La fila in questura a Perugia (©Fabrizio Troccoli)

La Lega ha depositato alla Camera una proposta di legge che riforma in senso restrittivo le norme sulla cittadinanza e sul testo unico dell’immigrazione. Il provvedimento, presentato dai deputati del Carroccio con primo firmatario Jacopo Morrone e rilanciato dalla vicesegretaria Silvia Sardone, è stato definito dallo stesso partito «anti maranza» e punta a irrigidire requisiti, introdurre un test di integrazione per i neo-maggiorenni nati in Italia e ampliare le ipotesi di revoca della cittadinanza. Il testo ufficiale non era presente sulla pagina del ddl al momento della presentazione, e il dossier è stato illustrato pubblicamente dai proponenti durante una conferenza stampa.

Cosa prevede la proposta e cosa cambia rispetto a oggi Il nucleo dell’intervento riguarda tre aspetti: l’accesso alla cittadinanza, la sua revoca e le regole per i ricongiungimenti familiari. Secondo quanto esposto dai relatori della Lega, per gli adulti il requisito di residenza legale necessario per chiedere la cittadinanza passerebbe, nella proposta, da due a quattro anni. Per i diciottenni nati in Italia sarebbe previsto un «test di integrazione» che misura la conoscenza della lingua italiana e delle norme giuridiche del Paese. Sulla revoca, la proposta estenderebbe i casi in cui la cittadinanza può essere tolta, ad esempio dopo condanne definitive oltre cinque anni di reclusione, e oltre tre anni se il reato riguarda violenza di genere. Infine, il ricongiungimento familiare diventerebbe più selettivo aumentando drasticamente le soglie di reddito e imponendo l’obbligo di assicurazione sanitaria per i familiari. Queste modifiche, nei termini illustrati in conferenza, mirano a «selezionare» chi può acquisire o mantenere la cittadinanza e a ridurre quella che i proponenti descrivono come possibilità di accesso al welfare senza adeguata integrazione.

Chi sono i «maranza» e cosa cambia per loro Il termine «maranza», usato dalla comunicazione della Lega, è un’espressione colloquiale e politicamente caricata che nel dibattito pubblico indica persone ritenute sfruttatrici o furbette delle regole sociali e dell’assistenza, spesso connotata in modo dispregiativo. Nella pratica, le norme annunciate non intervengono direttamente su categorie informali o sul crimine di strada: colpiscono invece, per vie normative, il percorso formale per ottenere la cittadinanza e il diritto a far venire in Italia i familiari. Se la legge passasse nei termini prospettati, per chi oggi viene bollato come «maranza» la conseguenza sarebbe indiretta ma concreta: maggiori difficoltà a regolarizzare lo status e rischi maggiori di perdere la cittadinanza al verificarsi di condanne penali. In parole semplici, più strumenti normativi per escludere dall’appartenenza civile chi non soddisfa requisiti di residenza, integrazione giuridica o «buona condotta». Va però precisato che la rimozione della cittadinanza esiste già in alcune fattispecie: la novità starebbe nella soglia e nella facilità con cui la misura potrebbe essere applicata.

Cosa cambia, in concreto, per gli immigrati Per le persone straniere residenti regolarmente in Italia le ricadute pratiche sarebbero immediate e misurabili. L’allungamento dei tempi di residenza richiesti prima di poter fare domanda rende più lento il percorso di naturalizzazione. L’introduzione del test per i nati in Italia significa che i diciottenni di origine straniera perderebbero, rispetto a oggi, un accesso automatico basato sull’essere cresciuti nel paese; invece dovranno dimostrare competenze linguistiche e conoscenza del sistema normativo. Le modifiche ai ricongiungimenti familiari restringono l’accesso alle procedure che consentono ai parenti stretti di trasferirsi in Italia, aumentando la soglia reddituale necessaria e imponendo requisiti assicurativi che possono tradursi in ostacolo reale per le famiglie a basso reddito. La combinazione di questi elementi rende il percorso verso la cittadinanza e la stabilità familiare più selettivo e costoso.

Contrapposizioni nella maggioranza e possibili evoluzioni La proposta della Lega non è priva di dissensi nel centrodestra. Per esempio Forza Italia, nei giorni scorsi, aveva proposto una soluzione più aperta, lo Ius scholae, che riconosce la cittadinanza a chi completa due cicli di istruzione in Italia; proposta poi in parte accantonata a causa delle resistenze interne alla coalizione. Nel corso della presentazione la Lega ha attaccato apertamente quella ipotesi, accusando gli alleati di eccessiva permissività. Il cammino del ddl in Parlamento aprirà quindi una partita politica in cui si misureranno le diverse anime della maggioranza: chi spinge per un irrigidimento netto come la Lega e chi invece preferisce soluzioni meno punitive o che valorizzino l’inserimento scolastico come criterio di cittadinanza. Sul piano pratico, perché il testo diventi legge servirà il confronto in commissione e in aula e probabilmente si formeranno emendamenti che ne attenueranno o modificheranno alcuni aspetti. È quindi possibile che alcune misure fortemente annunciate vengano poi temperate nel confronto parlamentare.

Che implicazioni per l’Umbria L’Umbria conta una presenza significativa di cittadini stranieri: secondo i dati Istat e i dossier regionali aggiornati al 1° gennaio 2024, i residenti stranieri nella regione sono circa 88-90 mila, pari a poco più del 10 per cento della popolazione regionale. La maggior parte risiede nella provincia di Perugia. Negli ultimi anni le variazioni si sono mosse su percentuali contenute, con un lieve incremento rispetto all’anno precedente. In questo contesto regionale, rendere più complicato l’accesso alla cittadinanza e più selettivi i ricongiungimenti potrebbe rallentare percorsi di integrazione già avviati, creare incertezza nelle famiglie straniere e mettere pressione sulle amministrazioni locali che si occupano di servizi sociali, istruzione e politiche abitative. Le soglie di reddito più alte per i ricongiungimenti colpiscono soprattutto nuclei con occupazioni precarie o lavori a bassa retribuzione, condizioni diffuse anche tra alcuni segmenti della popolazione immigrata in Umbria.

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