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venerdì 2 dicembre - Aggiornato alle 03:27

La storia di Ciro e Massimiliano: dall’Umbria al Canada per diventare papà di Marco

Umbria24 accolta a casa loro: «In Italia è cominciata la lotta con la burocrazia, non è semplice ma eravamo pronti»

Ciro e Massimiliano

di Maria Sole Giardini

Una casa in campagna, un dolce sul tavolo e l’albero di Natale, mentre tutto intorno giochi sparsi ovunque e un bimbo che sorride. Umbria24 è stata accolta a casa di Massimiliano e Ciro, papà del piccolo che chiameremo Marco, nato con un percorso di gestazione per altri o maternità surrogata fatto all’estero, uno dei temi più divisivi dei nostri giorni. C’è chi lo chiama utero in affitto, ma è una locuzione da respingere per tanti motivi: nel caso di Massimiliano e Ciro semplicemente perché questa tecnica è avvenuta in Canada, dove le donne che mettono al mondo il bimbo per altri lo fanno in forma altruistica, ossia gratuitamente, e solo all’esito di esami medici e psicologici, oltreché di un’attenta verifica economica e patrimoniale. Ma sono tanti i paesi che hanno reso legale la gestazione per altri, tra questi il Portogallo, che un mese fa ha dato il via libera per le coppie eterosessuali. E in Italia? Qui da noi ci sono politici, anche donne, come Giorgia Meloni e Mara Carfagna che vorrebbero introdurre il «reato universale» per la maternità surrogata, come se si potesse interferire sulle leggi di altri Stati, ma in Italia ci sono anche associazioni (Famiglie Arcobaleno, Luca Coscioni, Certi Diritti e altre) che da anni lottano per una legge che la renda possibile anche nel nostro paese. Nel mezzo di questo dibattito, frequentemente sguaiato, ci sono loro, le famiglie che hanno fatto questo percorso all’estero, che al loro rientro in Italia devono affrontare la burocrazia, oltreché la diffidenza, spesso l’ignoranza.

VIDEO INTERVISTA
Dall’Umbria al Canada per diventare papà E una di queste famiglie è quella dei papà Ciro e Massimiliano, che vivono in provincia di Perugia, con il figlioletto Marco. C’è chi li definisce «famiglia non tradizionale» a loro piace chiamarsi «arcobaleno», ma esiste davvero una tradizione o una regola quando si tratta di sentimenti? Per avere la famiglia che hanno desiderato tanto, con un bambino, sono dovuti volare oltre oceano, in Canada per la precisione. Dalla decisione di affrontare il viaggio, alla nascita del figlio sono passati alcuni anni, scanditi da paure, incertezze, delusioni, angosce per il futuro, ma anche gioia, sorrisi, nuove amicizie, che porteranno sempre nel cuore, e soprattutto lui, il piccolo Marco, che ora ha poco più di un anno e gattona intono all’albero di Natale. «Di questa scelta – raccontano i due papà a Umbria24 – ne abbiamo parlato poco dopo esserci conosciuti, entrambi avevamo il desiderio di diventare papà, di allargare la famiglia, perché la nostra era una famiglia già in due. Ci siamo detti: dobbiamo parlarne seriamente e dopo un confronto abbiamo deciso. Poi il contatto con amici di Roma, che avevano già fatto il percorso, ha messo in moto il tutto, era il 2016».

Una scelta che cambia la vita Un percorso, quello affrontato da Massimiliano e Ciro, che cambia la vita: «La nascita di Marco è stata l’emozione più grande, come per ogni genitori, è stata accompagnata anche la paura di non essere in grado, ma la fatica è ricompensata da questa gioia, nostro figlio». A chi vorrebbe proibire questa pratica perfettamente legale in Canada e in tanti altri paesi, o la associa addirittura al nazismo, come fa Matteo Salvini, Massimiliano e Ciro rispondono: «Sono persone che semplicemente non sanno di cosa stanno parlando».

