Lamberto Sposini

di Iv. Por.

Lamberto Sposini è stato salvato ma con gravissimi danni alla sua salute. Potevano essere evitati? Secondo la famiglia del noto giornalista umbro sì se non ci fossero stati ritardi nei soccorsi. Si fonda su questo la causa che viene discussa da giovedì 19 dicembre davanti al giudice del lavoro di Roma.

Sotto accusa L’azione contro i due medici che hanno soccorso Sposini subito dopo l’ictus durante «La vita in diretta», il coordinatore del servizio sanitario della Rai e la stessa Rai – secondo quanto riporta Panorama – è stata promossa da Francesca Sposini, figlia dell’anchorman e dal suo rappresentante legale. A loro si è unita loro l’ex compagna di Sposini, Sabina Donadio, che agisce per conto della figlia 12enne Matilde.

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La causa Nella causa intavolata dall’avvocato Domenico d’Amati si chiede come sono stati gestiti i primi soccorsi, se la gravità della situazione sia stata subito compresa dai medici della Rai e se sia stata segnalata tempestivamente al 118, basando tutto sul rapporto tra il giornalista e la Rai, ovvero una collaborazione coordinata e continuativa, che lo renderebbe al pari di un dipendente nel trattamento sanitario. Rapporto che, invece, la Rai nega affermando anche che in casi simili sarebbe sconsigliato l’intervento chirurgico prima di quattro ore, come sostiene una perizia di parte.

L’odissea del 29 aprile Sullo sfondo resta l’odissea vissuta da Sposini quel 29 aprile 2011 dal momento dell’ictus, alle 14.05, fino all’arrivo al Policlinico Gemelli, ricostruita da Panorama. Secondo la testimonianza del vicedirettore di Rai1 Daniel Toaff, presente in studio, Sposini «all’improvviso ha come una scossa, si allontana; poi sento Mara che grida. Mi giro e vedo Lamberto a terra: rantola. Penso a un infarto, esco dalle scale antincendio e corro all’ambulatorio interno. Trovo l’infermiera, le dico di cercare subito il dottore, c’è un’urgenza».

I primi soccorsi e i ritardi Secondo testimonianze, il medico – che si scoprirà essere un odontoiatra – non arriva prima di un quarto d’ora. Intanto a chiamare il 118 è un figurante della trasmissione che segnala «un malore», tanto che il 118 assegna codice «giallo» e comincia a cercare un’ambulanza che, alla vigilia della beatificazione di Giovanni Paolo II, sembra introvabile. Alla settima telefonata l’operatore del 118 parla col medico, che avrebbe parlato di un «possibile infarto» chiedendo un intervento urgente. «È un’urgenza assoluta – dice secondo le trascrizioni citate da Panorama – sennò mi muore qua sotto le mani». L’unica ambulanza disponibile è a Trastevere e impiega ancora minuti preziosi ad arrivare: quando varca i cancelli di via Teulada ne sono passati 40 dalla prima chiamata. Intanto amici e colleghi di Sposini continuano a chiamare il 118.

L’ospedale sbagliato La prima tappa dell’ambulanza è l’ospedale Santo Spirito, che non è attrezzato per affrontare il danno cerebrale del giornalista: il reparto di neurochirurgia è chiuso dal 2010. Allora il trasferimento al Gemelli. Lì a salvare la vita a Sposini con un intervento di tre ore è il neurochirurgo Giulio Maira, richiamato a Roma mentre sta andando a Firenze per un convegno. Da allora il giornalista vive un lungo calvario di cure e riabilitazione. Oggi, a poche settimane dal 62esimo compleanno vive in una casa vicino Milano, come aveva scritto Umbria24, in una condizione molto lontana da una vita normale.

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