Prosegue con la storia di Milena la serie di articoli che Umbria24 dedica ai racconti dei giovani umbri alle prese con un mercato del lavoro dove non mancano casi di sfruttamento, paghe da fame, mancate tutele e così via. Per raccontare la vostra esperienza contattateci attraverso i canali social di Umbria24 oppure mandate una mail a redazione@umbria24.it o umbria24tr@gmail.com
di Ilaria Alleva
Milena è una ragazza ternana che ormai ha quasi 30 anni, ma ci ha tenuto a contattare la nostra redazione per raccontare la sua primissima esperienza in un mondo del lavoro che già qualche anno fa metteva in mostra tutte le criticità di un sistema fuori controllo.
Il villaggio turistico «Conoscevo il titolare di un villaggio turistico, i miei ci andavano tutti gli anni. Quell’estate avrei compiuto 18 anni e volevo fare una prima esperienza, e non ho pensato a tutte quelle cose che oggi conosco: il titolare mi disse che potevo tranquillamente fare l’animatrice, così partii». Milena non fece domande sulla retribuzione, nè sul contratto, pensando ingenuamente che una volta sul posto le avrebbero fatto firmare qualcosa. Nei tre mesi che avrebbe passato nel villaggio nessuno si sarebbe mai posto il problema.
La stagione Il lavoro si è rivelato subito più impegnativo del previsto: orari impossibili, nessun giorno di riposo, per tre mesi consecutivi: «Lavoravamo dalle sette del mattino alle due di notte, senza interruzioni, perché durante ‘l’ora del silenzio’ noi eravamo impegnati in altre attività, come le riunioni dello staff. La domenica il turno si allungava, perché c’era il cambio tra i clienti che andavano via e quelli che arrivavano: noi dovevamo farci carico dei bagagli e dell’accoglienza, perciò iniziavamo alle cinque del mattino».
Gli alloggi A differenza dei clienti, gli animatori non avevano dei bungalow come alloggi. «Dormivamo in strutture di plastica rotonde che noi chiamiamo ‘ovetti’, con delle brandine una sopra all’altra. Ovviamente questi alloggi erano un ricettacolo di insetti impossibili da mandare via. Avevamo il permesso di tenere all’interno le nostre cose e oltre ai pasti passati dal villaggio era tutto a nostro carico. Tuttavia spesso si verificavano dei furti, roba piccola, a me sparivano sempre i biscotti, proprio perché era impossibile avere una vera e propria privacy».
Il cibo Quando si lavora in cucina o in un villaggio turistico spesso si potrebbe pensare che il cibo sia l’ultimo dei problemi. Milena però ci ha raccontato tutto il contrario: «La cucina ci passava gli avanzi dei clienti del giorno prima, ovviamente solo quelli che non potevano più essere riutilizzati, altrimenti riso in bianco, a pranzo e a cena. In tre mesi ho perso 14kg. Il mio supervisore, una donna di 30 anni, mi aveva presa di mira e faceva in modo che quel poco cibo arrivasse a tutti tranne che a me. I miei vennero a trovarmi per il mio compleanno, in estate, e pregai mia madre di portarmi, di nascosto, un pezzetto di pizza che dovetti mangiare in bagno per non rischiare che me lo rubassero».
Il supervisore Milena era sotto la tutela di un’animatrice di 30 anni, che però dal primo giorno si è impegnata per renderle la vita impossibile dal momento che non aveva dovuto seguire il normale iter di ‘assunzione’ ma era stata scelta direttamente dal titolare. «Mi comunicava gli orari sbagliati delle riunioni in modo che io fossi sempre in ritardo, mi rubava il cibo e mi prendeva in giro di continuo. Addirittura in una domenica in cui il super market era chiuso, mi fece sparire gli assorbenti e io ne avevo estremo bisogno». Milena tentò anche di segnalare la cosa al capo animatore, che non mosse mai un dito.
La paga Dopo tre mesi da incubo, finalmente la stagione estiva finì e arrivò il momento di tornare a casa. Milena aveva dato per scontato che per tre mesi senza nemmeno un giorno di pausa, con quegli orari impossibili, la paga sarebbe stata almeno decente. «Mi diedero 800 euro in totale, in nero. Non mi fecero mai firmare alcun contratto. Ero una bambina, un’ingenua, e questa fu la mia prima esperienza nel mondo del lavoro. Quando tornai a casa e mia madre mi presentò un normalissimo pranzo con primo, secondo e contorno, mi misi a piangere. Fu la peggiore estate della mia vita». Milena non è mai più tornata a fare l’animatrice, ma la sua esperienza spiega perché tra i ragazzi questo sia un mestiere sempre meno gettonato.