La genitorialità per coppie dello stesso sesso Il desiderio di maternità e paternità, in effetti, sono istinti che non si possono spiegare: per qualcuno è più forte, alcuni pensano di non averlo, altri ancora non lo hanno proprio e non vogliono essere genitori, ma in ogni caso dovrebbe essere fuori discussione la libertà di scegliere. Tuttavia, per le coppie omosessuali che vivono in Italia, rincorrere questa volontà diventa complicato se non impossibile. Le coppie dello stesso sesso, infatti, per la legge 184 del 1983 non possono fare domanda di adozione, non possono nemmeno, secondo la legge 40 del 2004, ricorrere a tecniche di fecondazione medicalmente assistita, come ad esempio la fecondazione eterologa, che in Italia è perfettamente legale per coppie eterosessuali. Quali possibilità rimangono a queste persone? Volare all’estero.

L’Italia si volta dall’altra parte Anche se l’Italia ancora non vuole riconoscere l’esistenza di queste famiglie o fa finta di voltarsi dall’altra parte, altri Paesi, anche vicinissimi a noi, lo hanno fatto eccome. Per le coppie lesbiche basta volare nella vicinissima Spagna per ricorrere a donazione di gameti, ma anche in Danimarca, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Austria, Grecia, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna, ovvero ovunque tranne in Italia e nell’Est Europa. Per gli uomini, invece, che oltre alla donazione di ovociti devono ricorrere alla gestazione per altri, è più complesso. I Paesi che danno maggiori garanzie a tutte le parti coinvolte sono sicuramente gli Stati Uniti e il Canada, ma quelli che hanno reso legale la gravidanza per altri sono tanti.

Gestazione per altri: come funziona La gravidanza per altri o maternità surrogata, è una tecnica medica per la quale una donna porta avanti una gravidanza per coppie (o anche single in alcuni Stati), che non possono in alcun modo affrontarne una. Per essere ammesse come ‘gestanti’ queste donne, devono superare controlli medici e psicologici rigidissimi, devono avere una casa di proprietà, uno stipendio adeguato e non versare in condizioni di povertà ed essere pienamente consapevoli del percorso. La legge canadese è molto rigida e le cliniche non farebbero mai accedere al programma donne povere, con problemi di salute o psicologici. E la stessa cosa vale per i futuri genitori: anche loro devono affrontare percorsi psicologici e visite mediche. In più, in Canada come in Grecia, Portogallo e Inghilterra, la gravidanza per altri è legale solo il forma altruistica. Cioè la gestante non percepisce denaro per il gesto che sta compiendo, se non un mero rimborso per le spese sostenute, ossia spese mediche e altro. Certo, rimane comunque un percorso costoso, perché se è vero che la gestante lo fa quasi gratuitamente le cliniche, gli avvocati, i viaggi arei e i soggiorni più o meno lunghi, comportano spese elevate. Ma Ciro e Massimiliano ci tengono a dire che non è un percorso per ricchi: «Noi siamo una famiglia come tante, non avevamo a disposizione grandi cifre, abbiamo dovuto fare mutui e chiesto aiuto alle nostre famiglie, perché quando hai questo desiderio forte una strada la trovi».

Le «surrosister» Per quanto possa sembrare impossibile l’esistenza di donne tanto altruiste, Ciro e Massimiliano, che queste donne le hanno conosciute di persona, ci confermano che sono anche molte: «Siamo in contatto costante con la gestante, ci sentiamo ogni giorno, ci videochiamiamo ogni due settimane e abbiamo un gruppo Whatsapp chiamato Family dove ci scambiamo sempre consigli. In Canada – raccontano i due papà a umbria24 – andavamo a cena insieme con tante altre «surrosister», così gli piace chiamarsi. Loro dicono “è un qualcosa che voi ci date da custodire per voi e noi poi ve lo restituiamo”. È un gesto bellissimo di amore – commentano Ciro e Massimiliano – e ce ne sono davvero tante, sempre disponibilissime». Un altruismo raro, forse difficile da comprendere, ma la testimonianza dei due papà umbri, così come servizi giornalistici, tra cui quello della scomparsa Nadia Toffa, che queste donne le ha intervistate di persona, ci fa comprendere che esistono davvero, la cultura del dono non è del tutto scomparsa e il denaro non compra proprio tutto.

