Slot machines

di Daniele Bovi

Un giro d’affari annuale, in Umbria, di almeno 500 milioni di euro, 5.500 macchinette installate in tutta la regione, organico e finanziamenti troppo scarsi per combattere un fenomeno, la ludopatia, che fa registrare crescenti richieste d’aiuto e racconti di storie in cui si intrecciano debiti e in molti casi violenza. È questo il quadro che è emerso giovedì mattina, a palazzo Cesaroni, durante la seduta della Commissione d’inchiesta su criminalità organizzata e tossicodipendenza in cui sono stati ascoltati dirigenti delle Asl, dei Monopoli, delle associazioni e il colonnello Vincenzo Tuzi, comandante provinciale della Guardia di finanza. Gli operatori della Asl ascoltati hanno parlato di molte richieste d’aiuto e che negli ultimi due anni sono aumentate, il che è sì da addebitare alla crescita del fenomeno ma anche all’obbligatorietà, imposta dal decreto Balduzzi, che ha inserito questa dipendenza tra quelle di cui le Asl si devono occupare. Per ogni referente dell’Asl 1 ad esempio il ‘carico’ è di 40 pazienti, molto spesso non consapevoli dei loro comportamenti.

Più fondi e personale Da questo fronte si segnala poi la necessità di più personale e più fondi. Spesso a segnalare i casi sono i medici di base, «sentinelle sul territorio» le chiama Cinzia Borgonovo della Asl 1. Di «numeri triplicati» parla invece Antonella Lucantoni, sempre della Asl 1, mentre l’identikit del ludopatico che viene fuori dagli interventi sembra essere questo: i casi possono riguardare occupati, disoccupati, pensionati e anche professionisti che hanno un buon reddito. Spesso hanno tra i 46 e i 49 anni e vengono indirizzati alle Asl da familiari e amici, ovviamente preoccupati. Aumentano le donne, sia nel ruolo di vittime che in quello di coloro che cercano di salvare un parente. «Quando è l’uomo a giocare – spiega una dirigente – la famiglia si divide, perché le mogli tentano di salvare i figli prima che crolli tutto. Quando invece è la donna che gioca, il marito può diventare anche violento ma è più restio ad avviare la separazione.

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Reati e usura Il gioco, spinto dalla pubblicità e spesso dai media che parlano delle vincite, può arrivare a far commettere reati: le storie raccontate parlano infatti di persone che rubano soldi ai datori di lavoro e di usura, il pericolo che spesso si nasconde dietro la ludopatia. Ai giocatori infatti vengono concessi prestiti altissimi da banche, finanziarie e usurai, pur in assenza di garanzia e in alcuni casi sono addirittura gli stessi gestori di bar o sale gioco a prestare denaro, a tassi ovviamente altissimi. Spesso inoltre i giocatori dimostrano profili ‘gravi’, ovvero sono consumatori di alcol, a volte cocaina, e soggetti a violenti sbalzi di umore. C’è poi il capitolo dei minori, che spesso sono nei bar invece che nelle aule di scuola. In genere la dipendenza è da slot machine e in parte da ‘gratta e vinci’, anche se sta crescendo la consapevolezza da parte dei gestori, visto che solo a Perugia sono già 250 le richieste di materiale informativo da parte di quegli esercizi dove le macchinette sono installate. I casi drammatici non mancano, come quello di una donna che è stata 10 giorni attaccata ad un gioco di ruolo online, tanto da dover ricorrere ad un trattamento sanitario obbligatorio.

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Giro d’affari Da parte sua invece Donato Lecci, dell’agenzia locale dei Monopoli, ha spiegato che il ruolo di quest’ultimo è combattere l’illegalità e che si ci sono casi di ludopatici ci sono, ovviamente, anche quelli che «decidono consapevolmente di destinare parte del proprio reddito e del proprio tempo al gioco». Un passo in avanti potrebbe essere fato grazie anche ad un nuovo decreto che dovrebbe imporre dei ‘lettori di schede’, così da verificare età del giocatore e vincite. Il giro d’affari di 500 milioni annui potrebbe essere però sottostimato. Come spiegato dallo stesso Lecci a fine settembre durante un’audizione in consiglio comunale a Perugia, tra gennaio e giugno in Umbria sono stati giocati 366 milioni, due al giorno per una proiezione annua di 724. Le Vlt (video lottery terminal, che possono essere collocate solo in apposite sale da gioco e non dentro normali esercizi commerciali) installate sono 92, 60 a Perugia e 32 a Terni. Il 74% della raccolta va in premi, il 12% in tassazione e il restante va a esercenti, proprietari e concessionari.

Niente criminalità Sul tema della ludopatia Libera Umbria sta portando avanti progetti nelle scuole, preparando spot da mandare su tv e radio locali e una piantina dei bar ‘no slot’. Quello che, per fortuna, non sembra caratterizzare il quadro umbro è la presenza della criminalità organizzata connessa alla gestione delle sale e al riciclaggio. Il colonnello Tuzi lo ha spiegato di fronte ai commissari: «Nel 2013 – ha detto – abbiamo svolto 88 controlli riscontrando solo 6 irregolarità». Alcune situazioni limite sono state registrate ma l’infiltrazione capillare della criminalità organizzata non c’è. «I mezzi di contrasto alla diffusione della ludopatia – ha detto tirando le fila Paolo Brutti, presidente della Commissione – risultano evidentemente inadeguati: quelli dei dipartimenti sanitari, che dispongono di un numero esiguo di operatori, e quelli dei Monopoli, che non possono intervenire in modo efficace per l’elevato numero di sale gioco ed esercizi presenti».

Twitter @DanieleBovi

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