di Ivano Porfiri
Chi brucia paga. E caro. Il Corpo forestale dello Stato dell’Umbria ha avviato, per primo in Italia, una procedura di recupero delle spese per lo spegnimento dei roghi quando viene individuato un responsabile, grazie a un accordo con le prefetture e l’Avvocatura distrettuale dello Stato.
Metodologia innovativa La metodologia è di quelle innovative, tanto che il comando generale del Cfs ha diramato una circolare a tutti i comandi regionali per seguire l’esempio umbro, come ha spiegato in conferenza stampa il comandate regionale Guido Conti. «Si tratta di una metodologia per il recupero delle somme spese per le operazioni antincendio – ha sottolineato – da addebitare ai responsabili denunciati all’autorità giudiziaria quale trattativa extragiudiziale. In tal modo, con il risarcimento delle spese, lo Stato non si costituisce parte civile nel procedimento penale». Il vantaggio è introitare in anticipo somme senza dover passare per il processo.
Sia dolosi che colposi Come funziona? Semplice: quando si scopre il responsabile di un incendio, sia doloso che colposo (il caso più comune è quello dell’agricoltore che brucia gli scarti agricoli ma il rogo poi si propaga), viene fatta una comunicazione all’Avvocatura insieme a una relazione della Forestale sul danno procurato dalle fiamme e sulle spese per lo spegnimento (personale, mezzi, benzina per farli muovere…) così come il coinvolgimento di altri corpi come vigili del fuoco o protezione civile. L’Avvocatura fa il «conto della serva», stabilisce una cifra e propone al responsabile una sorta di «conciliazione»: se la cifra viene versata si rinuncia alla costituzione di parte civile nel processo penale (che avviene in ogni caso). L’effetto è il risparmio delle eventuali spese legali e un possibile alleggerimento della posizione nel processo. Va precisato che il conto non comprende i «danni ambientali» che vengono quantificati dal Cfs e inviati al ministero per le Politiche agricole e forestali, che decide autonomamente se costituirsi parte civile.
I pagamenti arrivano «Finora ci sono stati una ventina di casi – ha detto Conti – e in larga parte il conto viene pagato: abbiamo già ricevuto diverse quietanze di pagamento. Questo significa che la procedura è efficace e, qualora fosse adottata anche dalle altre regioni, sarebbe un introito significativo per lo Stato». Non solo. «La nostra speranza – ha rimarcato il comandante regionale – è quella di un effetto deterrente, uno strumento in più per indurre a maggiore attenzione quando si adopera il fuoco».
Quanto costa un incendio? Quantificare le spese che si possono dover pagare per lo spegnimento di un incendio non è semplice. Un esempio però può essere un caso avvenuto nel 2011 in provincia di Terni, quando la responsabile di un incendio di quattro ettari ha dovuto sborsare intorno ai 10 mila euro. «Molto dipende dai mezzi impiegati – ha precisato Conti – se c’è un elicottero o un aereo lievitano molto».

