Al centro il vicepremier del Kuwait insignito della laurea (Foto F.Troccoli)

di Iv. Por.

Un ponte verso Sud e verso l’area nevralgica del Medio Oriente e del Golfo Persico. C’è l’interesse accademico ma non solo dietro alla laurea honoris causa in Sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali che è stata conferita giovedì dall’Università per stranieri di Perugia allo sceicco Mohammad Sabah Al-Salem Al-Sabah, vice primo ministro e ministro degli Esteri del Kuwait. La cerimonia è avvenuta nell’ambito dell’inaugurazione dell’86° anno accademico dell’ateneo umbro.

Ruolo chiave «Lo sceicco Sabah Al-Salem Al-Sabh – sottolinea una nota dell’Università per stranieri – è conosciuto nel mondo per il significativo operato svolto nei campi della diplomazia, delle relazioni economiche internazionali e intergovernative. In particolare, le sue competenze e la sua esperienza sono considerate di grande rilievo per la stabilità politica del Medio Oriente». Il vice primo ministro kuwaitiano, subito prima del conferimento della laurea honoris causa, ha tenuto una lectio doctoralis dal titolo “Kuwait: ridurre i divari. Il destino di una Nazione”.

Università italo-kuwaitiana Il rettore dell’Università per stranieri, Stefania Giannini, nel corso della sua relazione, ha auspicato l’istituzione di una «Università italo-kuwaitiana» che – ha detto – «potrebbe al meglio sintetizzare il comune impegno dei nostri Paesi, delle nostre comunità scientifiche e produttive, per il futuro dei nostri giovani». Proposta accolta con favore anche dal ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, ospite della cerimonia. Il ministro ha ricordato il suo rapporto di «amicizia e collaborazione» con il vice primo ministro del Kuwait. «Un paese – ha detto – con cui vogliamo intessere relazioni sempre più strette».

Risposte alla «primavera araba» E’ necessario che l’Italia e l’Europa diano «risposte concrete per chi, sulla sponda araba del Mediterraneo, in piazza chiede libertà, pane e lavoro: tutto questo anche per non dare spazio al sotterraneo lavoro del fondamentalismo», ha detto Frattini. «Le rivolte nei Paesi arabi – ha proseguito – hanno confermato che l’aspirazione alla libertà e alla dignità è universale. E il coraggio di tanti studenti ci ha aperto gli occhi. Abbiamo capito – ha sottolineato il ministro – che la nostra stabilità ed i nostri interessi non sono incompatibili con i loro interessi». Secondo Frattini, «è arrivato dunque il momento di passare dai partenariati di convenienza ai partenariati di convivenza» con i Paesi di quella zona del mondo. Frattini ha concluso ricordando la sua battaglia per facilitare i visti per gli studenti della sponda sud del mondo arabo e dei Paesi del Golfo.

Tunisini a casa A chi gli ricordava come Perugia viva un problema di flusso criminale dalla Tunisia e il sindaco si sia rivolto perciò all’ambasciatore di quel paese, Frattini ha risposto che «noi siamo intervenuti molte volte, ci sono stati moltissimi rimpatri, migliaia di tunisini sono stati riaccompagnati in Tunisia con un accordo con il governo tunisino. Come è noto – ha aggiunto – tra qualche giorno ci saranno le prime elezioni democratiche dopo alcuni decenni in Tunisia e pensiamo che il governo che uscirà da quelle elezioni rinnoverà con l’Italia un accordo durevole: questo era un governo transitorio che, devo dire, ha fatto molto, e già circa diecimila tunisini sono stati riaccompagnati a casa».

Con la cultura si mangia Infine, sull’università in generale Frattini ha detto che «bbiamo un debito civile, morale, storico nei confronti dell’università, debito che deve essere ripagato assicurando al sistema della ricerca i necessari strumenti finanziari per il suo mantenimento». Con una velata nota polemica verso Tremonti ha aggiunto: «non e’ vero che con la cultura non si mangia: l’Italia per secoli ha fatto della cultura il suo ambasciatore principale nel mondo».

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