di Maurizio Troccoli
Sono in tanti, si definiscono invisibili, quelli che restano in cima ai 28 scalini che portano alla tomba di San Francesco.
A pochi metri dal Santo A chi frequenta quel luogo di culto sarà accaduto di vederli lì. Magari scoprono soltanto in quella occasione, giunti alla meta del pellegrinaggio di non potere compiere gli ultimi metri per pregare davanti alla tomba del Poverello d’Assisi. Così è accaduto a un disabile, che ha scritto a San Francesco e i suoi pensieri sono stati pubblicati sul sito del Corriere.it, a firma di Simone Fanti
Invisibili a chi non vuol vedere Francesco «sei ascoso – scrive il pellegrino disabile – agli sguardi e alle preci di molti invisibili. Ventotto gradini separano la tua sacra tomba da noi che per destino, o come diresti tu volontà del Signore, abbiamo qualche problema di deambulazione. Bambini, adulti e qualche anziano restano fermi sulla tua soglia. Quella porta che tu volesti fosse sempre aperta davanti al più umile degli umili opera umana ha reso inaccessibile». Restano lì queste «persone invisibili a chi non vuol vedere».
Il suggerimento L’autore della lettera ipotizza una soluzione :«Eppure, in un angolino minuscolo della sacrestia, lontano dagli occhi della gente e dalla opere dei più grandi artisti ma vicino al cuore dei cristiani, un posto ci sarebbe per costruire un ascensore».
La visita del Papa e linaccessibilità a Santa Chiara «A ottobre un Papa, che giunge dai confini del mondo – scrive ancora – e ha preso il tuo nome, visiterà questi luoghi santi fermandosi, all’istituto Serafico per cechi e sordomuti, a raccogliere le voci di chi soffre: bambini e ragazzi fino a 20 anni con disabilità gravi. E forse accoglierà, come avresti fatto tu, in un abbraccio chi il destino ha voluto compisse un percorso diverso. Forse più difficile di altri. E sono convito che se potesse li accompagnerebbe in braccio da te e da Chiara (altra tomba dai ricchi marmi lontana da chi non può muoversi)».
Mendicanti fuori dal tempio. La lettera si conclude con una denuncia contro la decisione di tenere i mendicanti fuori dal tempio. L’autore della lettera nell’esortazione a San Francesco, povero tra i poveri e mendicante anch’egli, alla ricerca della carità cristiana e bisognoso della provvidenza di Dio, come gesto che metta chi dona nelle condizioni di piacere al Signore, indica il sindaco come autore della decisione e scrive: «Tre anni fa i tuoi confratelli chiusero l’ostello dei pellegrini, un luogo per tutti coloro che, a piedi o in bicicletta, arrivavano ad Assisi, fra loro anche quelli che camminavano affidati alla provvidenza per giungere sino a te, elemosinando quel tozzo di pane e un giaciglio dove trovar ristoro, trovavano cristiana accoglienza. Oggi i mendicanti per un’ordinanza del sindaco non possono fermarsi a meno di 500 metri dalla casa di Dio. Ad Assisi, dove ogni tre case si trova una chiesa, questo significa fermarsi negli uliveti che circordano la città».
Le risposte Se tra i tanti che rispondono alla lettera apparsa su Corriere.it c’è chi ricorda che con gli stessi problemi è riuscito a raggiungere la tomba di San Francesco grazie all’aiuto dei frati che con la forza delle loro braccia l’hanno condotto nel luogo di culto, dal Sacro Convento i frati fanno sapere che «esiste un percorso secondario dotato dell’apparecchiatura mobile per le sedie a rotelle. Quel percorso non è accessibile al pubblico ma i disabili possono usufruire di quell’apparecchiatura previa richiesta al Sacro Convento. Per percorrere questo itinerario occorre l’assistenza di una persona che dovrà aiutare la persona con difficoltà motorie anche a salire e scendere dal motoscale che porta alla tomba di San Francesco». Quanto invece alla denuncia dei mendicanti fuori dal tempio, ancora i frati in contatto telefonico con Umbria 24 chiariscono che «l’ordinanza del sindaco esiste ma nella realtà è inapplicata».
Anche il sindaco risponde Il sindaco Claudio Ricci ha citato «il ‘complesso basilicale di San Francesco’ come un modello di accoglienza e restauro, di rilievo internazionale, con ampia ed elevata gratitudine per l’opera svolta dai custodi, che si sono alternati, e dall’ordine dei frati minori conventuali. Durante i lavori di restauro, dal 1997 dopo il sisma, i luoghi spirituali e i beni culturali della Basilica Papale sono stati “rimessi in luce” e resi maggiormente accoglienti e fruibili per tutti». «Per raggiungere la cripta delle reliquie di San Francesco – scrive ancora Ricci in una nota – ci sono due scale “storicamente molto strette” (ricordiamo che la tumulazione avvenne nel 1230, ad opera di Frate Elia, quattro anni dopo la morte del Santo, e solo nel 1818 si sono svolte le opere di scavo e ritrovamento) e, soprattutto per ragioni strutturali, statiche ed estetiche, é molto complesso (quasi impossibile) applicate i sistemi usuali di accessibilità. Peraltro, come già ricordato, i farti conventuali accompagnano (se richiesto) i disabili sino alla cripta quindi ci sono sembrate “inesatte” (e poco generose) le osservazioni a mezzo stampa, pur nel rigoroso rispetto di tutte le opinioni.Nel territorio di Assisi, con gli oltre 4000 interventi fra restauri e nuove infrastrutture, sono state svolte innumerevoli opere che hanno ampliato l’accessibilità nei luoghi della città e nei beni culturali (certamente ad Assisi, città medievale, ci sono molti vicoli stretti, scale impervie e salite ampie difficili da superare)». Al sindaco era rivolta anche la denuncia per l’ordinanza di allontanamento dei mendicanti, nella lettera del disabile.
