«Vinci l’indifferenza». Questa la scritta che domenica comparirà sullo striscione che aprirà la Marcia della pace Perugia-Assisi, presentata mercoledì a Roma, nella sede della Federazione nazionale stampa italiana. «È arrivata l’ ora di reagire – ha detto Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace – non possiamo continuare ad assistere alle stragi senza assumerci la responsabilità di dire basta e costruire la pace». Secondo i dati riferiti da Lotti al momento le città che hanno confermato la loro presenza sono 464, le scuole 102 e 769 tra associazioni e istituzioni; in totale, stando alle stime del Comitato promotore, dovrebbero partecipare decine di migliaia di persone.
Disperato bisogno di pace La Marcia è stata definita da Lotti come «la più grande manifestazione contro quello che sta accadendo in Siria, la prima e purtroppo unica manifestazione in Europa». Un fatto, quest’ultimo, «gravissimo, uno scandalo. Abbiamo un bisogno disperato di una politica di pace e di dare una risposta al grido di dolore». L’appuntamento di domenica per Sergio Bassoli rappresenta «non l’inizio e neppure la fine perché l’impegno preso con la marcia continua ogni giorno». Alla conferenza stampa per la Fnsi ha partecipato il presidente Giuseppe Giulietti, secondo il quale anche la comunicazione può svolgere il suo ruolo «per abbattere i muri di odio».
Guerra permanente Presente all’appuntamento di Roma anche Arci: «In questi tempi avari di mobilitazione dei cittadini – ha detto Franco Uda – dobbiamo tenerci stretta la marcia Perugia-Assisi avendo in testa un progetto politico con proposte alternative alla guerra perenne». Tra i tanti partiti che sfileranno domenica c’è anche Rifondazione comunista, compresi il segretario nazionale Paolo Ferrero e quello regionale Enrico Flamini. «La guerra permanente – scrivono -, infinita ed imperialista, scatenata dalla Nato, continua a mietere vittime civili e ad alimentare l’odio in Afganistan, Iraq, Libia, Ucraina, Siria, Yemen ed in Palestina. La guerra crea i profughi, alimenta il terrorismo e la povertà. Le spese militari hanno subito nell’ultimo decennio a livello mondiale un pesante innalzamento, sottraendo fondamentali risorse alla lotta alla fame, alle malattie curabili e all’analfabetismo. Il governo italiano è una rotellina di questo infernale ingranaggio: Renzi ha continuato ad acquistare cacciabombardieri e l’Italia a vendere cacciabombardieri e bombe ai paesi belligeranti nell’area del golfo persico, a partire dagli amici dell’ISIS come l’Arabia Saudita».
Ma c’è chi dice no Chi non parteciperà alla Marcia è invece il Movimento Nonviolento, secondo cui le affermazioni contenute nell’appello che l’ha convocata sono «troppo generiche, prive di qualunque impegno – è scritto in una nota – e obiettivo politico stringente all’altezza della tragica realtà dei nostri tempi. Il movimento per la pace non deve essere riportato alla genericità degli slogan retorici, che non spostano in avanti il processo di disarmo e di costruzione delle alternative alla guerra». In occasione della Marcia, verrà anticipata alle 7 l’apertura del Minimetrò.
