«Opportunità lavorative limitate, livelli salariali bassi e minori prospettive di crescita professionale». È questo il quadro tracciato dall’Aur, l’Agenzia Umbria ricerche, nel report pubblicato mercoledì sulla mobilità internazionale dei giovani umbri. La cosiddetta “fuga di cervelli” – si legge – incide sia a livello demografico che economico e sopratutto sulla disponibilità di capitale umano reperibile. In questo contesto, stando al rapporto, l’Umbria rimane molto esposta, anche a causa delle sue dimensioni contenute, ma in linea con la media nazionale.
Espatrio giovanili L’analisi fatta sulle «cancellazioni anagrafiche per espatrio», vale a dire la procedura con cui si rimuove la propria residenza da un comune italiano dopo il trasferimento all’estero per oltre 12 mesi, mostra come nel periodo 2002-2024, circa 40 mila umbri tra i 18 e i 39 anni si sono trasferiti all’estero; di questi, quasi la metà appartiene alla fascia dei giovani adulti. Fenomeno in crescita costante, «strutturato e persistente» senza grosse differenze di genere: se nel 2002 si parlava di 4.3 residenti “in fuga” ogni 10mila, nel 2024 si raggiunge quota 35. E ancora più «propensi alla mobilità internazionale» sono i giovani: osservando solo la fascia 18-39 anni l’incremento si fa ancora più intenso – sopratutto dopo il 2008 – passando dai 7.7 residenti ogni 10mila nel 2002 ai quasi 80 nel 2024. Unica interruzione di questo trend è il periodo pandemico 2020-2021 «a causa della maggiore restrizioni sulla mobilità internazionale».

Umbria e Italia a confronto Nel rapporto di Aur il Cuore verde viene messo a confronto anche con il dato nazionale e la regione sembra essere in linea con il resto dell’Italia. L’andamento dei tassi di espatrio dei giovani adulti (18-39 anni) presenta infatti le stesse fasi di crescita, di rallentamento – durante l’emergenza pandemica – e di ripresa negli ultimi anni. Alcune differenze si notano però andando ad analizzare le variazioni anno per anno con l’Umbria che oscilla di più nel breve periodo «verosimilmente a causa della dimensione più ridotta della popolazione» che rende più marcate le singole variazioni.

Conseguenze per l’Umbria La perdita sistemica della popolazione, e sopratutto, di popolazone giovane, «va monitorata costantemente» secondo l’ente di ricerca. Il rischio, secondo Aur, è un progressivo invecchiamento della popolazione residente, e una conseguente «riduzione della forza lavoro potenziale qualificata». L’emigrazione di così tanti giovani umbri – e italiani – potrebbe incidere anche sulla sostenibilità dei servizi pubblici come quelli sanitari, e sociali sia dal punto di vista della domanda, che del capitale umano.
