di Ivano Porfiri
«Dove siamo? Dov’è la stazione?». Si guardano intorno i 34 tunisini appena arrivati alla casa di accoglienza attaccata alla chiesa di San Giovanni al Prugneto. Perugia da qui è lontana una quindicina di chilometri. Sono le 12.30, intorno a loro il sole splende sulla campagna umbra, a poche centinaia di metri le automobili sfrecciano sulla strada del Pantano con le prostitute sedute ai bordi ad aspettare clienti. La tavola è già imbandita, i letti preparati. I nordafricani si sgranchiscono, si guardano intorno spaesati ma con in testa ognuno una cosa precisa: prendere il permesso di soggiorno temporaneo, raggiungere una stazione e partire per una destinazione ben precisa.
L’arrivo Si sono concluse positivamente in Umbria le operazioni di prima accoglienza dei 328 migranti nordafricani provenienti da Lampedusa. Lo riferisce la Giunta regionale. I profughi, arrivati a Civitavecchia, sono stati accompagnati con otto pullman alle destinazioni individuate dal Piano di accoglienza predisposto dalla Regione Umbria, in collaborazione con i Comuni, Caritas ed Arci. Ad accoglierli, era presente personale delle forze dell’ordine coordinato da Luigi Nappi, per la questura di Perugia, e da Giuseppe Taschetti per quella di Terni, oltre che dal “Welcome Team” della protezione civile guidato dal “team leader” Paolo Mancinelli. Quindi i profughi, assistiti da tecnici della protezione civile e da mediatori linguistici, hanno raggiunto le 21 strutture di 12 comuni presenti sul territorio regionale. Alla questura di Perugia, ad esempio, dieci alla volta sono transitati dall’ufficio immigrazione, per poi risalire sui pullman di Umbria Mobilità. Sono 83 nel capoluogo, disseminati poi tra strutture Caritas (34 al Prugneto), appartamenti messi a disposizione dall’Arci (9 nell’ex Cgil di Piazza Partigiani, 8 a Case Bruciate, 5 a Castel del Piano), il centro di via del Favarone del Comune di Perugia (13 posti). Più altri destinati a Torgiano, Città della Pieve e altri comuni limitrofi.
Due in ospedale I profughi (ma lo status è impreciso) accolti in Umbria, riferiscono dagli uffici regionali, hanno un’età media di 25-30 anni, sono in buone condizioni fisiche tranne due migranti che, accompagnati da personale della questura e mediatori culturali, si trovano all’ospedale di Città di Castello, a causa di stato febbrile e dolore a un piede. Tutti gli altri 326 hanno raggiunto le strutture ricettive umbre dove il personale Caritas e Arci ha provveduto alla preparazione dei pasti e alla predisposizione dei letti e del kit igienico sanitario di prima necessità.
Andiamo dove c’è lavoro Tra quelli del Prugneto, Hamza ha 28 anni, è un tipo sveglio. «Ringraziamo tutti il governo italiano e tutti quelli che ci aiutano», è la formula che sembra aver imparato a memoria in italiano. Poi ci fai due chiacchiere e si scioglie, in francese. «Sono un operaio specializzato nelle cuciture di borse – dice – in Tunisia lavoravo per Louis Vuitton e altre grandi firme. Qui voglio andare dove c’è lavoro. C’è lavoro in Italia? Non credo, allora forse vado da mio fratello a Parigi». A lui, come a Hammar, il viaggio in traghetto da Lampedusa a Civitavecchia è sembrata una crociera. «E’ il mio primo viaggio», sorride timido Hammar, 23 anni. «Io ho lavorato negli alberghi a 5 stelle di Hammamet, cerco la libertà. In Tunisia non c’è, è un casino, non si capisce niente». Tutti e due, come molti altri di loro, quell’altro di viaggio, quello sulla carretta caricata con 205 persone salpata dal Sud della Tunisia, vogliono scordarselo. «Abbiamo pagato 1.500 dinari, 750 euro circa. Abbiamo dato tutto quello che avevamo per un rischio troppo grosso: noi siamo stati fortunati, il mare era calmo, altri no».
Io vado in Francia I volontari hanno allestito i letti nelle camerate. «Li ospiteremo finché resteranno – dice don Lucio Gatti, che con Stella Cerasa e Daniela Monni fa gli onori di casa per la Caritas – siamo abituati alle avventure». Si stanno organizzando con interpreti e semplici parrocchiani. Al Pantano e Colle Umberto i cittadini sono divisi. «Noi siamo per l’accoglienza», dice don Lucio mentre stacca i crocefissi dai muri per rispetto alla religione degli ospiti. A sentirle le storie di questi ragazzi tunisini, sono tutte simili. Slaimaam, 32 anni, Rithatenncha, 25. Così come le loro intenzioni. «Dov’è la stazione? Io voglio andare in Francia». Ma Sarkozy non vi vuole, c’è la polizia al confine, non vi fanno entrare. «E io ci provo lo stesso». E se non ci riesco? «Ci riprovo, vedrai che mi infilo».
L’organizzazione Tornando all’organizzazione, a seguire direttamente le operazioni, è stato il prefetto di Perugia Enrico Laudanna, accompagnato da Mirella Castrichini, capo di gabinetto della presidente della Regione. Le operazioni tecniche sono state coordinate dal coordinatore regionale Luciano Tortoioli, affiancato dal coordinatore della cabina di regia regionale Valentino Valentini. Presenti anche rappresentanti di Anci Umbria, Province, Caritas e i mediatori culturali messi a disposizione dal servizio programmazione socioassistenziale progettualità di territorio e azioni coordinate con gli enti locali della Regione Umbria.

