Santambrogio durante l'incontro

di Dan.Bo.

Continuazione e potenziamento delle politiche di trasferimento tecnologico verso la società e, soprattutto, diventare soggetto promotore e di riferimento per una proposta di nuovo sviluppo territoriale. All’aula «Salzano» del Dipartimento di Scienze politiche lunedì è andato in scena il terzo e ultimo degli incontri tematici organizzati dal professor Ambrogio Santambrogio, direttore del Dipartimento e candidato rettore. Il titolo scelto per l’appuntamento (gli altri due erano dedicati a didattica e ricerca) era «Fare Terza missione», dove per quest’ultima si intende una lunga serie di attività che riguardano, essenzialmente, il dialogo tra l’Università e la società e in particolare l’applicazione diretta, la valorizzazione e l’impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo socio-culturale ed economico della società.

Terza missione «Se da una parte è innegabile – ha spiegato il professore – il valore sia culturale che prettamente economico del trasferimento tecnologico diretto, è anche vero che le difficoltà e i cambiamenti economico-sociali, sia globali ma tanto più locali, che stiamo vivendo spingono verso un cambiamento di approccio, di mentalità e di costume, pena un inevitabile declino». Santambrogio, «forte dell’esperienza maturata con buone pratiche già attuate in settori specifici», si propone di riuscire «ad ampliarle ad altri ambiti e a renderle sistematiche».

Il dibattito Nel corso del dibattito che si è aperto è stato messo l’accento sul travaso di cultura che l’Università deve compiere verso l’esterno, anche con azioni non immediatamente fruttuose o monetizzabili, e sulla necessità di completare le collaborazioni individuali (come ad esempio le consulenze) con altre di tipo istituzionale e sistematiche. Altri hanno sottolineato la necessità di incentivare analisi e studi su problemi e realtà locali, sull’importanza di formare figure di alto livello che possano dirigere realtà complesse e sulla sfida, centrale, dell’interdisciplinarietà.

Il metodo «Interdisciplinarità e valenza universale del lavoro accademico – ha detto il direttore del Dipartimento concludendo la sua riflessione – sono elementi che caratterizzano la mia candidatura». In apertura invece il candidato rettore aveva parlato del metodo partecipato attraverso il quale ha voluto sviluppare il suo programma, dagli incontri tematici a quelli nei vari Dipartimenti e con i colleghi: «Un metodo – ha detto – che rivendico. Sono soddisfatto perché almeno è stato gettato un seme con la speranza che germogli e si sviluppi». Un approccio che, è stato detto, punta a non assecondare le tendenze individualistiche che caratterizzano anche il mondo accademico.

Twitter @DanieleBovi

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