Una società civile spaccata in due, quella che emerge dall’audizione in terza commissione consiliare per la proposta di legge “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale”, di iniziativa dei consiglieri regionali del Partito democratico Gianfranco Chiacchieroni, Giacomo Leonelli e dello stesso Solinas.
La proposta di legge intende contrastare l’omofobia agendo nei campi dell’istruzione, della formazione professionale e dell’integrazione sociale, consentire l’assistenza sanitaria anche a persone che non risultano nello stato di famiglia del malato, potenziare i centri anti-violenza e creare un Osservatorio regionale che monitori i comportamenti in materia, anche utilizzando il Corecom, per migliorare costantemente l’attuazione della legge.

Favorevoli A favore della legge ci sono i Radicali, Andrea Maori ha detto:«Sono molti gli episodi di omofobia, discriminazioni e violenze in danno di gay, lesbiche e transgender, inoltre in Umbria ci sono quasi 100mila persone provenienti da 150 diverse nazioni molte delle quali considerano l’omosessualità illegale e punibile con carcere, pena di morte, lapidazioni. Il cuore della proposta di legge è l’istruzione. La formazione sia fatta anche per il personale degli enti locali». Favorevoli anche Amnesty international, Famiglie arcobaleno che sostiene:«Il nostro parere su una legge che previene ogni forma di discriminazione è positivo. Come associazione di genitori omosessuali rivendichiamo il diritto alla genitorialità. L’omosessualità non è un disvalore».
Michael Crisantemi, a capo dell’ associazione E se domani, che approva però ma evidenzia: «Colpisce l’assenza della parola omofobia nell’articolato. Non sono usati i termini gay, lesbica, bisessuale, transessuale, ma ciò che non ha nome non esiste. Bene i corsi di formazione nelle scuole: i ragazzi non diventeranno certo gay se vengono informati sui gay, ma impareranno a rispettare le diversità. La politica faccia attenzione, in particolare il pd: il fallimento di questa legge sarebbe il vostro fallimento e non potrebbe che determinare conseguenze sulle future scelte degli elettori».
Roberto Mauri, di Omphalos dice: «La proposta di legge va bene, purché diventi legge. come lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) disconosciamo la teoria del gender: non esiste. nessuno vuole ‘genderdizzare’ i bambini. Il bambino che gioca con le bambole non può essere un problema. C’è differenza tra orientamento sessuale e identità sessuale. Non esiste solo la famiglia tradizionale». Federica Pascoli, dell’associazione Basta il cuore, afferma:« Come associazione di volontariato che si occupa prevalentemente di discriminazione nelle scuole e bullismo possiamo affermare che i bambini non discriminano, giocano con tutti e con tutto, il gender non esiste ma esiste per certi genitori». Il professor Mauro Volpi, dell’Università degli Studi di Perugia: «Sosteniamo una legge che è scelta di civiltà, ce n’è una necessità effettiva. c’è carenza legislativa su unioni civili e omofobia, e parliamo di diritti inviolabili sanciti dalla costituzione, dalla carta dei diritti fondamentali dell’unione europea, per arrivare anche allo statuto di questa regione. Qui non si vuole privilegiare qualcuno, la scuola pubblica non è ideologica ma fatta da una pluralità di posizioni da parte degli insegnanti che sono le più disparate fra loro. Bisogna riconoscere la diversità. Chi ha un orientamento sessuale diverso da noi non è malato. L’Osservatorio riferisca all’Aula periodicamente sui dati in suo possesso, rendendo edotta la comunità regionale». E’ stata poi Sara Pasquino, dell’associazione Liberamente donna a dire:« Lavoro per il centro antiviolenza di Terni. oltre 400 donne in Umbria hanno chiesto aiuto ai centri di Perugia e Terni, dove lavorano volontarie come me a 3 euro e 50 centesimi l’ora, anche se i fondi previsti giacciono ancora nelle casse dei comuni di Perugia e Terni. Le istituzioni debbono farsi carico di tutto ciò. Questa legge è un passo verso la civiltà e servirebbe anche la legge sulle politiche di genere».

Contrari L’avvocato Simone Pillon, del consultorio “La dimora” – Forum delle famiglie, contrario alla proposta di legge, ha attaccato dicendo:«Non accettiamo bugie come quella che l’ideologia gender non esiste. Se non esiste, allora non insegniamola a scuola. Questa legge, cui siamo contrari, non difende dalla discriminazione gli omosessuali ma promuove economicamente le associazioni che si occupano di queste materia. La Regione non può appoggiare un’ideologia a scapito di altre. L’aspetto educativo non può essere demandato in questa maniera, passando sulla testa dei genitori. La scuola non è la scuola del partito di governo ma è la scuola di tutti».
Vincenzo Silvestrelli, del Movimento per la vita, ha detto:« Siamo contrari a ogni discriminazione e violenza, noi aiutiamo le donne che non riescono a portare avanti la gravidanza. Le leggi regionali devono garantire tutti, anche in materia di disoccupazione, maternità, disabilità. Si sta cercando di sminuire la portata dell’operazione di diffusione dell’ideologia gender e intanto la portiamo a scuola. la scuola è fondamentale per lo stato, ma qui c’è rischio di ideologia, quindi di utilizzo di strumenti di dominio. Quando la famiglia è forte, anche lo Stato lo è”.
La studiosa Maria Rita Castellani, ha aggiunto: «La scuola italiana è di qualità, l’educazione spetta ai genitori. La politica deve collaborare in questo, non imporre. Nella proposta di legge non c’è un progetto educativo esaustivo. Si vogliono imporre dall’alto norme su temi così delicati che arrivano a contrapporre visioni dell’uomo mai esaminate in precedenza. Contenuti così importanti non possono non essere condivisi da professori e genitori e lasciate alla libera scelta di docenti e famiglie. Chi non si trova ad essere conforme deve poter esercitare la propria obiezione di coscienza. Mancano prerogative essenziali per la condivisione di tale progetto».

Lenida Carnevali, dell’asssociazione genitori Perugia-Corciano, ha detto:«Come psicologa e come genitore posso dire che ai bambini non interessano le questioni di genere quanto piuttosto la gentilezza e la disponibilità di chi hanno vicino in classe. Chiedo attenzione per la sensibilità di tutte le famiglie e che la proposta di legge preveda la presenza di esperti in materia. Sarebbe utile creare una rete di associazioni per capire come rispettare la sensibilità di tutti».

Pierpaolo Servillo, dell’Associazione famiglia, verità e persona, ha sostenuto «Contrari alla legge. La politica non deve imporre quote omo e trans nelle aziende. inseriamo piuttosto quote riservate ai poveri o agli orfani. Non rifinanziate la legge sulla famiglia, non togliete le tasse che gravano sulle famiglie e fate una legge in favore di un’ideologia senza futuro. Ogni artificio verrà smascherato quando sarà evidente che avete recepito direttive da potenti lobbies europee».