di D.B.

Sull’Imu è scontro aperto tra Comuni e Governo, in particolare sulla decisione presa dal Consiglio dei ministri di far pagare ai contribuenti il 50% dell’aumento delle aliquote sulla prima casa. Questo, mentre in un primo momento l’esecutivo di Letta si era impegnato a coprire anche l’abolizione della seconda rata oltre che della prima. Un’incertezza in mezzo alla quale molti Comuni, compreso quello di Perugia, hanno varato bilanci di previsione non sapendo chi avrebbe dovuto garantire le risorse. E proprio sulla prima casa a Perugia l’aliquota è passata dallo 0,4% allo 0,6%, il massimo consentito. L’Anci guidato dal sindaco di Torino Piero Fassino, che aveva chiesto garanzie sul fatto che la compensazione tenesse conto dell’extragettito previsto per quei Comuni che nel 2013 avevano aumentato le aliquote, è sul piede di guerra e chiede un incontro al Governo. In tutto, sono circa 600 i comuni interessati.

Mantenete gli impegni «Il fatto – spiega il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali – che il Governo si impegni di fronte ai sindaci e ai cittadini per la copertura totale dei mancati introiti Imu, per poi non dare seguito ai suoi impegni, rappresenta una scorrettezza molto grave, soprattutto nei confronti dei cittadini». Boccali fa poi un appello al premier Enrico Letta «affinché prenda in mano la questione e si impegni a sanare questa situazione. Un atteggiamento del genere rischia altrimenti non solo di minare l’autorevolezza del governo davanti ai cittadini, ma anche di incrinare in modo grave i nostri rapporti istituzionali». E in questo quadro il centrodestra in consiglio comunale passa all’attacco e con Emanuele Prisco (Fratelli d’Italia) chiede alla giunta di cancellare l’aumento.

Le stime Le stime su quanto bisognerà pagare, sempre che il provvedimento venga confermato così com’è, le ha fatte la Cgia di Mestre, secondo la quale dal portafoglio dei contribuenti (scadenza il 16 gennaio), in caso di aumento dallo 0,4% allo 0,6%, uscirà un importo massimo oscillante tra i 71 e i 104 euro. Per una abitazione di tipo civile (categoria catastale A2) con una rendita di poco superiore ai 621 euro (dato medio nazionale), l’aumento di aliquota di due punti si potrebbe tradurre in un aggravio complessivo di circa 209 euro. Quindi il contribuente ne dovrebbe pagare circa 104. Per una abitazione di tipo economico (categoria catastale A3), con una rendita di 421 euro (dato medio nazionale), l’incremento di due punti dell’aliquota sulla prima casa si tradurrà in un aumento complessivo di 142 euro. Essendo solo la metà a carico del proprietario, quest’ultimo dovrà pagare 71 euro.

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One reply on “Imu, i contribuenti potrebbero pagare metà della seconda rata: scontro Comuni-Governo. Le stime”

  1. Boccali fa ridere. Ha aumentato al massimo l’aliquota IMU per lucrare quanto più possibile, contando sul fatto che il governo avrebbe comunque coperto la quota di IMU di competenza dei Comuni. Era invece abbastanza chiaro che tale copertura sarebbe stata calcolata sulla base dell’aliquota precedente.
    Cosa dire: ha provato a fare il furbetto del quartierino e gli è andata male.
    Peccato che adesso per colpa di questo cretino dobbiamo pagare noi contribuenti.
    Ma non è ora che vada a lavorare?

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