di C.F.
Lorenzo Barone non pedalerà in Sud Sudan né potrà aggirare quella zona attraversando l’Etiopia. A darne notizia è stato lui stesso martedì mattina con un post sui social, spiegando che «rapimenti, bande armate, posti di blocco irregolari, traffici di esseri umani, scontri tra clan di etnie diverse, scontri tra clan di etnie diverse, flussi di profughi, attacchi armati al governo, guerre civili, frontiere chiuse e mancanza dei beni primari» non gli permettono «di pedalare dall’Uganda al Sudan con un rischio “relativamente” contenuto come fino ad ora nei paesi attraversati».
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Lorenzo Barone non pedalerà in Sud Sudan Il giovane umbro che in sella alla propria mountain bike ha già percorso più di 6.500 km dal Sud Africa all’Uganda, ma che ha di fronte un viaggio di altri 20 mila km abbondanti, dovrà prendere un volo aereo per aggirare uno dei paesi più pericolosi del continente africano. «Per qualcuno, forse, questa avventura perderà di valore, perché non sarò in grado di percorrere in bicicletta il 100% della distanza terrestre più lunga del mondo e vi capisco, tra questi ci sono anche io, dato che sono sempre stato dell’idea “tutto o niente”» ha scritto nel post con cui ha comunicato che non potrà attraversare il Sud in bicicletta, aggiungendo che «quando progettavo questo percorso di oltre 29 mila km attraverso tre continenti, stavo per abbandonare il progetto solo perché sapevo di non poter pedalare i circa 200 km in Siria e che altri problemi potevano verificarsi durante il viaggio limitandone il percorso. Poi però ho capito che potevo limitare il percorso, ma non potevo limitare me stesso». Barone, dunque, proseguirà la propria avventura, perché, dice, «credo sia un’esperienza troppo grande per essere abbandonata solo a causa di un paio di zone di guerra. Quindi, anche sapendo che non potrò mai dire di aver percorso interamente “la distanza terrestre più lunga del mondo”, continuo ad andare avanti, impegnandomi con tutte le mie forze».
@chilodice
