Rosaria Capacchione con Valeria Cardinali a Umbrò

Tre tappe in una terra tanto diversa dalla sua. La giornalista anti-camorra e oggi senatrice Pd, Rosaria Capacchione, ha visitato l’Umbria soffermandosi a Umbertide, Pietralunga e Perugia. Ad accompagnarla i “colleghi di banco” a Palazzo Madama Valeria Cardinali e Giampiero Giulietti.

INTERVISTA A CAPACCHIONE

I ragazzi di Umbertide Di mattina la giornalista membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie, dal 2008 sotto scorta perché minacciata di morte per aver raccontato senza censure i crimini della camorra, ha incontrato gli studenti dell’Istituto di istruzione superiore“Leonardo da Vinci”. Qui ha raccontato la sua attività in una terra difficile come la Campania. «Quando ho iniziato a fare la giornalista, nella mia provincia morivano per mano della mafia cento persone all’anno – ha detto –. Io ho sempre raccontato la verità tanto che nel 2008 sono finita nell’elenco delle persone che per la mafia erano destinate a sparire e da allora vivo sotto scorta. Nonostante questo, ho continuato a fare quello che avevo sempre fatto, con ancora più determinazione, sia da giornalista che, in questi ultimi anni, da parlamentare. Per troppo tempo è stato sottovalutato il pericolo delle infiltrazioni mafiose e questo ritardo nella percezione del fenomeno ha favorito il propagarsi della mentalità mafiosa che, ahimè, è molto contagiosa».

Il messaggio Dal racconto della vita della Capacchione è scaturito un messaggio forte e chiaro: «L’unico argine alla mafia siamo noi, noi cittadini – ha detto -; non esiste un pacchetto di leggi capace di estirparla, è compito nostro prendere coscienza del fenomeno e contrastarlo». E ha rivolto un appello ai giovani: non frequentare quei locali dove si ravvisano strani giri, al fine di «creare – ha detto – una sorta di isolamento sociale, che ci permette di separare il bene dal male».

Pietralunga Il tour è poi proseguito a Pietralunga, dove è stata accompagnata dal sindaco Mirko Ceci, oltre che da Giulietti e Cardinali a visitare il primo bene confiscato alla mafia e assegnato al Comune, 90 ettari di terreno che, grazie anche alla collaborazione con l’associazione Libera, sono diventati sede di campi-scuola che ad oggi hanno accolto circa un migliaio di studenti. Tali terreni, che a breve verranno affidati tramite bando pubblico a una cooperativa, sono l’esempio più emblematico di come un fatto negativo come la presenza di beni in mano a soggetti legati alla criminalità organizzata sia stato trasformato in un’occasione di crescita e di sviluppo per la comunità locale.

Perugia Ultima tappa è stata a Perugia per un partecipato incontro pubblico a Umbrò per l’iniziativa “Legalità e lotta alla mafia”. Anche qui Capacchione ha parlato della sua esperienza, ammonendo: «Non bisogna chiudere gli occhi: è sbagliato dire che ogni posto è uguale a un altro, qui non c’è una presenza endemica della mafia, tuttavia è sbagliato chiudere gli occhi. Il pericolo di infiltrazioni c’è e lo dimostrano alcune inchieste. Bisogna avere il coraggio e la forza di denunciare e chi ha la responsabilità di governare deve porre argini di legalità».

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