di Enzo Beretta

Frequentare il collegio dell’Onaosi di Perugia è stata l’occasione della vita per l’ortopedico Ermanno Trinchese: «Avevo 17 anni quando mio padre morì in seguito ad una brutta malattia lasciando me, mia madre e i miei due fratelli. E’ stato un periodo difficile, sotto ogni punto di vista, umano ed economico. Soltanto grazie all’Onaosi ho avuto la possibilità di laurearmi e di proseguire ciò che papà, anche lui medico, aveva lasciato incompiuto. Ne è passato di tempo, nell’estate del 1983 ho preparato la valigia e sono partito da Muro Leccese, un paesino del Salento, per venire a studiare a Perugia. Grazie all’Onaosi ho raccolto le mie più grandi soddisfazioni, ho girato il mondo dalla Svezia al Giappone, ho perfino visitato le caviglie doloranti di Gabriel Batistuta…».

Perché proprio Perugia?

«Frequentare il collegio di Elce era conveniente e l’Università di Perugia più qualificata rispetto all’ateneo di Bari. Certo, la separazione dalla mia famiglia è stata una sofferenza, 800 chilometri non sono pochi, ma se mia madre non avesse assecondato quella mia decisione così coraggiosa non sarei mai riuscito a laurearmi in Medicina. Mamma era una semplice casalinga, con la dignità e la pensione si è sforzata di garantire un futuro ai suoi tre figli. Perugia, tra le diverse sedi in Italia, era il collegio che offriva maggiori servizi».

Quanti allievi alloggiavano in quegli anni all’Onaosi?

«Più o meno 500 tra il collegio maschile di Elce e quello femminile in via della Cupa. Dall’Onaosi di Perugia sono usciti professionisti di prim’ordine. Mi vengono in mente tanti miei colleghi primari e professori universitari ma anche avvocati, commercialisti, magistrati eccellenti del calibro di Paolo Micheli e Pietro Abbritti. Da Perugia sono anche passati il sociologo Domenico De Masi, il giornalista Marco Gregoretti di Panorama e due ingegneri punte di diamante della scuderia corse Ferrari».

In un collegio si dividono spazi comuni, le prime esperienze lontane da casa, si soffre per la mancanza delle persone care.

«Eppure in via Antinori ho trovato una nuova famiglia e negli anni ho mantenuto molte amicizie. All’epoca il direttore era Antonio Castrucci, un uomo impagabile e indimenticabile. Tuttora con l’educatore Adriano Colonna conservo un legame fortissimo. Apparentemente è un uomo rude ma ha davvero un cuore d’oro».

Finché è arrivata la laurea.

«Ho discusso una tesi in Traumatologia dello sport col professor Giuliano Cerulli che ho avuto la fortuna di incontrare. Lui per me è un secondo padre, non solo professionale. Quindi mi sono specializzato in Medicina dello sport e in Ortopedia. All’epoca le specializzazioni non erano retribuite e bisognava mettersi a lavorare… il primo impiego è arrivato proprio grazie all’Onaosi: mi sono state affidate piccole consulenze. Certamente non mi stavo arricchendo ma in quel momento mi era stata offerta un’ulteriore chance».

Poi lo stadio…

«Grazie a Cerulli si è avverato il mio sogno di diventare medico sociale di una squadra professionistica: il Perugia della famiglia Gaucci, di cui ho un ottimo ricordo. Dieci anni indimenticabili».

Il mondo del calcio visto da dentro.

