di Maurizio Troccoli

Non è il rintocco delle campane, ma il ticchettio dei tacchi a spillo a richiamare Lorenzo alla preghiera. Non è la pace di un mattino di sole a farlo entrare in chiesa, ma il turbinio della notte, le urla di clienti infastiditi, le minacce di magnaccia aggressivi, smaniosi di concludere affari, i fari accesi nel buio pesto della periferia perugina, a fargli accendere una candela come un piccolo barlume di fiducia, come una voce fioca in mezzo al frastuono, un sussurro di libertà per molte donne a cui viene negata.

Chiese tra i marciapiedi Ci sono piccole e impercettibili chiese tra i marciapiedi ai margini delle carreggiate, cappelle di preghiera nel bel mezzo del mercimonio, angoli di coraggio nel ginepraio dell’indifferenza urbana. E qualche candela accesa tra i lampeggianti del sabato sera che disegnano sagome civili come monaci in meditazione, sotto gli archi monumentali dei viadotti di periferia.

Gli insulti Lorenzo, il nome è di fantasia, da dieci anni, il sabato sera, saluta familiari e amici per battere le stesse strade battute dalle belle donne in minigonna e giarrettiera. Loro il desiderio di molti e gli altri oggetti di insulto e ricatto, con in mano un rosario e nell’anima la forza di un piccolo segno capace però di disturbare l’andirivieni frenetico del mercato del corpo, con pochi, pochissimi uomini al seguito.

L’ultima notte Anche la notte scorsa Lorenzo è rientrato tardi a casa, ma la moglie non l’ha rimproverato, anzi gli ha ripetuto, come fa da dieci anni, di essere orgogliosa di lui. Lorenzo, dopo cena, ha lasciato che gli amici continuassero la partita a briscola, ha riaccompagnato Luisa a casa e poi ha preso la strada che porta verso Pian di Massiano. A mezzanotte, l’ appuntamento con il solito gruppetto di persone per pregare tra quelle donne, per quelle donne  i cui abiti luccicano abbagliati dalle auto nel tratto di strada che va dal ponte della ferrovia fino al percorso Verde.

Non si fermano «Non ci ferma la pioggia – dice – nè il freddo o il vento, proprio come le donne costrette a rimanere agli angoli delle strade e della nostra attenzione. Ci ritroviamo a recitare il rosario, ad intonare dei canti alla Madonna, ogni sabato sera. I primi anni è stata dura, perchè le prime a scacciarci, a trattarci male, a insultarci erano le ragazze. Ma poi siamo stati accettati. Addirittura loro interrompono il lavoro per un’oretta e si uniscono a noi».

Che fa Lorenzo Lorenzo nella vita di tutti i giorni è un funzionario di un ente pubblico. Sono in molti a conoscere il suo impegno nel sociale, ma non fa proselitismo: «Non ho mai detto ad un amico di seguirmi, magari per sola curiosità. Certe azioni le devi sentire fortemente, non devi aspettarti nulla di gratificante, mettere nel conto qualche insulto o qualche minaccia di chi probabilmente vive alle spalle di quelle ragazze».

Il precursore Don Benzi è stato il precursore. Salvare le ragazze dalla strada era la sua missione. Quando arrivava a Perugia il gruppo di preghiera si ingrossava, aveva carisma lui, sapeva coinvolgere chiunque entrava in contatto con la sua realtà. Alla sua morte, i fedelissimi non si sono però ritirati. Insistono senza scoraggiarsi.

Il cambiamento «Bastano ed avanzano le dita delle mani per dire quante donne si sono convinte a cambiare strada, di tentare una vita meno avvilente e pericolosa. Che ricordi io, in dieci anni, 6 o 7 ce l’hanno fatta, grazie alle preghiere, grazie alla loro forza di volontà, alla Caritas e altre associazioni che hanno offerto un alloggio, un reinserimento nel mono del lavoro. I risultati sarebbero stati migliori se non ci fossero tanti altri ostacoli, interessi, paura di ritorsioni».

La conversione L’ ultima donna che ha smesso di prostituirsi non è un’africana. La nazionalità Lorenzo non la svela. La conversione è avvenuta un paio di mesi fa. La donna, unico dettaglio: non è giovanissima, si trovava in processione, con una candela accesa in mano, pregava con le altre compagne quando, «ad un tratto – e’ sempre Lorenzo che parla – si e’ inginocchiata. E’ scoppiata in un pianto liberatorio e ha urlato ‘basta’» .

Il vescovo Anche il vescovo di Perugia Gualtiero Bassetti ha partecipato in più circostanze alla veglia di preghiera a Pian di Massiano. Consce uno ad uno uomini e donne impegnati nel difficile cammino di quel gruppetto di fedeli che, al sabato sera, lascia famiglia e amici per una sorta di crociata contro lo sfruttamento delle donne, usando come arma solo la preghiera. Gli altri tornano a casa dopo la veglia, ma Lorenzo è uno tosto, si ferma ancora in preghiera in una chiesa dove i fedeli si danno il cambio davanti al Sacramento esposto, prima di tornarsene a casa.

La fede è irrazionale «Cosa mi gratifica delle mie notti di preghiera? La fede non è come la matematica, dove i numeri hanno sempre ragione. La fede è irrazionale. Non puoi aspettarti nulla ma può sempre accadere qualcosa di grande. Non mi ha mai sfiorato l’idea di smettere di pregare per il semplice fatto che in dieci anni solo sei donne hanno smesso di prostituirsi. Ma se penso al valore di sei vite davanti a Dio allora capisco quali miracoli è in grado di compiere».

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.