La discarica di Sant'Orsola

di Daniele Bovi
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Le discariche dell’Umbria hanno di fronte cinque anni circa di vita, mentre non è ancora chiaro il modo attraverso cui si chiuderà il ciclo. Non si sa cioè come, con quale tecnologia si distruggerà quella parte residua dei rifiuti (ad oggi circa il 50%) che non viene differenziata. Tutto ciò mentre in materia di conferimenti in discarica si procede con continue proroghe. Questa la sintesi dell’audizione dei vertici delle società che in Umbria si occupano di raccolta e smaltimento dei rifiuti che si è tenuta martedì in consiglio regionale. Di fronte ai membri del Comitato di vigilanza e controllo si sono seduti Graziano Antonielli (Gesenu), Giuseppe Sassaroli (Sia), Luciano e Moira Viventi (GesCo), Giorgio Custodi (Sao, gruppo Acea), Sandro Gerometta e Walter Rossi (Vus), Stefano Tirinzi (Asm Terni), Maurizio Tonnetti (Tecno Service Terni), Carlo Tamburi (Tsa), Cristian Goracci e Luca Giannini (Sogepu).

L’audizione Delle sei discariche esistenti in Umbria tre stanno chiudendo e la volumetria residua «dovrebbe preoccupare». Questo perché, come emerso nel corso delle audizioni, per ampliarle servono anni e, con ritmi di conferimento elevati, «andrebbero pianificati per tempo eventuali ampliamenti». Sul tavolo c’è poi un quadro normativo confuso, all’interno del quale ci si districa attraverso deroghe continue. Secondo le regole europee infatti in discarica non potrebbero finire rifiuti il cui potere calorifero è superiore ad una determinata soglia (13 mila kilojoule per chilogrammo). Una norma introdotta in Italia nel 2003 e che mirava a far arrivare meno rifiuti nelle discariche così da poterli «valorizzare» bruciandoli. Un divieto in realtà mai entrato in vigore ed oggetto quindi di una raffica di proroghe nel corso degli anni. L’ultima, almeno fino alla prossima, lascia tempo fino alla fine del 2013 ed è arrivata mentre in Umbria si temeva il peggio a causa dell’immobilismo del vecchio governo. Se veramente l’Ue facesse pretendessero il rispetto del dettato normativo, molte regioni si troverebbero da un momento all’altro in ginocchio.

IN CONSIGLIO REGIONALE ATI ABOLITI: AUTORITA’ UNICA PER ACQUA E RIFIUTI

Il nodo css In più non è stato ancora previsto l’adeguamento degli impianti di selezione dei rifiuti ai parametri di produzione del combustibile solido secondario, l’ormai noto css che può essere composto da frazione secca, rifiuti bioessiccati e scarti provenienti dal processo di recupero dei materiali (cioè dalla differenziazione). L’altrettanto noto decreto dell’ex ministro per l’Ambiente Clini consente ai cementifici (in Umbria ci sono i Barbetti e i Colaiacovo) di sostituire in parte i combustibili fossili proprio con il css. In consiglio regionale il centrodestra spinge per questa soluzione, mentre per il suddetto adeguamento degli impianti di selezione servirebbero alcuni milioni di euro, comunque meno rispetto a quelli necessari alla costruzione di un termovalorizzatore. Come sottolineato nel corso dell’audizione poi, in caso di produzione di css occorrerebbero fondi per trasportarlo e per pagare chi lo brucia.

Differenziata Antonielli, presidente (a giugno in scadenza) della società più importante della regione ha ricordato i finanziamenti regionali che consentiranno la realizzazione di un impianto per il biogas e di uno per il trattamento dello spiazzamento stradale, «entrambi di notevole importanza: uno – ha detto – permette di recuperare energia e l’altro di recuperare un ulteriore 5% dei rifiuti, differenziandoli». Antonielli ha poi riferito che la raccolta differenziata attualmente si attesta al 58% e che nel 2013, a Perugia, si raggiungerà il 65%. Decisamente più bassi, come noto, i dati che riguardano il Ternano. Secondo Tirinzi dell’Asm a fine 2012 la differenziata è al 45% e il servizio porta a porta copre appena il 10% della popolazione.

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