La disperazione di alcuni operai dopo la morte di un collega a Pontevalleceppi il 16 giugno scorso (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sono stati 13.326 gli infortuni sul lavoro denunciati in Umbria nel 2011. A dirlo è l’Inail che martedì ha diffuso il rapporto completo sull’anno appena passato. Secondo lo studio prosegue il trend di decrescita degli incidenti con un meno 10,4% rispetto al 2010. Numeri confortanti e oltre la media nazionale (-6,2%) se confrontati ai 15.291 del 2009 e ai 17.101 del 2008. I dati spiegano come in Umbria, dal 2006 al 2010, il numero degli infortuni sia calato del 21% (18.836 nel 2006 e 14.881 nel 2010). I morti in seguito ad infortunio sul lavoro, dopo il numero particolarmente alto del 2006 (27), sono stati 19 nel 2007, 16 nel 2008, 17 nel 2009, 16 nel 2010 e 18 nel 2011.

Le ombre Le ombre emergono invece se si considerano altri parametri. Secondo i dati del triennio 2007-2009 infatti l’Umbria, che conferma così un triste primo posto a livello nazionale, mostra il più elevato indice di frequenza infortunistica: 35,42 infortuni indennizzati ogni mille addetti. Andando a vedere le conseguenze degli incidenti il risultato non cambia, con l’Umbria sempre in vetta: 32,35 per mille per quanto riguarda l’inabilità temporanea (la media nazionale è 23,40), 2,97 per l’inabilità permanente (1,69 in Italia) e 0,10 per gli infortuni mortali contro una media del Paese pari a 0,06. Complessivamente un indice superiore del 41%. L’elemento confortante sta invece nel fatto che seppur sempre al primo posto l’indice passa dal 40 per mille del triennio 2006-2008 al 35,42 di cui sopra.

Le possibili cause A spiegare le possibili cause di questi numeri è l’Inail stessa: «Il primo posto dell’Umbria – è scritto – può attribuirsi al particolare contesto produttivo costituito prevalentemente da imprese di piccole dimensioni, artigianali, con una forte presenza dei settori delle costruzioni edili e delle lavorazioni di materiali per l’edilizia e produzione di ceramica. Anche le attività legate all’Industria metallurgica contribuiscono, unitamente ai settori precedenti, a rendere particolarmente elevato il rischio infortunio della regione».

I dati nazionali A livello nazionale complessivamente sono sti 725 mila gli infortuni nel 2011 in calo, come detto, del 6,6%. Circa 51 mila in meno rispetto al 2010, pari alla media del calo degli infortuni sia «in occasione di lavoro» (-6,5%), sia «in itinere» (-7,1%). Il 90% degli infortuni si è concentrato nella gestione assicurativa Industria, seguita dall’Agricoltura (6%) e dai Dipendenti del conto dello Stato (4%). Rispetto al 2010, gli infortuni si sono ridotti del 6,6% in Industria e Servizi, del 6,5% in Agricoltura e del 5,8% nei Dipendenti del conto Stato. A livello nazionale, il calo degli infortuni (-6,6%) ha interessato tutte le aree del Paese in maniera crescente dal Nord al Sud (-6,1% Nord-Ovest, -6,2% Nord-Est, -6,4% Centro, -8,1% Mezzogiorno). A livello regionale, il fenomeno infortunistico ha registrato una contrazione più significativa, oltre che in Umbria, anche in Molise (-12,5%), Campania (-11,1%) e Basilicata (-10,2). Invece, Lombardia (127.007 casi), Emilia Romagna (99.713) e Veneto (81.217) – che concentrano da sole il 42% dell’intero fenomeno infortunistico – hanno confermato il maggior numero di denunce presentate.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.

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