Partirà il 22 gennaio a Villa Umbra con il seminario “Salute e migrazione” dedicato al ruolo dei migranti rispetto ai servizi sanitari, al rapporto tra operatori e utenti, alle questioni problematiche ed alle risorse possibili, il percorso biennale dal titolo “Migranti, diritti e salute” finalizzato alla comprensione, prevenzione e contrasto del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili sul territorio regionale umbro, secondo quanto previsto dalla Legge 7 del 2006, “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”.

Il perché «La Scuola Umbra di Amministrazione pubblica – ricorda l’amministratore unico della Scuola Alberto Naticchioni – con il coordinamento scientifico della Fondazione Angelo Celli per una Cultura della salute di Perugia, promuove questo percorso biennale che costituisce l’esito di un importante lavoro di collaborazione avviato nel 2010, tra la stessa Fondazione e la Regione Umbria.  Il percorso è realizzato per sensibilizzare gli operatori sociali, sanitari ed educativi sul tema, accompagnandoli in un processo in grado di fornire loro strumenti conoscitivi e operativi per la presa in carico e la gestione della relazione con donne e bambine provenienti dai Paesi caratterizzati da un elevato tasso di diffusione delle mutilazioni genitali femminili. Parallelamente – afferma Naticchioni – offrirà l’occasione per condividere i principali risultati emersi dalla ricerca, ma anche per riflettere sulle più ampie questioni concernenti la presenza di migranti nel territorio umbro e, nello specifico, il loro più o meno facile ricorso ai servizi socio-sanitari della regione. È stato scelto di intrecciare la riflessione sulle mutilazioni genitali femminili a occasioni più generali di confronto e dibattito con esperti e professionisti delle scienze sociali, del diritto, di economia sanitaria, ma anche con rappresentanti delle organizzazioni che lavorano attivamente a fianco di chi affronta l’esperienza della migrazione. Questo anche per poter offrire un quadro ampio e complesso del fenomeno delle mutilazioni genitali, troppo spesso oggetto di dibattiti semplificatori e lontani sia dalle rappresentazioni dei protagonisti, che dalle istanze di salute e dai diritti di cittadinanza di cui tali soggetti si fanno invece sempre più spesso portavoce».

Il progetto Il percorso è strutturato in 4 semestri per un totale di circa 100 ore di formazione. Gli incontri sono concepiti come seminari e tavole rotonde in cui i vari docenti e operatori saranno chiamati a discutere insieme agli altri colleghi e al pubblico presente in aula, in modo da garantire una formazione aperta e interattiva, grazie anche all’ampio spazio che sarà dato al dibattito e al confronto fra le varie esperienze. 

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