di Marco Torricelli
I giorni di sciopero sono trenta. Le manganellate prese un numero imprecisato. I blocchi stradali quattro, più quelli ‘volanti’. Uno quello ferroviario. Le manifestazioni, pure notturne, sono state difficili da contare. I viaggi della speranza – tra Bruxelles, Monaco, Firenze e Roma – svariati. Le ore di discussione – una quarantina solo negli ultimi due giorni – incalcolabili.
L’accordo E alla fine di tutto questo, eccola qua: quella che viene presentata come «un’ipotesi di accordo». Un milione di tonnellate di acciaio fuso all’anno; due forni di fusione, ma con riserva; poco più di 8 milioni per l’integrativo (meno della metà dell’anno scorso); recupero, tutto da verificare, del personale delle ditte esterne; politica commerciale, tutta da definire, verso i mercati del sud Europa e ai Paesi del Mediterraneo. Incentivi all’esodo per ora fermi a 80 mila euro.
L’assemblea Parte da qui, l’assemblea in programma a viale Brin. Che non è un’assemblea normale. Manco per niente. E lo sanno bene tutti: per primi i lavoratori, che si sono svenati in mese intero di scioperi, di presìdi sotto la pioggia e al freddo, di polemiche anche violente. Ma lo sanno anche i sindacalisti, che sono chiamati a spiegare il senso dell’ipotesi di accordo con cui andare alla ripresa della trattativa, mercoledì prossimo.
Il governo A fine giornata arriva anche il commento del ministro Federica Guidi ed è un commento che la dice lunga. Molto lunga: «La disponibilità, confermata dall’azienda, a modificare a fondo il piano industriale è il risultato dell’azione condotta dal governo ed è positivo che sia stata ora riconosciuta anche dalle organizzazioni sindacali. Questo è il risultato essenziale per ridare una prospettiva produttiva e occupazionale adeguata al sito di Terni, in linea con il rilievo strategico dell’Ast per l’economia italiana. Su richiesta delle parti, il governo si è spinto per senso di responsabilità a cercare di favorire un avvicinamento delle posizioni sul contratto integrativo, terreno propriamente delle parti. Avvicinamento che, nella giornata di ieri, si è potuto registrare. Il governo, pur nel pieno rispetto dell’autonomia delle parti, non può che registrare con preoccupazione il fatto che i sindacati non abbiano ancora scelto forme di lotta più coerenti con lo stadio raggiunto dal negoziato, tali da ridurre finalmente i costi sopportati dai dipendenti e dalle loro famiglie, nonché tali da evitare il rischio grave di compromettere il futuro di Terni sui mercati di riferimento. Il governo auspica pertanto che mercoledì, alla ripresa della trattativa, si sia registrata una evoluzione più costruttiva del contesto nel quale si svolge il negoziato e delle modalità di confronto tra le parti».
La ThyssenKrupp Parlando agli azionisti, Guido Kerkhoff, membro dell’executive board di ThyssenKrupp AG, di Terni ha detto poche cose: «Abbiamo presentato un business plan completo. Ci siamo posti un obiettivo globale di risparmio di 100 milioni di euro. Abbiamo anche in programma di effettuare ampie misure di ristrutturazione della produzione e dell’amministrazione. Ciò comporta anche una riduzione del personale. I dettagli sono attualmente oggetto di intensi negoziati in Italia».
Tornano gli ‘utili’ La multinazionale, intanto, ha annunciato di aver riportato i conti in attivo dopo tre bilanci in perdita, e distribuisce utili – 11 centesimi ad azione – agli azionisti. Nell’esercizio 2013-14, concluso a settembre, ha realizzato un utile netto di 210 milioni di euro, più che raddoppiando il risultato operativo (Ebit) a 1,3 miliardi di euro. Mercoledì era stato annunciato il prolungamento del contratto al presidente, Heinrich Hiesinger, fino al 2020: Il« bilancio 2013/2014 – è il suo commento – marca una pietra miliare nello sviluppo del nostro risultato aziendale».
