L’inventario forestale nazionale curato dal Corpo Forestale dello Stato, riporta nelle aree boscate la presenza di 12 miliardi di alberi, cifra che sarebbe ancora più grande se si fossero valutati anche gli alberi presenti nelle aree agricole, nei parchi e nei giardini dei centri urbani. Tra questa moltitudine di esemplari arborei ve ne sono alcuni che sfidando le avversità naturali, l’espansione edilizia, gli interessi dei boscaioli e avendo la fortuna di crescere in ambienti protetti o marginali, hanno raggiunto dimensioni imponenti e forme maestose dall’elevato valore estetico, culturale e naturalistico. Sono ‘patriarchi verdi’ che ci raccontano il lento e inesorabile trascorrere del tempo e la storia e la religiosità delle comunità che nei secoli hanno vissuto in un determinato luogo.

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Ecco quelli più importanti Non di meno la loro importanza è fondamentale dal punto di vista ecologico per la conservazione della biodiversità. Nel passato la preservazione di questi monumenti naturali era favorita dall’inaccessibilità dei luoghi oppure dalla sensibilità individuale di proprietari che escludevano dal taglio quei soggetti di particolare pregio o dalla sensibilità della popolazione che attribuiva all’albero un particolare significato religioso o storico: così è accaduto all’olivo di Bovara di Trevi, testimone del martirio di Sant’Emiliano nel 303, al “leccio santo” di Cesi di Terni, dove la tradizione religiosa vuole che sia apparso Gesù al Beato Giovanni Spagnolo, al castagno di San Francesco del Sacro Speco di Narni o alla “quercia dell’inglese” di Montegabbione, ai cui piedi morì un soldato inglese vittima della guerra mondiale.

Museo a cielo aperto L’interesse per la salvaguardia degli alberi monumentali prende corpo agli inizi degli anni ’80 sia attraverso azioni di catalogazione e sensibilizzazione, che di produzione di norme di tutela e di valorizzazione; è del 1982 il primo censimento degli alberi monumentali d’Italia realizzato dal Corpo Forestale dello Stato che individuò a livello nazionale 1255 piante considerate di ‘maggiore interesse ambientale e culturale’ .  La novità più significativa è stata la recente legge n. 10 del 2013, che oltre a dettare norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, potenzia il quadro normativo dedicato agli alberi monumentali, introducendo la definizione giuridica univoca di “albero monumentale” ossia come riporta la norma: l’albero ad alto fusto, ovunque ubicato, che può essere considerato come raro esempio di maestosità e longevità per età e dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che reca un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali, sono compresi nella definizione anche i filari e le alberature di particolare pregio paesaggistico e gli alberi inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.

Come funziona Attualmente il Corpo Forestale sta procedendo con l’identificazione ed il censimento degli alberi monumentali attraverso il lavoro di due nuclei specializzati che operano nelle rispettive provincie di Perugia e Terni; l’attività procede a ritmi serrati, avendo rivisitato tutti gli alberi del vecchio censimento Cfs del 1982 e molti degli esemplari dell’elenco regionale definiti come ‘alberi di rilevante e peculiare interesse’, a questi si aggiungono inoltre tutte le ulteriori segnalazioni pervenute dai Comuni, dalle stazioni Forestali, dalle associazioni ambientaliste, dai semplici cittadini che attraverso la compilazione della apposita “scheda di segnalazione”, segnalano gli alberi ritenuti degni di assumere il titolo di monumentale.

Quanti sono Attualmente sono state esaminati circa 220 esemplari arborei tra i quali svettano per altezza la sequoia di Spoleto e il platano di Piediluco con 33 mt, per circonferenza del singolo tronco la fa da padrone il castagno secolare di Cimitelle di Stroncone con 8.73 mt ed il faggio dei Monti Martani con 7.35 mt di circonferenza, mentre il più antico dell’Umbria è probabilmente l’olivo di Sant’Emiliano di Trevi al quale studi scientifici recenti hanno attribuito, con il metodo del radiocarbonio, una stima di età di 1600 anni.

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One reply on “In Umbria olivo di 1600 anni, alberi fino a 33 metri di altezza e 9 di diametro: ecco tutti i ‘patriarchi verdi’”

  1. Monumenti alla MADRE TERRA degni di amore e dedizione! La vita del pianeta

    dipende dagli esseri verdi!

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