Prosegue con la storia di Lavinia la serie di articoli che Umbria24 dedica ai racconti dei giovani umbri alle prese con un mercato del lavoro dove non mancano casi di sfruttamento, paghe da fame, mancate tutele e così via. Per raccontare la vostra esperienza contattateci attraverso i canali social di Umbria24 oppure mandate una mail a redazione@umbria24.it o umbria24tr@gmail.com

di Ilaria Alleva

In prova Ancora una vicenda spiacevole che si è svolta nella cucina di un noto ristorante del sud dell’Umbria: Ilenia inizia una prova come cuoca. Viene da studi alberghieri e cucinare è la sua più grande passione. Presto però si trasforma in un incubo: «In tutte le cucine c’è un po’ di nonnismo col nuovo arrivato, nell’ambiente si sa. Io, anche se ero in prova, sono stata messa ai primi, con una responsabilità enorme visti i tempi serrati. Mi hanno detto da subito che ero troppo lenta perché preparavo i tagliolini allo scoglio in maniera troppo precisa: per loro il pesce andava cotto nella pentola a pressione e lasciato a mollo per giorni e giorni, contro ogni norma igienica esistente».

I proprietari asfissianti Il ristorante in questione è una piccola azienda a conduzione familiare. La vecchia proprietaria però, madre dell’attuale titolare, non aveva alcuna intenzione di lasciare la presa: «La signora aveva un sistema di videosorveglianza con cui ci controllava da casa. Un giorno mi ha cronometrata mentre pulivo le cozze: ci ho messo 30 minuti a togliere la mucillagine. Mi hanno rimproverata dicendo che le cozze dovevo pulirle alla bell’e meglio e basta». Nonostante Ilenia fosse l’unica in grado di fare la pasta a mano delle tre persone in cucina, cercava di controllare anche gli altri piatti. Il padre del proprietario però non era d’accordo: «Una sera ho aperto il forno per controllare se la crosticina del pesce stesse venendo bene. Non ho fatto in tempo a richiudere lo sportello che questo signore mi ha aggredita, urlandomi contro che ero una stupida, per poi prendere quel pesce e lanciarmelo addosso».

Colleghi invidiosi Ilenia racconta anche un altro episodio, quando la signora è arrivata come una furia in cucina trascinandola per un braccio per tutto il locale per farle vedere che i banconi non erano puliti. «Li ho sempre puliti come volevano loro, con acqua e aceto, anche se la norma prevede molto più di una botta di spugna. Improvvisamente non andava più bene. Solo dopo ho scoperto, grazie alla cameriera, che l’altro cuoco parlava male di me ai proprietari per paura che io lo superassi». Ilenia racconta a Umbria24 come le cose siano andate peggiorando: lo chef in carica continuava a mettere la pulce nell’orecchio dei proprietari persino sui guanti. Ilenia li ha dovuti comprare da sé, ed erano della stessa marca dell’altra collega. Così il cuoco ha detto ai proprietari che Ilenia li aveva rubati. Solo l’intervento dell’altra cuoca ha salvato Ilenia dall’accusa di furto.

Servizio da incubo Come sta emergendo dalle varie testimonianze arrivate a Umbria24, la vita in cucina per una donna è particolarmente complicata quando si presentano le mestruazioni. «Avevo avvertito tutti che quella sera avrei dovuto assentarmi ogni volta che avevo necessità di cambiare l’assorbente. Beh, non mi hanno mai mandata in bagno. Alla fine avevo il sangue che mi colava dai pantaloni, un’umiliazione incredibile. Il tutto ovviamente condito dalle solite urla dei proprietari, dalle loro richieste impossibili: se regalavano loro dei funghi, li portavano a noi, alle 20.30 di venerdì sera e ci chiedevano di fare per loro un piatto di tagliolini a parte, nel bel mezzo del servizio all’ora di punta».

Orari e contratto Ilenia aveva un contratto a chiamata: 30 euro al giorno per stare in cucina dalle 9.00 del mattino alle 16.00, avere un’ora di pausa, rientrare alle 17.00 fino alle 2.00 della notte. «I proprietari non ci facevano fare pause, né prima né dopo il servizio. Non potevamo nemmeno andare in bagno per tutte quelle ore! Alla fine dopo pochi mesi me ne sono andata, non ne potevo più, anche perché questo contratto che mi avevano promesso inizialmente non arrivava mai. Ho detto ai proprietari che per quei pochi soldi e per quelle condizioni me ne sarei andata. Non hanno fatto una piega, nemmeno hanno provato a ragionare con me per trovare una soluzione. Ecco come è stato ripagato il mio impegno».

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