Prosegue con la storia di Lavinia la serie di articoli che Umbria24 dedica ai racconti dei giovani umbri alle prese con un mercato del lavoro dove non mancano casi di sfruttamento, paghe da fame, mancate tutele e così via. Per raccontare la vostra esperienza contattateci attraverso i canali social di Umbria24 oppure mandate una mail a redazione@umbria24.it o umbria24tr@gmail.com
di Ilaria Alleva
Lavinia, dopo qualche esperienza nel mondo del lavoro con contratti a tempo determinato, ha deciso di provare ad entrare nella cucina di una pasta all’uovo del sud dell’Umbria all’età di 29 anni. «Mancavano poche settimane al mio compleanno, e quando ho fatto il colloquio non ho pensato che fosse una cosa importante». In realtà l’età contava, e molto.
I primi giorni Arrivata nella cucina la titolare, una signora piuttosto anziana, chiede a Lavinia se sia in grado di fare le verdure gratinate. Lavinia lo sa fare, ma ognuno ha il suo modo e quindi ha chiesto alla signora di farle vedere come le faceva lei. Subito la titolare si imbizzarrisce: «Esiste un modo solo di fare le verdure gratinate, se non lo sai fare vuol dire che non sei buona a niente». A parte le battute sarcastiche poco edificanti, Lavinia i primi due giorni lavora abbastanza bene. Parlando con la titolare, però, viene fuori che la giovane ha compiuto 30 anni proprio nei giorni precedenti. La cosa manda la titolare in agitazione e fa regredire Lavinia allo status di lavapiatti. «Lavavo tutto con l’acqua gelida perché non veniva l’acqua calda, riempita continuamente di insulti».
Bagno senza cestino Lavinia racconta un episodio agghiacciante: dopo qualche settimana di lavoro, le vengono le mestruazioni. Ovviamente, quando si lavora in cucina si deve stare in piedi per molte ore e non si hanno molte occasioni di andare al bagno. Prima di andare, Lavinia ha chiesto alla titolare dove potesse buttare l’assorbente: in bagno non c’era alcun cestino. «I secchi erano di fuori, e avrei dovuto attraversare tutto il locale con l’assorbente in mano e gettarlo». Quindi la soluzione è quella di mettere una bustina sul pavimento del bagno, da usare come cestino: il suggerimento viene dalla titolare in persona. La sera, però, la titolare sventola la bustina davanti a tutti: «Di chi è ‘sta bustina?». Lavinia, imbarazzatissima, risponde che è la sua, ma che le aveva detto la proprietaria di fare così. «No, te la devi mettere in borsa». Secondo la titolare, quindi, Lavinia avrebbe dovuto portare tutto il giorno gli assorbenti usati nella propria borsa, per poi buttarli a fine turno. Le colleghe le danno la conferma che loro fanno così.
Sgravi fiscali «Cucinare era il mio grande sogno. Ma non a quelle condizioni: ero continuamente insultata, mi veniva detto che non sapevo fare nulla. La sera quando staccavo dal turno chiamavo il mio ragazzo in lacrime mentre tornavo a casa. Così ho fatto richiesta altrove e mi hanno presa» racconta Lavinia. «Quando la titolare l’ha saputo, il giorno che sono andata a prendere i soldi mi ha detto di iscrivermi a un corso di cucina organizzato da un ufficio di collocamento, così poteva pescarmi tra quelli e avere uno sgravio fiscale. Quei 30 anni che avevo compiuto da poco le impedivano di assumermi, perché le sarei costata troppo». Lavinia racconta la frustrazione provata dopo essersi resa conto che tutti quei maltrattamenti erano dovuti alla sua età. «Invece di umilarmi avrebbe potuto essere chiara da subito, avrei fatto subito il corso se quello serviva a farmi un contratto». Alla fine Lavinia ha preferito andarsene, avendo ormai trovato lavoro altrove.