Cultura del dono Cultura per l’appunto, forse è solo una questione culturale a cui l’Italia deve ancora abituarsi? Ce lo raccontano sempre Massimiliano e Ciro che già nei due voli di ritorno hanno notato differenze enormi: «Nel primo volo da Toronto ad Amsterdam erano solo sorrisi e congratulazioni. Nel secondo volo Amsterdam-Roma dove la maggior parte dei passeggeri erano italiani, invece, era un via vai di sguardi giudicanti. Ti sentivi tutti gli occhi addosso. D’altronde – proseguono – siamo osservati anche qui nella nostra piccola cittadina di provincia. Durante un aperitivo c’erano ragazze che ci osservavano insistentemente, ma non con sorrisi che si fanno quando si vede un bambino piccolo. Quello che più ci importa, però, è la tutela di Marco, noi le spalle le abbiamo grosse, se le dovrà fare pure lui per abituarsi a rispondere a tante domande».

Mancano le tutele per Marco Come ci raccontano Massimiliano e Ciro «una volta in Italia è cominciata la lotta con la burocrazia e l’ignoranza, il problema all’Inps per i congedi parentali dei due papà, i problemi in Comune per spiegare perché Marco avesse due cognomi. Non è stato semplice, ma ce lo aspettavamo». Già, perché se un bambino nasce in un Paese dove la gestazione per altri è legale nel certificato di nascita avrà come genitori chi lo ha fortemente voluto e soprattutto se ne prenderà carico per tutta la vita. Una scelta logica e, invece, per lo Stato italiano non è così. Marco tornato in Italia ha potuto essere registrato da un solo papà, quello così detto biologico e l’altro dovrà fare domanda di adozione. Un’assurdità tutta italiana che va contro le decisioni della Cedu (Corte europea per i diritti dell’uomo) che si è sempre pronunciata per il riconoscimento di entrambi i genitori nel certificato di nascita per il bene del bambino, che è primario. Tante anche le sentenze emesse dalla Cassazione che hanno dato ragione a coppie di papà e costretto sindaci a registrare i certificati di nascita esteri in attesa che il Parlamento smetta di voltarsi dall’altra parte e legiferi sul tema.

Regolamentare la gpa in Italia Intanto Marco esiste grazie a Ciro e Massimiliano e nasceranno sempre più bambini come lui. Ciro e Massimiliano sono un punto di riferimento per tanti che vorrebbero iniziare, perché il pericolo, soprattutto nei paesi più poveri, che qualche donna possa essere costretta alla maternità surrogata dalla povertà esiste, ma non è certo il caso del Canada. Ecco perché i due papà umbri consigliano sempre di informarsi bene prima di fare qualunque passo; ecco anche perché l’associazione Luca Coscioni, insieme a famiglie arcobaleno, certi diritti e altre hanno chiesto leggi chiare e depositato una proposta per regolamentare la gravidanza per altri solidale in Italia. Una legge tutela sempre più di un divieto. La gravidanza per altri, come l’aborto e il divorzio prima, è un argomento certo complesso, ma che esiste da trent’anni e più. Dove ben regolamentato, con leggi che tutelano tutte le parti, fa nascere migliaia di bambini ogni anno e per un paese in forte calo demografico come l’Italia, vietare a chiunque una possibilità come questa appare anacronistico. A chi pensa o urla invece che «è una cosa che non farebbe mai», Emma Bonino, la leader radicale che ha reso legale l’aborto, risponderebbe: «Io non lo farei non deve diventare allora nemmeno tu lo devi fare».

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