Il parlamento europeo Un’interrogazione alla Commissione Ue, firmata da 32 eurodeputati socialdemocratici (S&D), chiede di «verificare che il piano di ThyssenKrupp sia idoneo a collocare Acciai Speciali Terni in una strategia internazionale di mercato secondo gli standard europei di sostenibilità ambientale che Ast già possiede» e di «dotare il piano Ue per l’acciaio di strumenti immediatamente operativi che consentano alle aziende europee specializzate di mantenere competitività sul mercato mondiale». Nel documento si chiede inoltre di valutare se la chiusura di uno dei due forni dell’acciaieria di Terni, ipotizzato entro il 2015-2016 dal nuovo piano industriale, non sia negativa per la concorrenza ed in contraddizione con l’impegno, assunto dalla stessa impresa tedesca dinanzi alla Commissione Europea, di sviluppare Ast come ‘concorrente forte e credibile’ nella produzione dell’acciaio inossidabile».
La Fismic Sono soprattutto due, secondo il segretario nazionale della Fismic, Marco Roselli, «i punti problematici della vertenza: i licenziamenti, che non possono essere accettati, e la garanzia per i lavoratori dell’indotto. Non vogliamo e non possiamo firmare nessun licenziamento. Gli esuberi eventuali, ora scesi a 125, vanno gestiti con percorsi precisi e lo stesso vale per aziende terze, come la Ilserv, dove i dipendenti debbono avere una garanzia di continuità lavorativa. Non vogliamo sentir parlare di licenziamenti». Un punto riguarda l’integrativo che era stato disdettato: «Per noi – spiega Roselli – è parte integrante e qualificante dell’accordo che dovremo sottoscrivere. Siamo arrivati a 8 milioni ma contiamo di aumentare questo tetto». Il sistema Ast, aggiunge Giovacchino Olimpieri, segretario provinciale di Terni, «vale il 25% del Pil regionale. Se si perdessero quest’azienda e le relative produzioni, il sistema manifatturiero ternano sarebbe destinato ad un inesorabile declino. E noi a questo non ci stiamo».
Ore 18.02 Un tweet di Maria Antonietta Vicaro, segretario generale della Ugl metalmeccanici, fa sorgere qualche perplessità: «#AstTerni assemblea divisa sullo sciopero vince chi urla di più ma forse abbiamo perso tutti», è il testo. Poi Vicaro, insieme al segretario nazionale dell’Ugl metalmeccanici con delega alla siderurgia, Daniele Francescangeli, allargano il discorso: «I lavoratori hanno scelto a maggioranza di proseguire lo sciopero e mantenere i presidi anche se non sono mancate posizioni diverse, ma c’è la necessita’ di avanzare nel percorso di dialogo avviato per ottenere giuste garanzie da azienda e governo».
Ore 17.00 Dopo gli interventi dei sindacalisti nazionali e di alcuni lavoratori, l’assemblea si è sciolta.
Ore 16.05 I sindacati comunicano che «lo sciopero prosegue e anche i blocchi delle portinerie». Se i lavoratori lo riterranno opportuno, si potrebbe pensare ad una rimodulazione delle iniziative. Tra le richieste dei sindacati c’è anche la verifica dell’applicazione del possibile accordo ogni sei mesi
Ore 16 Il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale, intanto, informa che mercoledì 26 novembre (ovvero lo stesso giorno del nuovo vertice al Mise tra azienda, governo e sindacati) il Parlamento europeo affronterà il tema della vertenza Ast. In quella data verrà infatti discussa l’interrogazione presentata da “L’Altra Europa per Tsipras” e con il dibattito che seguirà «si potranno finalmente porre le indispensabili premesse per la messa in discussione delle attuali strategie comunitarie per la siderurgia».
