di Ivano Porfiri
«In Umbria, nel 2009, ci sono stati oltre 3 mila tra separazioni e divorzi, il tribunale ecclesiastico umbro ne ha trattati il 3,1%. Dove sono gli altri? Quanti di questi matrimoni sono veramente validi? Quante altre domande o considerazioni si possono e devono fare?». Sono alcune delle considerazioni sull’attività del Teru (conosciuto ai più come Sacra Rota) fatte nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario dal neo vicario giudiziale, padre Cristoforo Pawlik , subentrato nell’incarico lo scorso anno a monsignor Pierluigi Rosa.
Quanto durano i matrimoni E, ancora, la durata della convivenza coniugale, definita dallo stesso vicario giudiziale «il “termometro” della salute di un matrimonio» dice che 11 cause trattate nel 2010 hanno riguardato una convivenza coniugale durata meno di un anno, 13 da uno a due anni, 10 da due a tre anni, 12 da tre a cinque anni, 22 da cinque a dieci anni ed altre 22 oltre dieci anni. Un segnale di allarme che non può lasciare indifferente la Chiesa.
L’allarme della Chiesa «Nel processo canonico di nullità matrimoniale – ha detto padre Pawlick – non ci sono e non possono esserci “vincitori o vinti”, perché qualsiasi esito o verdetto avesse la causa, nella società e nella Chiesa rimane comunque una ferità aperta per un matrimonio fallito, che spesso coinvolge persone terze e, peggio ancora, figli innocenti (vere vittime del fallimento matrimoniale), che pagano le sue gravissime conseguenze. Credo che tutti abbiamo sotto gli occhi situazioni di crisi che portano sovente alla separazione, al divorzio e non di rado alla formazione di una nuova relazione nella convivenza o nel matrimonio civile, così pure alla richiesta di verifica della validità del vincolo matrimoniale. Infatti, qualche tempo fa, ho letto che in Italia vi sarebbero delle percentuali delle infedeltà coniugali “spaventose” (55% uomini e 45% donne). Se questa fosse la statistica, si dovrebbe ammettere e riconoscere che, nella nostra società, vi è il rifiuto dei contenuti essenziali del matrimonio. Qualche eco di questo dato risuona nel recente libro–intervista a Benedetto XVI, Luce del mondo. Aldilà di numeri o statistiche, occorrere che ci prendiamo seriamente l’impegno di come cercare queste “pecore” e di riportarle alla piena comunione con Dio e con la Chiesa».
I numeri Le cause di nullità pendenti al tribunale ecclesiastico umbro al 31 dicembre 2009 erano 89, mentre quelle introdotte nel 2010 sono state 86 per un totale di 175 cause trattate, delle quali 90 espletate nel corso dello scorso anno (83 chiuse con sentenza affermativa, 5 chiuse con sentenza negativa e 2 con rinuncia a proseguire). Pertanto, le cause pendenti al 31 dicembre 2010 risultavano 85, quattro in meno rispetto all’anno precedente. Una leggera flessione si registra anche nel numero delle cause introdotte negli ultimi due anni, passate da 93 (2009) a 86 (2010).
Tante sentenze affermative «Potrebbe sembrare, dal numero delle cause trattate, dalle tante sentenze affermative e poche negative – ha commentato il vicario giudiziale –, che in Umbria si è molto aperti, disponibili nell’emettere le sentenze affermative. Ma così non è da quanto si evince dai dati dei Patroni stabili (gli avvocati iscritti all’albo del Teru, ndr), che nell’anno 2009 hanno fatto oltre 300 consulenze legali, di cui solo 50 sono state presentate all’esame processuale. A queste vanno sommate le consulenze dei Patroni esterni, che sono state 43. Nel 2010 le consulenze sono state altrettanto numerose e il numero delle case introdotte dai Patroni stabili sono state 53 e 33 da quelli esterni. Dal confronto di queste cifre, si può subito capire, quale importante filtro esercitano i Patroni stabili. Ritengo che anche gli avvocati esterni, prima di presentare una causa, svolgano un’importante opera di consulenza e di verifica».
I tempi delle cause Interessanti i tempi di durata del processo di prima istanza, che «sono abbastanza celeri nel trattare le cause», ha evidenziato padre Pawlik nel fornire questi dati: 11 cause trattate in meno di sei mesi, 51 da sei mesi ad un anno, 13 da un anno ad un anno e mezzo, 9 da uno anno e mezzo a due anni e 6 oltre due anni.
Finanziato dall’8 per mille Non meno rilevante è l’aspetto economico dell’attività del Teru, un’attività «quasi totalmente finanziata dalla Cei con il ricavato dell’otto per mille – ha ricordato padre Pawlik –. Questo ci permette di concedere, nei casi d’indigenza, confermati dai parroci, il gratuito patrocinio. Nell’anno 2010 le cause patrocinate gratuitamente sono state 12, un dato che ci fa capire l’effettivo peso della crisi economica attuale, che non risparmia nessuna persona».
Gli operatori del Teru Il vicario giudiziale ha sottolineato anche che «il lavoro è stato svolto con la massima serietà e professionalità, da un organico complessivo di 34 operatori del Teru composto da 11 giudici (di cui 3 lavorano anche come giudici istruttori), 7 difensori del vincolo, 1 cancelliere, 4 notai e 11 periti, professionisti seri, competenti e attenti ai problemi degli uomini, sempre nel rispetto della visione cristiana della persona umana».
La «delibazione» Padre Pawlik, nel riflettere sui casi trattati, ha evidenziato che «sono aumentate molto le cause conflittuali con delle contrapposizioni delle parti convenute assolutamente legittime e riconosciute dalla vigente legislazione. Il motivo per cui la parte si oppone al processo di nullità, spesso non ha nulla a che fare con le motivazioni di fede, nel desiderio di salvare il matrimonio e per riprendere la vita coniugale, ma “semplicemente” per tutelare altri interessi, assolutamente estranei al nostro procedimento. In pratica si tratta di impedire la possibile delibazione della nullità matrimoniale, perché recentemente la Corte di Cassazione (con la sentenza n. 2600 del 4 febbraio 2010) ha sancito che la delibazione della sentenza ecclesiastica di matrimonio cancella il mantenimento fin dall’inizio e se il coniuge che, in virtù di una pronuncia di divorzio ha percepito il relativo assegno, deve restituire le somme avute a tale titolo; la sentenza di delibazione della nullità del matrimonio ecclesiastico, pienamente riconosciuta nell’ordinamento italiano, ha efficacia di giudicato ex tunc e “spazza via” ogni decisione “contraria” come quella di divorzio in quanto il divorzio presuppone l’esistenza del legame, mentre l’altra no».
Il grazie del vescovo Prima dell’incontro con la stampa si è svolta una concelebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, presieduta dal cardinale Fortunato Baldelli, penitenziere maggiore del Papa. A lui l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti ha rivolto il saluto di benvenuto, oltre che un sentito ringraziamento. Il Teru ha di recente lanciato il sito internet: www.tribunaleecclesiasticoumbro.it dove è possibile trovare delle informazioni utili.