«E’ un mondo strano, appassionante, divertente, emozionante e al tempo stesso pieno di responsabilità che ti aiutano a crescere. Gli stessi tifosi che osannavano Luciano Gaucci quando portò in Umbria stelle come Beppe Dossena, Gianfranco Matteoli, Hidetoshi Nakata, Max Allegri, i futuri campioni del mondo Marco Materazzi e Fabio Grosso, Zé Maria o Milan Rapajc, solo per ricordarne alcuni, lo hanno fischiato e infine rimpianto. E’ un bel mestiere quello del medico sociale perché è il ‘Dottore’ la vera cassaforte dei segreti di un team. Insieme al massaggiatore Renzo Luchini ho condiviso ansie e problemi di molti atleti, medico e massaggiatore vengono a conoscenza e si accorgono di cose che nessun altro vede. Con tanti calciatori è rimasto un rapporto umano e di amicizia. Ho visto arrivare e partire tanti allenatori, il primo che ho conosciuto è stato Ilario Castagner, un vero signore, poi Giovanni Galeone, Carletto Mazzone, Nevio Scala, Vujadin Boskov, Walter Novellino, Serse Cosmi e tanti altri. Ero in panchina al Curi quando si infortunò l’olandese Edgar Davids del Milan, ero in panchina anche quando sotto il diluvio universale il Grifo fece perdere lo scudetto alla Juve all’ultima giornata di campionato… Nella mia carriera ho operato decine di calciatori professionisti, campionesse di pallavolo, piloti di moto, perfino la spalla di un ‘cecchino’ di tiro al piattello poi volato alle Olimpiadi. Ero in sala operatoria quando il ‘Re leone’ Batistuta ormai emigrato in Qatar si è dovuto operare alle caviglie».

Ora però Trinchese è fuori dal calcio.

«Per qualche anno sono rimasto nel circuito del Perugia che con l’alternanza dei presidenti ha fatto altre scelte. Sono fuori ma non mi annoio: lavoro in clinica ortopedica, il mio direttore è il professor Auro Caraffa e faccio 600 interventi all’anno tra Perugia e Umbertide, dove riesco ad operare perfino dieci persone al giorno. Pazienti meno famosi da cui però ricevo attestati di stima che danno valore alla mia professione. In fondo le mie soddisfazioni hanno tre denominatori comuni: l’impegno, la mia famiglia, l’Onaosi. Ed è per la riconoscenza nei confronti dell’Onaosi che ho deciso di candidarmi alle elezioni del Consiglio direttivo 2016 nella lista Caduceo degli ex allievi. Perché l’Onaosi non venga portata via da Perugia».

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8 replies on “Il collegio Onaosi e le caviglie di Gabriel Batistuta. L’ortopedico Trinchese: «Vi racconto la mia storia»”

  1. Un vero signore…non ho che apprezzamenti per questo dottore,mi ha rimesso in piedi e bene quando tanti mi davano per claudicante per tutta la vita, oppure ,non se la sentivano di operarmi.
    Lui lo ha fatto con un umiltà fuori dalla norma.grazie

  2. IL DOTT, Ermanno Trinchese un professionista di eccellenza sempre disponibile e cordiale

  3. Non ho che una parola per commentare…miGRANDE GRANDE GRANDE…mi ha restituito allo sci quando altri mi avevano detto che non potevo più sciare….

  4. Ermanno Trinchese, un uomo di grande umiltà e professionalità che stimo moltissimo.E riuscito a salvare il mio ginocchio dopo il primo intervento in artroscopia fatto da un altro ortopedico che purtroppo non andava assolutamente fatto.Tra tanti dottori lui mi ha dato fiducia cosa che avevo perso dopo tutto quello che ho dovuto passare…è secondo il mio punto di vista è il migliore che ci sia…Grazie di vero cuore Dott Trinchese

  5. il dottor Trinchese mi deve operare al ginocchio destro a fine ottobre.L ho gia conosciuto in visita precedente

  6. Grazie Dott. Trinchese Ermanno per tutto che ha fatto per me. Le parole non

    riusciranno mai a rendere il grado di riconoscenza che nutro per lei. Grazie di cuore

    per la sua professionalità , la presenza, la dolcezza ed il costante supporto verso i pazienti.
    Un ringraziamento va rivolto alla sua equipe

    Intervento: LCA e Menisco. Umbertide (PG)14.11.2019 Roberto Cambò

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