VIDEO: L’ASSEMBLEA IN VIALE BRIN
Ore 15.45 Contratto integrativo: un passo avanti è che il contratto integrativo non è stato cancellato. Ma ci sono tre milioni di differenza – 8 per l’azienda e 11 per i sindacati – sulla somma a disposizione. Ma i sindacati insistono sulle maggiorazioni su ‘notturno’, ‘domenicale’, sul premio di produzione di luglio – base 723 euro – e sui riconoscimenti di ruolo. Tutte cose sulle quali non c’è accordo. Secondo i sindacati, si sono «fatti dei passi in avanti». Investimenti garantiti da governo e enti locali sono importanti: oltre 20 milioni del governo, oltre a quelli della Regione. Prima di firmare accordo si farà un referendum certificato
Ore 15.30 I sindacalisti proseguono a illustrare i contenuti dei documenti: la forza minima non potrà essere inferiore a 2.400 unità. Gli investimenti saranno per 170 milioni. Per la Linea 5 proveniente da Torino, il montaggio inizia a gennaio e verrà avviata ad ottobre 2016. Su Interconnector per l’energia a basso costo si deve decidere. Non c’è, invece, il laminatoio a freddo e il temper che erano stati chiesti dai sindacati. Esuberi e salario: 125 gli esuberi ancora da gestire. Gli 80 mila euro di bonus per chi esce volontariamente potrebbero aumentare. L’azienda – riferiscono sempre i sindacati – dice che se non ci saranno volontari o accordo, licenzierà. I sindacati ribadiscono che non accetteranno questo punto. I contratti a termine potrebbero essere rinnovati: 7 sono già fuori e i sindacati chiedono il reintegro. Clausola di salvaguardia per le ditte terze: i sindacati chiedono che se una ditta (Ilserv) viene sostituita, i lavoratori di quella ditta devono essere assunti da chi subentra.
Ore 15.20 L’assemblea è iniziata. Novità, secondo i sindacati: il milione di tonnellate di produzione annua di acciaio fuso è prevista per i quattro anni del piano. La politica commerciale sarà indirizzata verso il mercato italiano e quelli dei Paesi del bacino del Mediterraneo.
Sostiene Morselli Per l’ad di Ast, Mucia Morselli, le cose sono chiare: «ThyssenKrupp non ha «intenzione di iniziare alcun processo di vendita di AST»; «nei prossimi due esercizi saranno in funzione entrambi i forni e se il mercato ne giustificherà l’utilizzazione, i due forni continueranno a operare insieme»; gli esuberi sono 290, ma «vanno dedotti 165 colleghi che, ad oggi, hanno già pianificato di lasciare l’azienda e, per quel che riguarda l’integrativo, il sacrificio è richiesto perché riduce di 260 il numero complessivo degli esuberi»; «l’amministratore delegato è molto preoccupato degli effetti che la prolungata chiusura aziendale sta avendo sul futuro dell’azienda».
M5S durissimo Il senatore Stefano Lucidi e i consiglieri comunali del Movimento Stelle ci vanno giù pesanti: «Ci stanno prendendo in giro. Vediamo perché. Orte-Civitavecchia: mancano circa 20 chilometri al completamento, ma la Tk-Ast e l’Umbria attendono questi lavori dal 2005 e saranno completati almeno tra 5 anni, cioè con i tedeschi probabilmente fuori da Terni e con il secondo forno già chiuso. Dalle notizie che trapelano dal tavolo non vi sono accenni alla questione centrali del nucleo idroelettrico di Terni, aspetto fondamentale per la crisi Ast, e sulla quale anche la Regione gioca un ruolo importante. Ma ovviamente anche questo aspetto è dimenticato. Eppure il governo ha accettato l’impegno della nostra mozione a rivalutare la cosa».
«Questione sindacale» Un mese e oltre fa, dicono i ‘grillini’, «i sindacati hanno gridato allo scandalo all’annuncio della proposta della Morselli riguardo la mobilità agevolata. Oggi invece gli stessi sindacati accettano la mobilità. L’integrativo invece, spiccioli per l’azienda, su cui si basa una grossa fetta dello stipendio di ogni lavoratore Ast? Basterebbe alla Morselli mandare a casa un po’ di dirigenti strapagati e di fannulloni protetti dai politici, senza tagliare gli stipendi a chi lavora davvero e fatica ad andare avanti».
I grandi assenti Secondo Lucidi e i consiglieri comunali «è impensabile che la questione ambientale relativa a Terni venga negata. Detto ciò, appare evidente che dopo sei mesi di trattative non ci sia neanche un parola scritta nero su bianco. In sei mesi non sono riusciti a trovare un accordo e scriverlo e firmarlo in modo definitivo. Niente. Mezza paginetta? no! Quello che chiediamo è che al tavolo vengano ammessi anche i due grandi assenti, cittadini e ambiente, e che si proceda per passi successivi, approvando punti in ordine del giorno e che tali punti non vengano più messi in discussione. La città non può più aspettare. E la questione acciaierie di Terni deve essere risolta prima delle elezioni regionali e non dopo».
