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Nasce a Terni il Nodo per la sanità pubblica. Il comitato vede cittadini e lavoratori del mondo della sanità, associazioni, realtà sindacali e organizzazioni politiche comuniste insieme per la salvaguardia della sanità pubblica ternana. Un’unione tra Csa Germinal Cimarelli, Cobas Terni, Partito comunista, Potere al popolo e Rifondazione comunista. «Il Nodo è nato dall’esigenza di capire – così una rappresentare del centro Cimarelli – quale era la condizione di somministrazione dei sevizi nell’ospedale di Terni a due anni dallo scoppio della pandemia ma anche in risposta al Piano sanitario regionale appena uscito e all’inadeguatezza degli investimenti rispetto alle esigenze della popolazione». Il Nodo sanità muove una critica alle amministrazioni comunali e regionali: «Apprendiamo dal Documento programmatico per gli investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie pubblicato dalla Regione Umbria in data 7 febbraio 2022 – spiegano nella piattaforma programmatica – che i suddetti investimenti in materia consisteranno, per la nostra regione, di euro 132.222.834,10 di cui euro 123 525.188,49 quota statale, euro 100.000,00 quota regionale ed euro 8.597.645,61 quota aziendale. Sappiamo altresì dell’insufficienza di tali fondi per l’adempimento degli investimenti ed interventi da noi auspicati, che rischiano intatti di vedersi messi in pratica, nel caso dell’ospedale di Terni, solo in termini di ‘ristrutturazione’, spesso meramente estetica e non funzionale». Il focus del gruppo è rivolto anche «all’aziendalizzazione della sanità pubblica e lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale alle privatizzazioni e convenzioni – così nel documento condiviso – , alla prevenzione e l’ambiente, alla precarizzazione e sfruttamento del lavoro e ai tagli alla formazione medica». La conferenza stampa di presentazione si è svolta lunedì mattina nella sala consiliare di Palazzo Spada. «La sanità pubblica è l’ultima voce dei finanziamenti Pnrr a livello nazionale – spiega Eduardo De Dominicis, segretario regionale del Partito comunista -. In Umbria non abbiamo una distribuzione adeguata di presidi sanitari avendo una sanità concentrata in due poli ospedalieri,  lasciando la popolazione sprovvista di presidi di prossimità. Questo non verrà migliorato come aspetto se si continua a finanziare per ultimo la sanità pubblica e prima la sanità privata».

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