Smoke and flames billow after Israeli forces struck a high-rise tower in Gaza City, October 7, 2023. Palestinian militants have begun a "war" against Israel which they infiltrated by air, sea and land from the blockaded Gaza Strip, Israeli officials said, a major escalation in the Israeli-Palestinian conflict. Photo by Ali Hamad apaimages

di Maurizio Troccoli

Maria Luciana Buseghin, italiana, a capo dell’associazione Italia – Israele, di Perugia è colpita, se non offesa, dall’intervista al palestinese che Umbria24 ha pubblicato nei giorni trascorsi. Non usa mezzi termini, al telefono con chi scrive, nel definirla «ignobile». E non è la sola. Tuttavia non si sottrae a ogni domanda, compresa quella sul palestinese intervistato.

Signora Buseghin quali sono le notizie che riceve da Israele, ha parenti, conoscenti coinvolti nel massacro compiuto da Hamas?

Per fortuna non ho conoscenti coinvolti direttamente dal massacro. Ma in realtà tutti i cittadini israeliani sono coinvolti da violentissime aggressioni terrroristico/militari che nessuno poteva immaginare, vivono un incubo peggiore di ogni guerra precedente. Ogni famiglia in Israele, anche se non vive a sud, ha un parente, un padre, una madre, un figlio o una figlia, fratelli cugini, amici impegnati nella resistenza. Pensi a tutti i riservisti dell’Idf (esercito israeliano) che dovunque fossero, per lavoro o in vacanza, sono accorsi per difendere la loro Patria. Pensi a tutti i giovani ebrei che da ogni parte del mondo stanno accorrendo per difendere l’unico Stato che gli ebrei abbiano e in cui dovrebbero poter vivere in pace, dopo millenni di persecuzioni. Le notizie che raccogliamo sono di enorme preoccupazione e di grande dolore, in particolare per la sorte degli ostaggi ancora rimasti in mano ad Hamas che li stanno utilizzando come arma di ricatto, in particolare i bambini. E non dimentichiamo la strage dei 40 bambini del kibutz Kfar Aza, torturati e uccisi davanti ai genitori prima della distruzione totale del sito abitato da 200 persone. E le scene terribili al festival dei giovani, e a tutte le altre azioni scellerate e disumane accadute il 7 ottobre e che in parte possiamo vedere in video terribili e angoscianti.

C’era sentore di qualcosa di così drammatico che sarebbe capitato da un momento all’altro?

No. Neppure tra i molti israeliani che vivono in Umbria. Per quanto gli israeliani siano abituati a frequenti azioni terroristiche, non si prevedeva una guerra.

Avrà ascoltato l’intervista pubblicata da Umbria24 di un palestinese che afferma il sostegno dei palestinesi ad Hamas, quale è il suo pensiero?

Non credo che sia il sentimento più diffuso tra i palestinesi. Hamas non rappresenta i palestinesi. È una organizzazione terroristica che si prefigge la distruzione dello Stato di Israele, la sua cancellazione dalle carte geografiche. I palestinesI della striscia di Gaza, sono anche loro vittime, soggetti a un gruppo estremista feroce che, in questo momento, impedisce persino uno sfollamento verso l’Egitto, puntando a far poi ricadere su Israele la responsabilità della loro morte. Anche i palestinesi, in fondo, sono nella maggioranza ostaggi.

Cosa si attende ora dal Governo di Israele? Quale sarebbe la giusta risposta? 

A un attacco Terroristico/militare di quelle dimensioni e con quelle caratteristiche uno Stato indipendente e sovrano non può che rispondere militarmente con l’obiettivo di sconfiggere il nemico aggressore.

Teme vittime civili anche tra la popolazione palestinese?

Purtroppo in una guerra ci sono vittime civili. L’attacco di Hamas ha provocato essenzialmente vittime civili. Spero che le Forze Armate israeliano cerchino sempre di evitare al massimo di colpire i civili palestinesi, come hanno già fatto con avvertimenti alla popolazione, indicando addirittura una strada percorribile per tutta la striscia di Gaza che l’esercito non avrebbe toccato. Come ho detto, si tratta di civili non colpevoli della scellerata azione di Hamas.

Come finirà questa triste pagina di storia di un antico conflitto?

La situazione è talmente critica che è impossibile fare previsioni. La guerra del Kippur durò 19 giorni. Spero finisca domani. Possiamo auspicarlo, non saperlo.

Realisticamente quale crede che sia la soluzione a questo antico conflitto?

L’unica soluzione possibile di questo conflitto contro Israele è il riconoscimento del suo diritto all’esistenza in pace da parte delle organizzazioni terroristiche come Hamas e Hezbollah. È necessaria una mediazione internazionale. Si devono muovere le diplomazie.

Crede che possa esistere una interlocuzione con i palestinesi?

C’è stata: da Camp David a Oslo, e il processo si è interrotto con l’assassinio di Rabin nel 1995. E spero ci sarà. Ma l’interlocutore non potrà essere Hamas.

Quale è il rapporto, a suo avviso, tra la popolazione israeliana e il governo di Netanyahu?

Israele, fin dalla nascita, è una democrazia. In una democrazia i cittadini votano e scelgono i propri rappresentanti nel Parlamento e, quindi, nel governo. In Israele è possibile, da sempre, dissentire dal governo in carica, come accade in tutto le vere democrazie. Nei mesi scorsi si è manifestata una forte opposizione popolare contro alcune proposte del governo guidato da Netanyahu. Questo dibattito politico appartiene ai cittadini israeliani che sono liberi di scegliere strade diverse, per fortuna, proprio perché Israele è un paese democratico. Prendo atto, in questo momento, che il popolo israeliano aggredito sta rispondendo in modo compatto e che il premier ha coinvolto l’opposizione politica nella gestione della guerra. È un segno di serietà. Probabilmente, a guerra archiviata, il dibattito politico tornerà a essere forse anche duro. Ma in questi giorni non poteva che passare in secondo piano.

Crede nella opzione di due popoli e due stati?

Certamente. È un obiettivo che tutti speriamo possa essere raggiunto.

È probabile che l’assedio e l’attacco annunciato dal Governo israeliano sia esattamente quello che vuole Hamas per fare crescere l’odio contro Israele e aumentare la propria forza?

Le rispondo con una domanda: uno Stato aggredito non dovrebbe reagire e subire perché l’opinione pubblica dell’aggressore non accresca il suo odio verso l’aggredito? Se l’Italia fosse soggetta a un’aggressione di qualunque tipo, dovremmo chiedere al governo di non difendere i cittadini italiani, la loro indipendenza, la loro sovranità, la loro libertà?

L’unico Stato democratico presente nell’area, ovvero Israele, crede potrebbe valutare opzioni alternative a un attacco dalle migliaia di vittime civili, pur garantendosi il diritto all’autodifesa?

Non sono uno stratega militare. Lei immagina iniziativa diversa? Credo che al momento l’unica iniziativa possibile sia, come Israele ha fatto, chiedere ai civili di Gaza di trasferirsi a Sud.

La terra Umbra, il suo essere luogo di dialogo e costruttrice di ponti per la pace, terra di accoglienza per israeliani come per palestinesi, cosa dovrebbe incaricarsi di fare oggi?

L’Umbria è una terra di pace nel nome di San Francesco. Possiamo pregare, ciascuno nel suo credo.

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