«Salvare vite umane in caso di arresto cardiaco non è solo una questione di defibrillatore: la prima azione da fare è attivare subito la centrale operativa del 118, perché i minuti contano, in qualunque caso. Per l’utilizzo del defibrillatore servono poi persone formate e prima ancora di questo viene la conoscenza della rianimazione cardiopolmonare. Serve una formazione che dovrebbe interessare molte persone e dovrebbe cominciare fin dai banchi di scuola»: lo ha detto il responsabile del 118 dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Mario Capruzzi, invitato in audizione dalla Terza commissione consiliare presieduta da Attilio Solinas per approfondire le tematiche sollevate dalla presentazione di una proposta di legge dei consiglieri del Movimento 5 stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari riguardo le «Norme per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa attraverso la diffusione dei defibrillatori».
Serve la formazione «I defibrillatori – ha spiegato Capruzzi – sono già in dotazione di ogni struttura sanitaria, così come di numerosi uffici pubblici. Anche molte manifestazioni, come le sagre, sono già coperte da questo servizio con la presenza del 118 sul posto. Per una diffusione più capillare di questi apparecchi serve anche una massiccia opera di formazione. Ad esempio, volendo dotare ogni società sportiva dilettantistica di un defibrillatore, servirebbe formare almeno quattro persone, quindi stiamo parlando di migliaia di persone. La formazione è obbligatoria e necessaria perché non tutti sono perfettamente in grado di sostenere anche lo stato emotivo che inevitabilmente comporta il trovarsi a che fare con un arresto cardiaco. Ovviamente tutto il personale del 118 è in grado. Il defibrillatore serve nel 40 per cento dei casi, ma non sempre. Non serve, ad esempio, se il cuore ha smesso di battere, caso in cui è necessaria la rianimazione con massaggio cardiaco».
