Gli organizzatori della PerugiAssisi, scrivono a quanti hanno partecipato alla marcia 2022, per condividere una iniziativa di ‘proposte per la pace’ individuando nuovi criteri di alleanze tra i paesi.
Il documento Il lungo testo parte da una affermazione: «Ci sono – scrivono – tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra. La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine». Il testo continua spiegando come «dopo settanta milioni di morti e la fine della seconda guerra mondiale, alcune donne e uomini di paesi diversi hanno cercato di mettere al bando la guerra creando le Nazioni Unite, ideando una forza di polizia internazionale e promuovendo un nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità della persona umana e dei popoli». Venendo ad oggi: «Dal 24 febbraio è in corso una drammatica escalation militare che sta facendo strage di vite umane e che minaccia di condurci alla catastrofe nucleare. Dinnanzi a questa drammatica realtà, all’invasione russa, al legittimo diritto alla resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace». Gli organizzatori parlano di «conseguenze dell’escalation militare» definendole «terrificanti». Quindi un appello all’«Unione Europea» che ha «più di ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere l’iniziativa per scongiurare il peggio che deve ancora venire, per salvare la vita degli ucraini e di tutti gli innocenti che stanno morendo sotto le bombe e per proteggere i propri cittadini dalle tragiche conseguenze della guerra». Con durezza, rivolgendosi all’Europa, affermano che «le sorti dell’Ucraina, dell’Europa, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, della libertà, della democrazia e della pace nel mondo, sono troppo importanti per essere lasciate nelle mani dei signori della guerra».
Un patto con la Russia Il nuovo testo prova a mettere un punto: «Non è vero che non si può fare niente». E spiega: «Invece della corsa alle armi si può alimentare una lungimirante sequenza di iniziative politiche improntate alla ricerca delle condizioni di una pace giusta e duratura». Continua con una serie di «invece» e alternative: «Invece dei propositi di vittoria» «si possono ricreare le condizioni per la ripresa del dialogo»; «Invece dell’isolamento della Russia si può proporre di riporre le armi per costruire assieme in Europa un sistema di sicurezza comune dall’Atlantico agli Urali basato sul disarmo, i diritti umani, il diritto all’autodeterminazione dei popoli». Si rafforza l’idea di una nuova alleanza: «Così come nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest, oggi dobbiamo lavorare alla costruzione della Casa Comune Europea e dare vita ad un sistema di sicurezza paneuropeo nella prospettiva di una federazione europea che riunisca tutti gli stati del nostro continente».
Proposte Ancora idee: «Invece di continuare a svilire le Nazioni Unite si può impegnare il Segretario Generale dell’Onu e l’Assemblea generale ad avviare un negoziato globale per la pace in cui tutti i governi del mondo, a cominciare dalle grandi potenze, siano chiamati ad affrontare i veri nodi globali dello scontro, assumendosi la responsabilità di scegliere la via della pace anziché la via della guerra (perché non lavorare ad una Conferenza mondiale della pace?)». Quindi da subito «alla comunità internazionale tocca ora un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace». Il lungo documento si conclude con una precisazione di fondo: «L’invasione russa dell’Ucraina è un crimine. Gli ucraini sono stati aggrediti, hanno il diritto di resistere e noi abbiamo il dovere di aiutarli. Ma nessuno si può permettere di ignorare le conseguenze delle proprie azioni. Per questo dobbiamo decidere: continuiamo sulla via della guerra o scegliamo la via della pace?»
