Papa Francesco ad Assisi, Foto Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli
Twitter@MauriTroccoli

La sua devozione per il Poverello di Assisi assomiglia a quella di tanti comuni mortali, matura lentamente col passare del tempo e cresce in intensità e empatia. Papa Francesco ne da conferma, ancora una volta, con l’enciclica ‘Laudato si’, la prima scritta integralmente di proprio pugno (la precedente, ‘Lumen Fidei’, l’ha ereditata da Papa Benedetto). E non soltanto per il nome con la quale l’ha consegnata alla chiesa e alla storia, ma per l’intensa aderenza al francescanesimo delle origini, tanto «radicalmente ecologico» quanto radicalmente dalla parte dei deboli.

Come Francesco Consumo della creazione e sofferenza dei deboli, Francesco, non smette mai di tenerli in connessione. E cita appunto il poverello di Assisi e il suo comportamento, apparentemente folle, di ‘parlare agli animali’ di rapportarsi alle più piccole creature, come i fiori e le piante, chiamandole sorelle. A proposito di San Francesco Papa Francesco scrive: «Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, ‘considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella’. Questa convinzione non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio. D’altra parte, san Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà: ‘Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore’ e ‘la sua eterna potenza e divinità vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute’. Per questo chiedeva che nel convento si lasciasse sempre una parte dell’orto non coltivata, perché vi crescessero le erbe selvatiche, in modo che quanti le avrebbero ammirate potessero elevare il pensiero a Dio, autore di tanta bellezza.21 Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode».

Inquinamento e poveri Quando parla di surriscaldamento del pianeta e di conseguenze climatiche, Papa Francesco ricorda i poveri e come questi siano i più vulnerabili rispetto ai cambiamenti per l’impossibilità di accedere a servizi e strumenti di protezione. Ricorda quanta parte di umanità, circa un quarto, viva vicino al mare e come questa possa essere minacciata dall’innalzamento del livello delle acque marine. Ricorda i poveri sul dramma che deriva dalla scarsità d’acqua e dalla sua potabilità. E sulla progressiva erosione della biodiversità Papa Francesco scrive: «Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto». «La cura degli ecosistemi richiede uno sguardo che vada aldilà dell’immediato, perché quando si cerca solo un profitto economico rapido e facile, a nessuno interessa veramente la loro preservazione. Ma il costo dei danni provocati dall’incuria egoistica è di gran lunga più elevato del beneficio economico che si può ottenere». Poi parla di ‘Inequità plòanetaria’ e scrive: «nel cambiamento climatico ci sono responsabilità diversificate e, come hanno detto i Vescovi degli Vescovi della Regione Patagonia-Comahue (Argentina), Mensaje de Navidad (dicembre 2009), Stati Uniti, è opportuno puntare «specialmente sulle necessità dei poveri, deboli e vulnerabili, in un dibattito spesso dominato dagli interessi più potenti». Bisogna rafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ciò stesso non c’è nemmeno spazio per la globalizzazione dell’indifferenza». Quindi una esortazione: «Anche se questa Enciclica si apre a un dialogo con tutti per cercare insieme cammini di liberazione, voglio mostrare fin dall’inizio come le convinzioni di fede offrano ai cristiani, e in parte anche ad altri credenti, motivazioni alte per prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili. Se il solo fatto di essere umani muove le persone a prendersi cura dell’ambiente del quale sono parte, ‘i cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede’. Pertanto, è un bene per l’umanità e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni». 

Consigli pratici E tra i consigli pratici ricorda di  «evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quando ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico». Suggerisce il car sharing: «condividere un medesimo veicolo tra varie persone». Quindi una preghiera per la terra, che possono «condividere tutti quanti crediamo in un Dio creatore onnipotente, e un’altra affinché noi cristiani sappiamo assumere gli impegni verso il creato che il Vangelo di Gesù ci propone». 

Preghiera per la nostra terra ‘Dio onnipotente, che sei presente in tutto l’universo e nella più piccola delle tue creature, Tu che circondi con la tua tenerezza tutto quanto esiste, riversa in noi la forza del tuo amore affinché ci prendiamo cura della vita e della bellezza. Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle senza nuocere a nessuno. 185 O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare gli abbandonati e i dimenticati di questa terra che tanto valgono ai tuoi occhi. Risana la nostra vita, affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo, affinché seminiamo bellezza e non inquinamento e distruzione. Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi a spese dei poveri e della terra. Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa, a contemplare con stupore, a riconoscere che siamo profondamente uniti con tutte le creature nel nostro cammino verso la tua luce infinita. Grazie perché sei con noi tutti i giorni. Sostienici, per favore, nella nostra lotta per la giustizia, l’amore e la pace’.

La nota dei vescovi I vescovi umbri si dicono «lieti dell’impronta francescana che il Papa ha dato alla nuova Enciclica ‘Laudato si’, sulla cura della casa comune. Nel testo di Bergoglio, oltre a S. Francesco, è citato anche l’altro grande Santo umbro, Benedetto da Norcia»m scrivono in una nota e aggiungono: «Un’enciclica attesa, in un momento storico in cui la questione ambientale è diventata drammatica, insieme con le questioni di carattere sociale che vi sono connesse. ‘Un’enciclica che costituisce – afferma l’arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, nonché vice presidente della Conferenza episcopale umbra, mons. Domenico Sorrentino – un nuovo capitolo della dottrina sociale della Chiesa, che chiama a una vera e propria conversione ecologica. Ne sono interpellati i singoli, la società civile e la politica. Si richiedono nuovi stili di vita e un rinnovato impegno a favore dell’ambiente, della vita umana, della famiglia, dei poveri’».

La chiesa umbra I Vescovi umbri – continua la nota – affidano il documento all’attenzione di tutte le componenti della comunità cristiana e della società civile, lieti in particolare del fatto che papa Francesco ha voluto dare ad esso, fin dal titolo, una speciale impronta “francescana”. San Francesco d’Assisi, patrono dei cultori dell’ecologia, è infatti citato tante volte, soprattutto per il suo Cantico di Frate Sole, testo di profonda spiritualità e perla letteraria agli albori della letteratura nazionale. E nell’udienza generale di mercoledì 17 giugno scorso il Papa, parlando proprio della sua Enciclica sulla cura della “casa comune” che è il creato, ha detto: «Questa nostra “casa” si sta rovinando e ciò danneggia tutti, specialmente i più poveri». Un appello quindi alla responsabilità che le Chiese dell’Umbria raccolgono ricordando l’episodio in cui l’immagine di Cristo crocifisso parlò al Santo poverello di Assisi a S. Damiano: «Francesco, – gli dice chiamandolo per nome – va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». È l’invito che anche oggi il Signore, attraverso l’Enciclica del Papa, continua a rivolgere: il Signore chiama a “riparare” la casa del nostro cuore perché vi possa abitare; la casa della sua Chiesa; la casa del mondo. Tra gli altri Santi, nell’Enciclica è citato anche Benedetto da Norcia, anch’egli onore dell’Umbria e grande testimone di impegno per la cura della “casa comune”, all’insegna dell’ora et labora.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.