di Elle Biscarini

I nodi più urgenti delle politiche migratorie, dall’accesso alla cittadinanza, ai diritti di base, agli ostacoli legislativi e strutturali. Il focus della due giorni sull’immigrazione in Italia non ha riguardato solo i flussi in entrata, ma anche tutto ciò che avviene dopo, fino a toccare il delicato discorso delle seconde e terze generazioni di migranti: nati in Italia, spesso non conoscono il paese d’origine dei genitori o dei nonni, non parlano la loro lingua, hanno frequentato scuole italiane e si esprimono fluentemente in uno dei tanti dialetti della penisola. Ma per la legge, non sono italiani.

L’organizzazione Promossa dal Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane – Conngi, Idem, Nuovi profili e Oim – Onu migration, in collaborazione con l’Università per stranieri di Perugia e il ministero del Lavoro, la due giorni sugli Stati generali dell’immigrazione ha permesso di creare uno spazio di aggiornamento e confronto sul mondo che circonda i fenomeni migratori in Italia. Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali del padrone di casa, il rettore di Unistra Valerio De Cesaris, e la sindaca Vittoria Ferdinandi, insieme agli organizzatori, il direttore dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo di Oim, Salvatore Sortino, Antonio Capone di Sviluppo lavoro Italia, Noura Ghazoui, presidente del Conngi, e SiMohamed Kaabour, co-fondatore di Idem network.

Temi L’obiettivo della due giorni era quello di creare uno spazio di confronto aperto e di stimolo, per mettere a fuoco, appunto, le criticità più urgenti da affrontare per quanto riguarda le politiche migratorie, in particolare la questione del riconoscimento della cittadinanza italiana e l’accesso al welfare, ma non solo. Nei tre tavoli tematici si è potuto sviscerare nello specifico alcuni aspetti tecnici, tra cui il framework legale legato alla migrazione, la cittadinanza e l’accesso al welfare.

Flussi Al centro del dibattito, il decreto Flussi. Secondo l’ultimo dossier statistico immigrazione di Idos, nel 2024 sono stati rilasciati 83.570 nulla osta all’ingresso per lavoro. Ma solo l’11,2 per cento ha poi ottenuto un permesso di soggiorno. Infatti, i permessi richiesti sono stati 9.331 ed i contratti stipulati 5.161. Il rapporto tra quote stabilite e contratti effettivamente sottoscritti (con conseguente rilascio del permesso di soggiorno) è stato del 23,52 per cento nel 2023 e del 32,32 per cento nel 2022. Un sistema questo definito «inefficiente e che contribuisce a produrre irregolarità e sommerso». Nel corso del panel è stato anche prospettato il superamento di questo sistema mediante l’introduzione di un nuovo tipo di visto di ingresso per ricerca lavoro. «La precarietà amministrativa e lo sfruttamento in danno dei lavoratori migranti (a volte vittime di raggiri da parte di intermediari cui pagano cospicue somme) è spesso da ricondurre all’attuale disciplina normativa dell’ingresso in Italia per motivi di lavoro» ha sottolineato l’avvocato Francesco di Pietro.

Cittadinanza Altro snodo cruciale, il dibattitto sulla cittadinanza. Dopo il fallimento del referendum, ci si interroga ancora sul rapporto tra riconoscimento legale e culturale: quale cittadinanza serve davvero per una società plurale e inclusiva? La legge attuale per il riconoscimento della cittadinanza italiana, è stato evidenziato, ha ancora limiti non facilmente superabili: uno tra tutti, il criterio della lingua e della capacità di esprimersi verbalmente che rende ancora più complessa la situazione per molti migranti con disabilità. Poi le difficoltà ad ottenere corrette informazioni sui propri diritti: l’ignoranza amministrativa è un altro fattore chiave che favorisce l’isolamento e la discriminazione. Infine, il nodo del reddito, senza il quale ottenere la cittadinanza è quasi impossibile, ma anche qui, si ritrovano criteri stringenti, complessi e a volte arbitrari – come la definizione vaga di ‘pericolosità sociale’ che però se attribuita ad un migrante può precludere il rilascio della cittadinanza (o anche del permesso di soggiorno).

Welfare Il welfare è sicuramente una delle difficoltà più evidenti di tutto il discorso attorno alle migrazioni e all’accoglienza. Disuguaglianze territoriali, servizi spot e a macchia di leopardo, ma soprattutto, interventi a progetto, con una data di inizio e fine, pochi finanziamenti e criteri di accesso ai bandi molto stringenti, non permettono di creare un sistema strutturato, bensì favoriscono il continuare a trattare l’immigrazione come un fenomeno emergenziale. Nel tavolo tematico è emersa l’impellente necessità di smettere di considerare il welfare e i diritti come qualcosa che sia necessario meritarsi, quanto più un elemento fondamentale a contrasto delle disuguaglianze e che diminuisce il rischio di emarginazione sociale, con conseguente beneficio per la società tutta.

Il quadro che esce dalla due giorni evidenzia le difficoltà dell’affrontare una questione strutturale con interventi emergenziali: il decreto Flussi, sebbene sia stato definito come un buon punto di partenza per favorire l’immigrazione legale, tuttavia, mantiene una serie di criticità strutturali che di fatto vanno a favorire il continuare di una situazione che si fa sempre più difficile.

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