di Ivano Porfiri
Le notizie dalla Libia parlano degli insorti in marcia verso Tripoli e il Rais Muammar Gheddafi asserragliato nel suo bunker. Notizie che cominciano ad affluire più costanti via via che il paese esce dal tunnel della dittatura, ma che chi aveva l’orecchio teso verso la sua terra captava da giorni. Come Salem Bunuara, 60 anni, medico in pensione e traduttore al tribunale di Perugia. Storico dissidente, rifugiato in Italia da 40 anni, da quando la rivoluzione verde del colonnello Gheddafi ha spazzato via il re e i suoi sostenitori (Saalem è figlio di un ex ministro dei Lavori pubblici).
I retroscena della rivolta «La rivolta pacifica doveva iniziare il 17 – rivela – ma i ragazzi hanno iniziato un giorno prima. Noi che viviamo all’estero abbiamo sempre avuto notizie dalla rete di oppositori presenti nel paese». Alle telecamere di Umbria24.it Salem racconta gli anni dell’esilio, la rabbia di vedere il figlio del dittatore girare per Perugia con auto di lusso, le emozioni della liberazione di un paese oppresso da una dittatura crudele e via via sempre più lontana dalla realtà. «Temo colpi di coda perché Gheddafi è totalmente fuori controllo. Potrebbe usare le armi di distruzione di massa, il gas nervino», dice.
Lacrime sulla bandiera Salem si commuove quando pensa alla vecchia bandiera che sta facendo cucire da un sarto di Perugia. «Gheddafi l’ha cancellata per quello straccetto verde – dice fuori dai microfoni – non si cancellano le bandiere così». E quel popolo ora il suo orgoglio lo sta tirando fuori. «Quei ragazzi mi hanno sorpreso, siamo un popolo civile, più forte della violenza e della dittatura».
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Libici a Perugia Continua intanto l’afflusso di studenti libici all’Università per Stranieri. Una quindicina di loro, intervistati dall’agenzia AGI hanno detto di seguire «costantemente e con apprensione quanto sta avvenendo in queste ore nel nostro Paese». Sono divisi in pro e contro Gheddafi e molti di loro hanno paura ad esporsi troppo.

