E’ pieno il duomo di Perugia per una delle ricorrenze regiliose più sentite in città, la celebrazione della messa in onore di San Lorenzo.
Sui banchi delle autorità è allestito il drappo rosso porpora e oro ma le sedute sono occupate soltanto dai cavalieri di Malta. Questi sono presenti in divisa tradizionale e con loro ci sono anche le damigelle, un rito che si ripete, un bel vedere per quanti apprezzano il valore di una liturgia che si contorna di tradizione nell’austerità della chiesa perugina.
Nella solennità di un appuntamento religioso salta all’occhio l’assenza dell’autorità civile. Lo sottolineano in molti ta i presenti e probabilmente non sfugge al vescovo. Nè rappresentanti del Comune, tantomeno della Provincia o della Regione occupano i posti a loro riservati. E mentre la liturgia prosegue e raggiunge il momento atteso dai fedeli della omelia del vescovo, partono note e rumori da piazza IV novembre. Sono le prove del concerto che ci sarà stasera di De Gregori. Il vecovo è visibilmente in imbarazzo ma continua la sua omelia. Nel mentre però alcuni collaboratori si precipitano all’esterno e dopo poco la musica si interrompe e il vescovo può continuare la sua predica.
Il testo dell’omelia
«Carissimi fratelli e sorelle,
celebriamo oggi con gioia la festa di San Lorenzo, grande diacono e martire della Chiesa di Roma, nonché patrono della nostra cattedrale, che ebbe la forza di testimoniare con la propria vita la fede in Gesù Cristo Nostro Signore. Una fede più forte di ogni richiamo materiale del Mondo e più forte dell’atroce supplizio a cui venne sottoposto. Una fede scolpita nella roccia, provata duramente in più occasioni e che ancora oggi illumina il sentiero della vita di ogni credente. Anche di coloro che sembrano sopraffatti dai problemi della vita quotidiana e che non riescono a vedere una luce nella propria esistenza. Proprio per questo, nello stato attuale di crisi, è estremamente importante non perdere la speranza e il martirio di San Lorenzo ci induce a riflettere sul senso profondo della vita. D’altra parte, pur con le gravi difficoltà economiche, che sono sotto gli occhi di tutti, non si possono non accogliere con favore alcuni piccoli ma importanti mutamenti che si sono riscontrati nel tessuto urbano della nostra città.
Dopo i tragici fatti di violenza che hanno caratterizzato la vita di Perugia nella scorsa primavera, attualmente abbiamo l’impressione di vivere in un clima un po’ più sereno. La presenza capillare e costante delle forze dell’ordine sul territorio, unitamente all’impegno delle istituzioni civili, sembra aver portato i suoi frutti: non è mancata neanche la positiva risposta di voi, carissimi perugini, che ho visto reagire decisi contro ogni forma di degrado.
Certo, siamo turbati dalla difficile congiuntura economica che sta attraversando, ormai da anni, tutta l’Umbria. Una crisi persistente e duratura che sta mettendo a dura prova l’intero tessuto sociale ed imprenditoriale della nostra piccola regione. Le prime a risentirne, purtroppo, sono le piccole e medie imprese e le fasce più deboli della popolazione, cioè i giovani, le donne e gli anziani.
Alle crude statistiche nazionali che sono state diffuse nell’ultimo periodo, e che continuano a delineare scenari difficili per il prossimo futuro, si aggiungono anche quelle tragiche notizie che ci portano a conoscenza della morte di molti imprenditori, distrutti prima moralmente e poi fisicamente da questa difficile situazione economica. Secondo un’associazione di piccoli imprenditori, dal 2008 ad oggi, nel nostro Paese ben 3000 persone si sono tolte la vita, avendo dinanzi a sé solo disperazione e solitudine: nell’ultimo mese di maggio pare che i suicidi siano stati 53! (cfr. Co.P.I.I.).
Questi fatti non possono essere letti soltanto con gli occhi freddi dello studioso e non possono essere derubricati solamente come la causa estrema di una ciclica congiuntura depressiva. Quello che abbiamo di fronte, infatti, è una grande crisi di senso che investe la nostra società. Ed è in questa profonda crisi di senso dell’uomo moderno che in gran parte vanno rintracciate le cause ultime di questa difficile situazione economica.
Tuttavia, come ha ribadito più volte il Santo Padre, questa fase di stagnazione morale, se ben compresa, può trasformarsi anche in una grande opportunità. E qual è il vantaggio più grande che può trovare un uomo durante la sua vita? Scoprire Cristo. O meglio accogliere Cristo nella propria vita. Con umiltà, senza effetti speciali, ma con il cuore aperto e con l’orecchio ben teso. Perché è solo attraverso questa attitudine all’ascolto che la Parola di Dio può agire nella vita di ognuno, può farsi carne e trasformare radicalmente l’esistenza di ogni credente.
Indubbiamente, non sarà l’ascolto della parola di Dio che riuscirà a fornire un’immediata ricetta economica per i nostri imprenditori e per le nostre istituzioni. Ma altrettanto sicuramente, però, quella Parola sarà un “seme” gettato nella vita di tutti coloro che decidono per un momento, anche solo per un istante, di aprire le porte del loro cuore a Cristo. Certo, quel seme, per germogliare, per crescere e per sviluppare ha bisogno di un ambiente ideale. Se cade per strada, infatti, ci ammonisce l’evangelista, “rimane solo e non produce frutto”. Ma se trova un terreno fertile, se trova un uomo in grado di accogliere quel dono, allora quel seme sarà in grado di dare nuova vita, sarà capace di morire per rinascere e di dare una nuova speranza a molti.
Ed è per la testimonianza di fede e di speranza che ha saputo offrire con la sua esistenza, che noi oggi, a distanza di secoli dal suo martirio, ricordiamo con grande gioia San Lorenzo, il quale ha donato se stesso, per la comunità che egli amava. Quando gli proposero uno scambio, la sua vita in cambio dei beni della comunità cristiana, Lorenzo non ebbe tentennamenti. E offrì il suo bene più prezioso, ovvero la vita, per amore dell’altro, per amore dell’uomo e per amore della Chiesa. La vita del nostro Patrono potrebbe essere riassunta in un verso del Vangelo di oggi: “Se il chicco di grano muore produce molto frutto”. E infatti, i frutti fecondi del martirio del Santo sono ancora oggi vivi e presenti nella nostra Chiesa. San Lorenzo, come ha scritto Sant’Agostino, amò talmente “Cristo nella sua vita” che “lo imitò nella sua morte” e “per il nome di Cristo, versò il suo sangue”.
Ecco, cari fratelli, sorelle e concittadini, prendiamo conforto dall’esempio di vita di questo grande Santo che la nostra città ha eretto a suo Patrono insieme a San Costanzo e Sant’Ercolano. E facciamo riecheggiare nelle case e all’interno delle nostre famiglie le parole del salmista quando dice “Beato l’uomo che teme il Signore e nei suoi precetti trova grande gioia”. Come vostro pastore, con queste parole di speranza, vi auguro, dal profondo del cuore, di trascorrere un vero giorno di festa, fecondo di grazia, di amore e di pace».


MA SCHERZIAMO!!!
è TUTTA ROBA LORO ANCHE L’ARIA???