di Ivano Porfiri
L’Italia trema da Nord a Sud. Dopo la scossa di magnitudo 4 registrata a Gubbio domenica alle 11.06, altre forti scosse sono state registrate nella notte in diverse parti del paese: 3.2 nel Bresciano alle 4.17 e soprattutto quella di magnitudo 4 a Messina alle 5.20.
Gubbio: il commissario rassicura A Gubbio, intanto, proseguono le scosse di assestamento, che non fanno dormire sonni tranquilli alla popolazione. Del resto, quello in corso, è uno sciame che ha fatto registrare oltre tremila eventi da gennaio a oggi. A tentare di rassicurare la popolazione è il commissario prefettizio Maria Luisa D’Alessandro, dopo la riunione di domenica del Centro operativo comunale (Coc) allargato ai rappresentanti della Regione Umbria, Provincia di Perugia, carabinieri di Gubbio, vigili del fuoco, polizia provinciale, Forestale, gdf, Soprintendenza e Curia vescovile. «Dalla riunione – si legge in una nota ufficiale – è emerso che la situazione è sotto controllo e non ci sono indicazioni per particolari problemi, né sono stati segnalati danni a persone o cose».
Controlli in corso Intanto, il personale tecnico del Comune di Gubbio, insieme ai tecnici di Regione, Provincia e Soprintendenza, ha effettuato sopralluoghi sulle strutture dello stadio Pietro Barbetti, alcune chiese e 4 palestre, interessate da manifestazioni sportive. «Si coglie, comunque – viene spiegato – l’opportunità di effettuare verifiche tecniche su alcune delle strutture della città, in particolare i luoghi di culto interessati dalle imminenti liturgie legate al periodo natalizio». Il commissario D’Alessandro ringrazia «della particolare attenzione e per la vicinanza al territorio di Gubbio», la presidente della Regione Catiuscia Marini e il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi.
L’approfondimento: zona a rilascio continuo Nel frattempo i geologi studiano la situazione eugubina, considerata un «laboratorio naturale per lo studio della sismicità». «La sequenza sismica che sta interessando l’area di Gubbio – si legge in un approfondimento dell’Ingv – in particolare dal 18 dicembre, dopo l’evento di magnitudo 3.9, si inquadra in un’area dell’Appennino umbro-marchigiano che ha un rilascio sismico pressoché continuo. La zona è nota per alcuni terremoti di magnitudo tra 5 e 6 avvenuti in passato, l’ultimo dei quali a fine aprile del 1984 a sud di Gubbio».
Faglia o non faglia Proprio legato al terremoto del 1984, che fu stimato di magnitudo 5.2 (non provocò vittime ma danni del VII grado Mercalli in numerose località in provincia di Perugia) sorge tra gli studiosi un interrogativo: se gli eventi di questi giorni siano legati alla cosiddetta «faglia di Gubbio», una faglia ben studiata dai geologi che borda sul lato orientale il bacino di Gubbio, che «affiora sul bordo nord-est della valle di Gubbio e si immerge sotto alla valle stessa». Il terremoto del 1984 è avvenuto nel settore meridionale del bacino di Gubbio ed è probabilmente legato all’attività della faglia. «Tornando ai terremoti di questi giorni – scrivono gli esperti dell’Ingv – non è ancora chiaro se questi siano legati o meno alla faglia di Gubbio. La posizione degli epicentri dei terremoti degli ultimi anni (2010-2013) rivela una struttura allineata in direzione nordovest-sudest, che si è attivata in diversi settori e in momenti successivi». Si stanno al momento studiando le caratteristiche della sismicità per determinare quale sia la faglia attiva (o le faglie attive). «Sembra per il momento – sottolinea l’Ingv – che tra la struttura attiva in questi giorni e la faglia del 1984 ci sia un “offset” che non permette di legare facilmente i due andamenti alla stessa faglia».
