di Ematologia, allora diretta dal professor Massimo Martelli,  ad un trapianto di midollo osseo per una forma assai aggressiva di leucemia acuta linfoblastica, utilizzando come donatore la madre.”

«Verrò con mia madre» Nella breve telefonata tra il giovane paziente e la dottoressa Carotti, che ha costantemente tenuto contatti con l’’attuale direttore della clinica di Ematologia, Brunangelo Falini, impegnato in un convegno in America, Matteo ha espresso il suo “grazie” a tutti i medici e agli operatori sanitari dell’’ospedale di Perugia.” «Conto di venirvi a salutare quanto prima assieme a mia mamma – ha detto, secondo quanto riferito dal Santa Maria della Misericordia -, spero che ora il percorso sanitario si sia concluso”».

Il trapianto di midollo Tornando al trapianto di midollo del 2003, «si trattò di un caso molto complesso – dice la dottoressa Carotti – perché il donatore era “solo” semicompatibile. Il trapianto di midollo osseo ebbe un esito favorevole , tanto è vero che Matteo dalla leucemia è perfettamente guarito, un trapianto che a quell’’epoca solo il nostro Centro di Perugia poteva realizzare, visto che l’èquipe del professor Martelli e del suo gruppo per la prima volta si serviva di donatori familiari semicompatibili, come la madre nei confronti di un figlio».”

Le complicazioni Il rapporto umano che nel tempo si è stabilito tra il giovane paziente e tutto il personale della clinica di Ematologia prima e quello di Nefrologia successivamente è stato particolarmente intenso, perché come spiega sempre la dottoressa Carotti “«il ragazzo successivamente sviluppava una grave insufficienza renale che comportava trattamento dialitico presso il reparto di Nefrologia del S.Maria della Misericordia».

Il placet Un anno fa con un’attività congiunta,  le èquipe delle due Strutture del nosocomio perugino hanno dato il placet per procedere al trapianto renale avendo come donatrice la madre. “«In questo caso – –spiegano congiuntamente il professor Andrea Velardi e la dottoressa Carotti – si poteva contare sul vantaggio di evitare la terapia immunosoppressiva post trapianto renale»”.

Il ringraziamento I medici di Perugia hanno voluto anche mettersi in contatto con i colleghi delle Molinette di Torino per esprimere loro il ringraziamento per” l’’eccellente attività svolta.”

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